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Stupri, Salvini boccia la legge sul consenso: “Lascia spazio a vendette personali”

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Ieri lo stop in commissione al Senato. La ministra Roccella: “Dubbio è sul rovesciamento dell’onere della prova”. Boccia (Pd): “Smentiscono Meloni, vogliono smontare la legge”
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Matteo Salvini rivendica il passo indietro sollevando critiche a una proposta di legge che solo una settimana fa aveva ricevuto il via libera unanime della Camera e che ieri palazzo Madama, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, avrebbe dovuto approvare in via definitiva. Il consenso è "assolutamente condivisibile come principio, ma una legge che lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo è una legge che rischia di intasare i tribunali e alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze”, sostiene il leader leghista. Al centro della questione c’è quella che da entrambi gli schieramenti era stata definita “una rivoluzione”.

In cosa consiste? Con la legge in discussione in Senato si afferma che il reato di stu…

Matteo Salvini rivendica il passo indietro sollevando critiche a una proposta di legge che solo una settimana fa aveva ricevuto il via libera unanime della Camera e che ieri palazzo Madama, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, avrebbe dovuto approvare in via definitiva. Il consenso è "assolutamente condivisibile come principio, ma una legge che lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo è una legge che rischia di intasare i tribunali e alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze”, sostiene il leader leghista. Al centro della questione c’è quella che da entrambi gli schieramenti era stata definita “una rivoluzione”.

In cosa consiste? Con la legge in discussione in Senato si afferma che il reato di stupro si configura ogni volta non ci sia un consenso pieno, consapevole e attuale, sia prima che durante il rapporto sessuale. In cambiamento consiste nel fatto che la persona che denuncia uno stupro non deve provare di non aver prestato il consenso, ma dovrà essere l’uomo a dimostrare che il consenso c’è stato. Ed ecco le parole del vicepremier leghista che scatenato l’indignazione delle opposizioni: “Questa sorta di consenso preliminare, informato e attuale, così come è scritto, lascia lo spazio a vendette personali, da parte di donne e uomini, che senza nessun abuso userebbero una norma vaga per vendette personali che intaserebbero i tribunali".

Poi Salvini sottolinea che questo ragionamento è frutto del lavoro della senatrice Giulia Bongiorno, "esperta e avvocata di tante donne vittime di violenza e molestia". E anche se la ministra per le Pari opportunità, Eugenia Roccella, sostiene che non ci sia stata “una retromarcia”, in realtà è uno stop che non si sa quando si sbloccherà. Ospite di Ping Pong, a Rai Radio1, afferma che “il Parlamento ha le sue prerogative: se il Senato vuole approfondire, è giusto che lo faccia. La legge sul femminicidio è stata approvata dopo un lungo lavoro, e non può essere oscurata da piccole polemiche. La legge sul consenso si farà: meglio una legge fatta bene che una fatta in fretta”. E parla anche del rischio del “rovesciamento dell'onere della prova, questo è il dubbio”. Su questo punto le risponde il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, magistrato da decenni impegnato nel contrasto alla violenza di genere spiegando che non è "assolutamente vero che introdurre il concetto di consenso libero ed attuale" nel reato di violenza sessuale "costituisca un'inversione dell'onere della prova", anche "perché dovrà essere il pubblico ministero, non la donna, che si limiterà a fare una denuncia, che viene fatta sempre sotto assunzione di responsabilità, a dimostrare che quel rapporto è avvenuto senza un libero consenso".

Sulla questione interviene anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: "Che cosa sia successo ieri non lo so, è stata una iniziativa dei gruppi parlamentari ma posso dire che è un piccolo slittamento dovuto a dei riferimenti tecnici necessari, quando si interviene su una legge penale anche una virgola può cambiare completamente il significato, quindi bisogna stare estremamente attenti alla tecnica redazionale, questo riguarda un'opera di cesello che non sempre si fa quando una legge viene portata però sul contenuto vi è una unità di consenso".

Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, a questo punto “chiede chiarezza perché non possiamo giocare. Governo e maggioranza devono dirci con chiarezza cosa vogliono fare. Non è accettabile per noi che la legge venga di fatto svuotata e smontata, smentendo di fatto anche la presidente del Consiglio che aveva concordato con l'opposizione di approvare il testo così come è stato approvato all'unanimità dalla Camera”.

Dura una delle due relatrici, Michela Di Biase del Pd: "Le dichiarazioni di Matteo Salvini sono raccapriccianti. Sostenere che le donne denuncino gli uomini 'per vendette personali' significa distorcere completamente la realtà. Richiamare lo spettro di false accuse come se fosse un'emergenza nazionale è una rete a strascico delle fake news che circolano online: un repertorio ben noto dei gruppi anti-femministi che, da anni, provano a delegittimare le vittime e a minimizzare il problema della violenza sessuale. Ed è grave che un rappresentante delle istituzioni riprenda tesi così infondate, dando loro dignità politica”.

C’era stato infatti il sigillo della premier Giorgia Meloni e della segretaria del Pd Elly Schlein. Poi le firme sul testo delle due relatrici Carolina Varchi di Fratelli d’Italia e della dem Michela Di Biase. Ora in discussione c’è l’essenza stessa del testo. L’ufficio di presidenza della commissione Giustizia del Senato ha stabilito che ogni partito potrà portare due esperti in audizione. Insomma, tempi lunghi.

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