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Regionali, Schlein: “Pd primo partito, dal 2024 rosse anche Umbria e Sardegna”

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La segretaria dem: “Destra non è imbattibile, pronti a vincere nel 2027”. Conte lancia il cantiere M5S per il programma
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ROMA – Splende il sol dell’avvenire sul Nazareno abitato da Elly Schlein. Illumina la strada che, lungo la traiettoria disegnata dalle ultime elezioni, porterà il centrosinistra dritto a Palazzo Chigi. Non ha dubbi, la segretaria del Pd: «La destra non è imbattibile, iI governo è contendibile, la partita apertissima», annuncia aprendo la conferenza stampa convocata per celebrare il trionfo in Puglia e in Campania.

«Avevamo detto che i conti si fanno alla fine e i risultati parlano chiaro», argomenta Schlein: «Nelle 13 regionali tenute tra il 2024 e il 2025 i voti assoluti ottenuti dalle due coalizioni sono sostanzialmente pari». Lo ha certificato anche l’Istituto Cattaneo. Numeri che alimentano l’ottimismo: «Siamo pronti a vincere le politiche e ad andare al governo nel 2027». Utili pure a smentire chi sostiene non sia cambiato nulla negli equilibri fra opposte fazioni: «È cambiato qualcosa di significativo», protesta la segretaria: «Le uniche due regioni che si sono spostate son…

ROMA – Splende il sol dell’avvenire sul Nazareno abitato da Elly Schlein. Illumina la strada che, lungo la traiettoria disegnata dalle ultime elezioni, porterà il centrosinistra dritto a Palazzo Chigi. Non ha dubbi, la segretaria del Pd: «La destra non è imbattibile, iI governo è contendibile, la partita apertissima», annuncia aprendo la conferenza stampa convocata per celebrare il trionfo in Puglia e in Campania.

«Avevamo detto che i conti si fanno alla fine e i risultati parlano chiaro», argomenta Schlein: «Nelle 13 regionali tenute tra il 2024 e il 2025 i voti assoluti ottenuti dalle due coalizioni sono sostanzialmente pari». Lo ha certificato anche l’Istituto Cattaneo. Numeri che alimentano l’ottimismo: «Siamo pronti a vincere le politiche e ad andare al governo nel 2027». Utili pure a smentire chi sostiene non sia cambiato nulla negli equilibri fra opposte fazioni: «È cambiato qualcosa di significativo», protesta la segretaria: «Le uniche due regioni che si sono spostate sono Umbria e Sardegna, in cui abbiamo prevalso noi. Ci sono due regioni rosse in più. La linea testardamente unitaria porta i suoi frutti. L’alternativa c’è, il riscatto parte dal Sud».

Nel salone intitolato a David Sassoli, l’uomo che ha in mano il pallottoliere dem — Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del partito — gongola più della sua leader. Da 24 ore va spiegando a tutti che se le forze progressiste corrono insieme per il centrodestra si mette male: a norme invariate, nel Mezzogiorno perderebbe il 90% dei collegi uninominali, strappando nella migliore delle ipotesi una maggioranza risicatissima, nella peggiore una sconfitta di misura. Ecco perché bisogna insistere sul campo largo, «senza mettere veti a nessuno». Respingere, soprattutto, ogni eventuale modifica della legge elettorale: «La vogliono cambiare perché hanno paura di perdere», annota Schlein. «Ma a noi in questo momento non interessa discutere delle priorità di Giorgia Meloni, con cui sul tema non ho avuto alcun contatto, ci interessano le priorità degli italiani, correggere questa pessima legge di bilancio che consegna al Paese la prospettiva di crescita zero». Una chiusura netta rispetto al «valuteremo quando arriverà una proposta concreta» pronunciato il giorno prima.

Ora quel che c’è da fare è stringere sull’alleanza a livello nazionale. Scrivere il programma con gli altri leader dell’opposizione. E pazienza se Giuseppe Conte non è dello stesso avviso: prima o poi ci arriverà anche lui. «Siamo pronti da domani a consolidare il progetto per l’Italia con tutte le forze della coalizione progressista», spinge sull’acceleratore Schlein. In sintonia con Avs: «C’è necessità di cominciare a confrontarsi», fa subito eco Nicola Fratoianni. Felice, la segretaria, perché dalle regionali il Pd è uscito «primo partito con 3.222.261 voti», sopra a Fratelli d’Italia che ne ha presi 2.570.522, «pari all’11% in Campania e al 18,7 in Veneto e Puglia, lontani dal 30% rilevato dai sondaggi».

Basta sprecare tempo, è il messaggio: arrovellarsi su chi farà il candidato premier o cercare fantomatici federatori. In campo, è il sottinteso, c’è innanzitutto lei. «Le modalità per individuare la guida della coalizione le stabiliremo insieme», conclude Schlein. «Non è un problema, possiamo metterci d’accordo. Lo farà o chi prende un voto in più, o si organizzeranno le primarie di coalizione alle quali io correrò». Tanto, in entrambi i casi, il vantaggio è suo. Giorgia contro Elly, il film in cartellone.

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