Al Quirinale erano convinti che il caso Garofani fosse chiuso, dopo aver letto le dichiarazioni rese a Johannesburg da Giorgia Meloni («Ho parlato direttamente con il presidente della Repubblica, ho chiarito tutta la questione. Approfitto per ribadire l’ottimo rapporto che da sempre ho con il presidente Mattarella. Non penso sia il caso di tornare su questa vicenda»), che facevano seguito alla nota congiunta dei capigruppo di Fratelli d’Italia Malan-Bignami di giovedì scorso. Invece il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ieri l’ha riaperto, chiedendo le dimissioni del consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani, parlando all’evento Italia direzione nord, la rassegna promossa dalla Fondazione Stelline alla Triennale, a Milano: «È il segretario del Consiglio supremo di Difesa, quello che si deve occupare della difesa nazionale. Credo che forse è meglio che quel ruolo lo lasci a qualcun altro». Dal Colle non hanno commentato. Gelidamente, verrebbe da aggiungere. Però la se…
Al Quirinale erano convinti che il caso Garofani fosse chiuso, dopo aver letto le dichiarazioni rese a Johannesburg da Giorgia Meloni («Ho parlato direttamente con il presidente della Repubblica, ho chiarito tutta la questione. Approfitto per ribadire l’ottimo rapporto che da sempre ho con il presidente Mattarella. Non penso sia il caso di tornare su questa vicenda»), che facevano seguito alla nota congiunta dei capigruppo di Fratelli d’Italia Malan-Bignami di giovedì scorso. Invece il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ieri l’ha riaperto, chiedendo le dimissioni del consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani, parlando all’evento Italia direzione nord, la rassegna promossa dalla Fondazione Stelline alla Triennale, a Milano: «È il segretario del Consiglio supremo di Difesa, quello che si deve occupare della difesa nazionale. Credo che forse è meglio che quel ruolo lo lasci a qualcun altro». Dal Colle non hanno commentato. Gelidamente, verrebbe da aggiungere. Però la sensazione che trapela è di stupore.
Qual è esattamente la posizione di Fratelli d’Italia?
È vero che poi La Russa ha rettificato: «Non ho mai chiesto le dimissioni di Garofani, come Giorgia Meloni considero chiuso il caso, ho espresso personalmente sin dal primo minuto piena solidarietà al presidente Mattarella». Quindi stima inalterata per Mattarella, i due si erano sentiti dopo la nota di Galeazzo Bignami, martedì, filtra da palazzo Madama. Ma resta un’ambiguità di fondo. Il tentativo, nei fatti, di mantenere alta la tensione. Qualcuno, in ambienti parlamentari, fa notare che La Russa rivendica la sua imparzialità in aula, al Senato, non fuori, dove può fare La Russa, parlando a ruota libera di questioni politiche, ma questo, aggiungono le medesime fonti, allora non dovrebbe valere anche per un consigliere che ha espresso delle private opinioni a una cena tra amici? È una contraddizione. Stiamo parlando della seconda carica dello Stato, che secondo la Costituzione assumerebbe le funzioni del capo dello Stato in caso di impedimento temporaneo o permanente di Mattarella.
Garofani resta blindato. Dal Quirinale, l’altro giorno, l’intera vicenda del resto era stata definita «grottesca», alla luce della mail che dava conto delle frasi di Garofani inviata ai giornali del centrodestra, e poi pubblicata da La Verità. Proprio la rivelazione di quella mail aveva indotto il centrodestra a fare marcia indietro nella giornata di mercoledì, ribadendo fiducia al Capo dello Stato. «Io personalmente non ho mai avuto il minimo sospetto che ci fosse un complotto del Quirinale contro Meloni e il governo. Secondo me il caso è chiuso ed è un bene si sia chiuso velocemente», aveva ribadito, venerdì sera, il ministro dei Rapporti col Parlamento, il meloniano Luca Ciriani. Sabato, a Padova, al convegno del Cuamm, Sergio Mattarella era stato accolto da ripetute standing ovation. Sembrava scritta la parola fine.
E invece ci risiamo. Perché?
Il sospetto, che serpeggia anche al Colle, è che la vicenda non venga ritenuta chiusa. E l’uscita di La Russa conferma, a torto o a ragione, il sospetto che sia in corso una strategia mediatica ed elettorale che punti a tenere sulle spine il presidente della Repubblica.
Siamo dentro una fase nuova della coabitazione tra Mattarella e Meloni. «Fosse stato uno di destra oggi lo vedremo appeso ai lampioni di qualche città o cattolicamente crocifisso», ha detto ieri mattina La Russa a proposito di Garofani. «I suoi sono personali desideri, che non sono degni di uno che fa il consigliere del presidente». «Se c’è qualcuno che dovrebbe riflettere sul ruolo che svolge, sull’opportunità che lo svolga in questi termini, questo è Ignazio la Russa», ha ricordato il senatore del Pd, Walter Verini.