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FdI dopo la sconfitta alle regionali: “Cambiamo la legge elettorale”

GIOVANNI DONZELLI FDI 

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Donzelli: “Lo facciamo per la stabilità”. Stop dem alle modifiche dei collegi uninominali. Apertura dai 5S: “Sì al proporzionale”
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Lo spoglio delle schede è ancora in corso quando il centrodestra apre ufficialmente il cantiere della riforma della legge elettorale, anche se le trattative tra gli alleati di governo vanno avanti da tempo. Risultati alla mano, Pd, M5s, Avs e Iv sono convinti che un’alternativa al governo Meloni sia già nei fatti: se si resta uniti, come in questo banco di prova delle regionali, il campo largo può vincere. Ed è per questo che, secondo le opposizioni, il governo è al lavoro per cambiare il sistema con il quale si voterà nel 2027.

Matteo Renzi è il più veloce a sollevare il problema di una legge che verrebbe messa a punto per far perdere il campo largo. Anche il Pd è molto preoccupato. «La premier proverà a cambiare la legge elettorale. Perché, con questa legge, lei a Palazzo Chigi non ci rimette più piede», sottolinea il leader di Iv parlando di un’alternativa, «da Casa Riformista fino alla sinistra, che quando è unita vince». Il responsabile organizzazione del Pd, Igor Taruffi, illust…

Lo spoglio delle schede è ancora in corso quando il centrodestra apre ufficialmente il cantiere della riforma della legge elettorale, anche se le trattative tra gli alleati di governo vanno avanti da tempo. Risultati alla mano, Pd, M5s, Avs e Iv sono convinti che un’alternativa al governo Meloni sia già nei fatti: se si resta uniti, come in questo banco di prova delle regionali, il campo largo può vincere. Ed è per questo che, secondo le opposizioni, il governo è al lavoro per cambiare il sistema con il quale si voterà nel 2027.

Matteo Renzi è il più veloce a sollevare il problema di una legge che verrebbe messa a punto per far perdere il campo largo. Anche il Pd è molto preoccupato. «La premier proverà a cambiare la legge elettorale. Perché, con questa legge, lei a Palazzo Chigi non ci rimette più piede», sottolinea il leader di Iv parlando di un’alternativa, «da Casa Riformista fino alla sinistra, che quando è unita vince». Il responsabile organizzazione del Pd, Igor Taruffi, illustra un calcolo che da settimane circola negli uffici del Nazareno ed è il seguente: «Rispetto al 2022 i risultati dei collegi uninominali sarebbero ribaltati». Soprattutto al Sud, basti pensare alle vittorie schiaccianti in Campania e Puglia, a quella dello scorso anno in Sardegna e anche dalla Basilicata nonostante la sconfitta ci sarebbero segnali positivi.

«È chiaro — secondo il braccio destro e sinistro di Elly Schlein — che Meloni ha lo scopo di cancellare i collegi uninominali perché li perderebbe tutti, e fare un proporzionale. Il suo è interesse personale».

I sospetti a stretto giro vengono confermati. Sulla legge elettorale «nessun dogma, noi puntiamo alla governabilità», dice il capo organizzativo di FdI Giovanni Donzelli: «Se si votasse oggi non ci sarebbe la stessa stabilità che abbiamo ora. Noi crediamo che sarebbe utile averla. È una riflessione che facciamo». Insomma, si tratta di una priorità. Lo schema prende forma. Sparirebbero i collegi, nonostante i dubbi leghisti, e si andrebbe verso un proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che vince e raggiunge la soglia del 40%. Resta sul tavolo il tema dell’indicazione sulla scheda del nome del candidato premier. Forza Italia frena. Un antipasto in attesa della riforma del premierato, che al momento è ferma in commissione Affari costituzionali alla Camera e in ogni caso si concluderà nella prossima legislatura con il referendum.

Tuttavia nel campo largo le sensibilità sulla legge elettorale sono diverse. Se Pd e Italia viva sono contrari alla riforma, di parere diverso sono i 5Stelle che, con il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, lanciano un messaggio agli alleati: «Noi siamo sempre stati contrari a questa legge elettorale. Siamo per cambiarla, siamo per un sistema proporzionale». E infatti il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha gioco facile per dire che «anche nell’opposizione ci sono favorevoli al proporzionale».

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, propende invece per la posizione dem: «La legge elettorale ha funzionato, dimostra di garantire stabilità, non c’è ragione per cambiarla». E anche Avs con Angelo Bonelli è netto: «La stabilità non si costruisce manipolando la legge elettorale, ma rispettando la democrazia». In attesa che i partiti di maggioranza elaborino una proposta, il campo largo si riunirà per studiare un modo per fare da scudo.

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