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La premier è tentata dalla sfida sul palco di casa: non vuole apparire in fuga

(ansa)

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I dubbi della leader di FdI che in caso di duello legittimerebbe l’avversaria. Ma c’è la voglia di non sottrarsi alla sfida
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ROMA – Non esclude di accettare. Di più: è tentata, fortemente tentata di presentarsi sul palco e affrontare il duello con Elly Schlein.

Premessa: Giorgia Meloni non aveva previsto la mossa della leader dem. Come lei, i vertici meloniani: nessuno aveva ipotizzato che la segretaria del Pd potesse dire sì all’invito. Anno dopo anno, aveva sempre declinato. Stavolta è diverso, a sorpresa. Ecco perché, a caldo, la presidente del Consiglio tentenna, ci pensa, valuta costi e benefici. Non ufficializza un’apertura, ma non si tira neanche fuori dal possibile confronto pubblico ad Atreju. Valuta le conseguenze di un passaggio che si trasformerebbe in un avvenimento politico. Di più: inizia a pensarci ed è addirittura orientata a dirsi disponibile. E insomma: dovesse decidere domani, probabilmente salirebbe su quel palco.

A sera, parla Giovanni Donzelli. Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia rimanda sostanzialmente la palla nel campo avversario. Normale, perché è in corso una rifl…

ROMA – Non esclude di accettare. Di più: è tentata, fortemente tentata di presentarsi sul palco e affrontare il duello con Elly Schlein.

Premessa: Giorgia Meloni non aveva previsto la mossa della leader dem. Come lei, i vertici meloniani: nessuno aveva ipotizzato che la segretaria del Pd potesse dire sì all’invito. Anno dopo anno, aveva sempre declinato. Stavolta è diverso, a sorpresa. Ecco perché, a caldo, la presidente del Consiglio tentenna, ci pensa, valuta costi e benefici. Non ufficializza un’apertura, ma non si tira neanche fuori dal possibile confronto pubblico ad Atreju. Valuta le conseguenze di un passaggio che si trasformerebbe in un avvenimento politico. Di più: inizia a pensarci ed è addirittura orientata a dirsi disponibile. E insomma: dovesse decidere domani, probabilmente salirebbe su quel palco.

A sera, parla Giovanni Donzelli. Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia rimanda sostanzialmente la palla nel campo avversario. Normale, perché è in corso una riflessione. Certo, sarebbe lui a dover gestire le eventuali lamentele degli altri ospiti, da Giuseppe Conte a Carlo Calenda, a cui la premier non concederà il dibattito a due. Insomma, la scaletta della festa degli eredi della fiamma potrebbe complicarsi, ma nessuno può negare un dato di realtà: se Meloni ha voglia di accettare la sfida di Schlein, si farà in modo di organizzare l’evento e di gestire le critiche degli altri ospiti.

Perché di evento si tratterebbe. Da collocare eventualmente in una delle giornate centrali della festa, mentre di solito a Meloni è riservata la chiusura di Atreju. Un passaggio che diventerebbe impegno da gestire, per la premier, ben consapevole che a dicembre esistono almeno tre appuntamenti internazionali: una visita in Bahrein, un incontro tra leader sui migranti a Bruxelles il 10 dicembre, il Consiglio europeo del 18-19 dicembre. Fatiche a cui aggiungere quella per prepararsi al meglio per la resa dei conti con la leader dell’opposizione, che attirerebbe l’attenzione dei media.

E poi, nella riflessione meloniana pesa un elemento pre-politico: per indole, la premier fatica a mostrarsi in ritirata, soprattutto se sfidata pubblicamente. Le peserebbe dunque farlo, questo raccontano i suoi da Palazzo Chigi. È anche vero – ed è una regola aurea di molte campagne elettorali - che chi si trova in una posizione di forza ha meno interesse a mettersi in gioco, mentre chi deve inseguire di solito spinge per organizzare questo tipo di confronti. E dunque, la dem preme per salire su quel palco. Certo, in questo caso non ci sono elezioni in vista, ma è evidente che un faccia a faccia segnerebbe l’avvio del lungo duello che condurrà fino alle prossime politiche del 2027.

Schlein ha interesse a polarizzare lo scontro, nessuno dei suoi fedelissimi lo nega. Decide di accettare l’invito dopo essersi confrontata con chi si fida. È consapevole, per dirla con una formula circolata nelle ultime ore, «che un gol in trasferta vale doppio»: non è detto che vinca, potrebbe addirittura perdere, ma a meno di clamorosi inciampi trarrebbe forza dal mostrarsi nella tana del nemico (politico). Per di più di fronte a un pubblico ostile, circostanza che di norma legittima una leadership.

Queste le riflessioni che hanno spinto la dem a sparigliare. Assieme a valutazioni interne al centrosinistra, naturalmente. Dopo settimane difficili in cui si è molto discusso del candidato premier progressista, le vittorie in Puglia e Campania hanno dato ossigeno alla segretaria del Pd. È il momento giusto per mandare un segnale forte al suo partito e agli alleati, a partire dal Movimento. Sfruttando, dato non irrilevante, la prima vera battuta d’arresto di Meloni: Fratelli d’Italia che arretra in Veneto, la Lega che prende fiato e il Nazareno che si mostra assai più solido dei grillini anche al Sud. Buone ragioni che potrebbero spingere la presidente del Consiglio a dirsi pronta a mettersi in gioco.

Le due leader hanno avuto modo di parlarsi due volte di recente. La prima una decina di giorni fa, poi ancora l’altro ieri, per ragionare della legge contro la violenza sulle donne. Ufficialmente però nessuno conferma che abbiano avuto modo anche di ragionare dell’ipotesi di un confronto sul palco di Atreju.

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