Ha colpito la dedica della vittoria a tutti i nonni, perché «mia nonna sta vivendo in queste ore un momento di difficoltà. E per me è una persona importante, i valori che mi ha trasmesso sono quelli che ho portato in questa campagna elettorale. Prima di tutto la gentilezza e il rispetto degli altri». Alberto Stefani, 33 anni, è il più improbabile dei leghisti, nel libro cuore del Carroccio sarebbe un Garrone più che un Franti, tanto più per essere uno dei vice di Matteo Salvini. Mai un attacco al suo avversario Manildo, nessuna becerata sui social, ha puntato la sua campagna sul sociale e persino sull’ambiente. Si è dimesso da segretario della Liga veneta, ma Salvini ha subito precisato che resterà vicesegretario federale.
Ha detto che vuole essere il sindaco dei veneti, che significa?
«Intendevo dire che proverò a essere una persona capace di affrontare in maniera pragmatica i problemi dei cittadini, sempre in ascolto, senza polemiche, senza provocazioni. Mi pare che gli elettori abbiano apprezzato questo modo di affrontare le questioni».
I sondaggi prevedevano un testa a testa tra Lega e Fratelli d’Italia, invece avete doppiato il partito di Meloni. Questo rimette in discussione l’accordo per dare a FdI la Lombardia nel 2028?
«Se permette, io per i prossimi cinque anni parlerò solo di Veneto e di veneti».
Restiamo in Veneto allora. Avete siglato un patto di coalizione che prevede di cedere a Fratelli d’Italia cinque assessori compresi, quelli strategici della sanità e dell’agricoltura. Manterrà l’impegno nonostante i pesi elettorali si siano ribaltati?
«I patti si rispettano, io sono una persona di parola. Anche questo è uno di quei valori che mi ha insegnato mia nonna: pacta sunt servanda. Però certo sarò io a scegliere chi farà cosa, voglio mettere persone di qualità in giunta».
Il suo predecessore Zaia pare che avrà un record di preferenze. Quanto deve a Zaia, e alla sua eredità, la sua vittoria?
«Il voto di oggi è sicuramente anche un giudizio sul buon governo di questi anni, ma è anche il frutto di tante candidature sul territorio. Da Zaia abbiamo avuto una bella eredità e ora sta a noi farla fruttare».
Ha sentito il suo predecessore?
«Si, si è subito complimentato, è stato cordiale, così come sono sempre le nostre telefonate».
A proposito di Zaia, sono mesi che batte e ribatte su un nuovo modello della Lega, prendendo a esempio il rapporto tra Cdu/Csu. Insomma una Lega davvero federale al suo interno. Lei che giudizio ne dà?
«Come Liga Veneta abbiamo già nel nome e nello statuto un’autonomia importante, che possiamo sicuramente accentuare. Il Veneto ha sempre dimostrato di saper mettere questa autonomia al servizio del partito».
Zaia dovrebbe restare in consiglio regionale?
«Mi auguro che resti in consiglio regionale, ma soprattutto che sia nella nostra squadra nei prossimi trent’anni. Poi le scelte saranno ovviamente di Luca Zaia. Ha scritto la storia di questa regione e spero che continueremo a scriverla insieme».
Lei resterà segretario della Liga veneta?
«No, è un incarico che ho svolto con passione ma da domani mi occuperò di tutti veneti da presidente e da guida della coalizione».
Il risultato della Lega l’ha stupita?
«Viste tutte le previsioni, mi pare sia andata bene no? La Lega ha saputo offrire il suo contributo alla coalizione, in Veneto lo ha fatto in maniera molto importante».
Un crollo dell’affluenza così grande, sotto il 45 per cento, come se lo spiega?
«Io avuto solo 40 giorni per fare una campagna elettorale e mi sono speso in tutti i modi possibili. Certo il calo dell’affluenza non può soddisfarci. Da presidente mi impegnerò su questo fronte coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni che devono tornare a votare. Ho già un piano in testa, in Parlamento ho fatto anche proposte per ulteriori modalità di voto».
Ha colpito il fair play reciproco tra lei e il candidato di centrosinistra Giovanni Manildo. Vi siete sentiti?
«Si, e lo ringrazio per questo. Mi sono confrontato con lui in maniera educata e pacifica e credo che sia stato un bel messaggio che abbiamo dato tutti insieme al nostro territorio».
Il primo provvedimento della giunta?
«Istituirò un assessorato al sociale. È su questo che ci giochiamo la sfida del futuro. Riguarda i servizi per la prima infanzia, il piano casa e il lavoro per i giovani, la necessità di garantire i servizi socio-assistenziali a una popolazione sempre più longeva».
Vista la sua attenzione ai trend demografici, non pensa siano sbagliate le politiche anti-immigrazione della destra? Dove sono i lavoratori che dovrebbero pagare domani il welfare per questa Italia di anziani?
«Non la vedo così. La soluzione strutturale non può essere un’immigrazione incontrollata come vuole la sinistra, ma deve essere innanzitutto un’integrazione forte tra gli istituti professionali con il mondo dell’impresa per favorire l’inserimento di quelle migliaia di giovani che non si vogliono laureare».
L’immigrazione non cesserà perché lei è contrario…
«Questo non significa essere contrari all’immigrazione, io credo che l’immigrazione regolare sia una ricchezza, però è fondamentale stabilire delle regole. Garantire a queste persone un futuro, un contratto di lavoro e una prospettiva. Spesso chi parlava di accoglienza preferiva ammassare gli immigrati come pacchi in un hub come qui a Padova. Un’immigrazione senza prospettiva non è integrazione».