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Il trionfo di Zaia che si paragona a Napoleone. Poi la stoccata a Vannacci: “Non è il mio benchmark”

(ansa)

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Sul tavolo della conferenza stampa del giorno dopo le elezioni, ha stampato un foglio con cubitali sei numeri: 203.054. È il numero delle preferenze ottenute, un’altra specie di record
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Alla sede della Liga, vero quartiere generale dello “zaismo”, l’ormai ex presidente del Veneto Luca Zaia fa fatica a trattenere una sorta di godimento. Sul tavolo della conferenza stampa del giorno dopo, ha stampato un foglio con cubitali sei numeri: 203.054. È il numero delle preferenze ottenute, un’altra specie di record. Lui fa finta di non prendersi troppo sul serio: “Cinque anni fa ne presi 1,8 milioni…“, sorride, riferendosi al risultato della lista Zaia nel 2020. Ora però resta davanti la domanda delle domande, ovvero come ha in mente di far pesare il proprio peso elettorale. “Ho in mente cosa fare, lo capirete passo dopo passo”, si lascia quasi dopo una miriade di domande che tentano di stanarne le intenzioni.

L’unica certezza è che qualsiasi cosa sia ci vorranno dei mesi per farla maturare. Il doge ci tiene a ribadire che la lega è casa sua, “un luogo dove si può dibattere e con visioni ideologiche anche eterogenee”. La sua di sicuro, e quella che immagina per il Veneto, è di…

Alla sede della Liga, vero quartiere generale dello “zaismo”, l’ormai ex presidente del Veneto Luca Zaia fa fatica a trattenere una sorta di godimento. Sul tavolo della conferenza stampa del giorno dopo, ha stampato un foglio con cubitali sei numeri: 203.054. È il numero delle preferenze ottenute, un’altra specie di record. Lui fa finta di non prendersi troppo sul serio: “Cinque anni fa ne presi 1,8 milioni…“, sorride, riferendosi al risultato della lista Zaia nel 2020. Ora però resta davanti la domanda delle domande, ovvero come ha in mente di far pesare il proprio peso elettorale. “Ho in mente cosa fare, lo capirete passo dopo passo”, si lascia quasi dopo una miriade di domande che tentano di stanarne le intenzioni.

L’unica certezza è che qualsiasi cosa sia ci vorranno dei mesi per farla maturare. Il doge ci tiene a ribadire che la lega è casa sua, “un luogo dove si può dibattere e con visioni ideologiche anche eterogenee”. La sua di sicuro, e quella che immagina per il Veneto, è di una lega “liberale e progressista, cioè che interpreta i cambiamenti della società giorno dopo giorno“. Nei giorni scorsi c’era stato un po’ di battibecco a distanza tra Zaia e Roberto Vannacci, con quest’ultimo che vantava le sue 70.000 preferenze alle europee nel Veneto. I numeri dicono che Zaia lo ha quasi triplicato, dopodiché lui se ne esce con una battuta che demolisce ancora di più l’ex Generale: “Vannacci non è il mio benchmark“. E a ulteriore domanda, se per caso gli ha fatto i complimenti, Zaia replica che “comunque di vice segretari ce ne sono quattro“. Poi ricorda di essersi messo a disposizione del partito,“ come un militante, qui da noi si dice sempre pronto dall’alba al tramonto“.

Certo Zaia non è un un militante come gli altri, a un certo punto si paragona pure a Napoleone che in battaglia non si tirava indietro. Il consenso ce lo ha ancora tutto, una sorta di consonanza emotiva con i veneti che il tempo mantiene intatta, come trasformare ancora una volta tutto questo in ruoli e responsabilità al momento lo ha chiaro solo lui. Gli altri, da Matteo Salvini ai Fratelli D’Italia, restano alla finestra.

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