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Il campo largo vince in Campania e Puglia, la destra mantiene il Veneto

Elly Schlein segretaria del Partito Democratico , Roberto Fico Campania, presidente Regione , illeader del MOvimento 5 stelle Giuseppe Conte nel comitato elettorale di Roberto Fico a Napoli, 24 novembre 2025. ANSA / CIRO FUSCO 

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Le regionali d’autunno finiscono tre a tre: nell’election day trionfano Fico e Decaro, Stefani per il dopo Zaia. Il Pd traina la coalizione, il M5S tiene al Sud. Battuta d’arresto per FdI
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Il centrosinistra vince due a uno. Si riprende la Campania e la Puglia. Il Veneto resta alla Lega. Roberto Fico (M5S), Antonio Decaro (Pd) e Alberto Stefani (Lega) sono i nuovi governatori. Tutto come previsto? Fino a un certo punto. La tornata nelle tre regioni offre un quadro nuovo. Perché a Fratelli d’Italia non riesce il sorpasso sulla Lega in Veneto, anzi il partito di Giorgia Meloni è sorprendentemente doppiato per l’effetto Zaia (finisce 36% a 18), e anche in Campania il candidato del centrodestra Edmondo Cirielli finisce per essere distaccato di ben venticinque punti da Fico: sulla carta questa era la partita più aperta. Insomma, per i meloniani è andata così così. E il campo largo può guardare con rinnovata fiducia alle politiche del 2027.

Il campionato d’autunno - tra settembre e ottobre si era votato anche nelle Marche (vittoria di Francesco Acquaroli), in Toscana (Eugenio Giani) e in Calabria (Roberto Occhiuto) - finisce però 3-3. O «quattro a tre con la Val d’Aosta, che f…

Il centrosinistra vince due a uno. Si riprende la Campania e la Puglia. Il Veneto resta alla Lega. Roberto Fico (M5S), Antonio Decaro (Pd) e Alberto Stefani (Lega) sono i nuovi governatori. Tutto come previsto? Fino a un certo punto. La tornata nelle tre regioni offre un quadro nuovo. Perché a Fratelli d’Italia non riesce il sorpasso sulla Lega in Veneto, anzi il partito di Giorgia Meloni è sorprendentemente doppiato per l’effetto Zaia (finisce 36% a 18), e anche in Campania il candidato del centrodestra Edmondo Cirielli finisce per essere distaccato di ben venticinque punti da Fico: sulla carta questa era la partita più aperta. Insomma, per i meloniani è andata così così. E il campo largo può guardare con rinnovata fiducia alle politiche del 2027.

Il campionato d’autunno - tra settembre e ottobre si era votato anche nelle Marche (vittoria di Francesco Acquaroli), in Toscana (Eugenio Giani) e in Calabria (Roberto Occhiuto) - finisce però 3-3. O «quattro a tre con la Val d’Aosta, che fa partita a sé», ha commentato il leader di Forza Italia, Antonio Tajani. In estate nel centrosinistra puntavano a una vittoria per 4 a 2, poi le Marche sono rimaste a destra. «Ora Giorgia Meloni proverà a cambiare la legge elettorale perché ha capito che il centrosinistra unito può vincere le politiche e contenderle la premiership», ha commentato il leader di Italia viva, Matteo Renzi. «Serve una nuova legge elettorale per assicurare stabilità», ha confermato infatti Giovanni Donzelli, il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia. «Con quella attuale il centrodestra farebbe fatica al Sud, e quindi rischierebbe di non avere più la maggioranza al Senato», offre una spiegazione dell’urgenza il direttore di Youtrend, Lorenzo Pregliasco.

Resta un problema enorme: la disaffezione. Nelle sei regioni - Marche, Calabria, Toscana, Puglia, Toscana e Campania - l’affluenza al voto è stata del 44,7% rispetto al 57,2% delle precedenti regionali con un calo del 12,5%. La gente va sempre meno a votare. Si rischia sempre più quella che il presidente Sergio Mattarella definisce «una democrazia a bassa intensità».

«Alberto Stefani sarà il nuovo presidente della Regione Veneto. Una vittoria frutto del lavoro, della credibilità e della serietà della nostra coalizione», si è limitata a commentare la premier Giorgia Meloni sui social. Stefani, a 33 anni, è il più giovane governatore di sempre. Ha preso il 64,2 per cento, battendo nettamente Giovanni Manildo, fermo al 29 per cento. Ma quel che più colpisce è l’affermazione della Lega nel derby con Fratelli d’Italia, che veniva da un gran risultato alle Europee e che a lungo aveva rivendicato la candidatura di un proprio esponente. Merito di Luca Zaia, una macchina da preferenze. «Dopo 15 anni i cittadini mi vogliono ancora bene», ha dichiarato in serata. Era capolista ovunque. Il Pd è al 16 per cento, appena due punti sotto i meloniani. Va segnalata sorpresa del medico No vax Riccardo Szumsky, che si è presentato con una propria lista fuori da poli e ha preso 77mila voti, il 5,1 per cento.

In Puglia Antonio Decaro ha stravinto, col 64,7 per cento, battendo l’imprenditore Luigi Lobuono, già presidente della Fiera, fermo al 34,5 per cento. L’ex sindaco di Bari, mister preferenze (ne aveva prese 500mila alle Europee) si conferma una risorsa del Pd. I democratici sono al 25 per cento, a cui bisogna aggiungere il 12 per cento della lista Decaro. Fratelli d’Italia è al 18 per cento, Forza Italia al 9, la Lega al 7. «Grazie a Elly che ha insistito per convincermi a candidarmi. Voglio collaborare col governo», ha commentato il neogovernatore che a lungo era stato indeciso se correre o meno.

In Campania il Pd è primo partito. Fratelli d’Italia supera di poco Forza Italia. Giuseppe Conte esulta per la vittoria di Fico («non saltellano più»), dopo la Sardegna i contiani governano una seconda grande regione. Il M5S ottiene il 9 per cento, cui va sommato il 5 della lista Fico, ma nel resto d’Italia il Movimento non è decisivo. In Puglia è fermo al 7 per cento, in Veneto ha appena il 2. Dati che potranno pesare negli equilibri del campo largo.

Nel complesso la geografia del voto ora vede dodici Regioni a guida centrodestra, sei governate dal centrosinistra e una autonomista.

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