ROMA – A Elly Schlein che le chiedeva un faccia a faccia diretto, Giorgia Meloni ha proposto un triello. Sul palco di Atreju, la festa dei Fratelli d’Italia che quest’anno sarà ospitata nel parco sotto Castel Sant’Angelo, la premier ha preteso che ci fosse pure Giuseppe Conte. Una sfida a tre, insomma, più moderatore (l’idea era Bruno Vespa). Offerta che la leader dem, capita la trappola, alla fine rigetta: «Meloni scappa, è ridicolo, allora invitino pure Matteo Salvini». Il duello tra le due donne a capo dei principali partiti italiani non ci sarà. Nemmeno quest’anno.
L’offerta di Meloni arriva al termine di una giornata tribolata a destra. Mercoledì sera, dopo che Schlein aveva fatto sapere di essere disponibile a partecipare alla kermesse meloniana solo in caso di un confronto diretto con la presidente del Consiglio, Giovanni Donzelli, capo dell’organizzazione di FdI, aveva controbattuto così, con cautela: prima devono essere d’accordo gli altri leader dell’opposizione che abbiamo…
ROMA – A Elly Schlein che le chiedeva un faccia a faccia diretto, Giorgia Meloni ha proposto un triello. Sul palco di Atreju, la festa dei Fratelli d’Italia che quest’anno sarà ospitata nel parco sotto Castel Sant’Angelo, la premier ha preteso che ci fosse pure Giuseppe Conte. Una sfida a tre, insomma, più moderatore (l’idea era Bruno Vespa). Offerta che la leader dem, capita la trappola, alla fine rigetta: «Meloni scappa, è ridicolo, allora invitino pure Matteo Salvini». Il duello tra le due donne a capo dei principali partiti italiani non ci sarà. Nemmeno quest’anno.
L’offerta di Meloni arriva al termine di una giornata tribolata a destra. Mercoledì sera, dopo che Schlein aveva fatto sapere di essere disponibile a partecipare alla kermesse meloniana solo in caso di un confronto diretto con la presidente del Consiglio, Giovanni Donzelli, capo dell’organizzazione di FdI, aveva controbattuto così, con cautela: prima devono essere d’accordo gli altri leader dell’opposizione che abbiamo invitato. Della serie: non vogliamo fare dispetti. Replica dem: da quando in qua i Fratelli sono così rispettosi delle dinamiche a sinistra?
Il più solerte a rispondere ai ragionamenti di Donzelli è stato Giuseppe Conte. Prima con una nota mattutina, piuttosto sibillina: «Anch’io l’anno scorso, quando ero stato invitato ad Atreju, avevo sondato la disponibilità della premier Meloni per un confronto diretto con me, ma quella disponibilità non mi venne data. Sono loro i padroni di casa, tocca a loro decidere se cambiare il format. Quanto a me, resto sempre disponibile a un confronto». Alle sei di sera, uscendo da Montecitorio per recarsi in tv da Paolo Del Debbio, l’ex premier sembrava però rilanciare, raccontando ai cronisti di essere pronto «anche quest’anno» a un faccia a faccia con Meloni. Richiesta che si è fatta più pressante su Rete4: «Sempre disponibile a un confronto democratico, soprattutto quando c’è una platea in cui non ci sono i miei sostenitori».
È dopo questa batteria di agenzie che Meloni ha deciso di chiudere il cerchio. Con un lungo post sui social, in cui si è mostrata più benevola con il capo del Movimento che con la segretaria dem: Schlein, ha scritto Meloni, «avrebbe finalmente accettato l’invito di FdI a partecipare ad Atreju, ma solo in caso di un confronto diretto con me». Per la premier Atreju sarebbe sì «una casa aperta al dialogo, anche con chi la pensa diversamente». Ma ha posto condizioni: «Ritengo che al confronto debba partecipare anche Giuseppe Conte». Per due ragioni: «La prima è che Conte, a differenza di Schlein, anche negli anni passati è venuto ad Atreju senza imporre alcun vincolo, lo ha fatto anche da presidente del consiglio». La seconda «è che non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione, quando il campo avverso non ne ha ancora scelto uno». Tentativo chiaro: incunearsi nelle pieghe di un dibattito aperto a sinistra, campo ancora sprovvisto di un leader designato e di una coalizione con un perimetro definito.
Conte risponde subito: «Non mi sottraggo certo oggi. Ci sono!». Schlein replica poco più tardi da La7, ospite di Corrado Formigli: «Mi dispiace che Meloni abbia rifiutato di fare il confronto con me, tanto più che l’anno scorso, prima delle Europee, aveva accettato di farlo. Forse oggi faccio più paura, visti i risultati elettorali». Donzelli chiude la pratica: «Quando l’opposizione avrà un leader riconosciuto da tutti, saremo felici di accoglierlo ad Atreju per un confronto diretto con Meloni».
E gli altri? Gli inviti di Atreju dividono i rossoverdi di Avs. Il capo dei Verdi, Angelo Bonelli, è ben felice di sfidare il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e fa sapere: «Ci sarò, parleremo del Green deal». In contemporanea il segretario della Sinistra, Nicola Fratoianni, invece si sfila: «Ringrazio ma non andrò: cedo il posto a un giornalista, se accettano domande, e sarebbe una novità per il Paese. Con la destra il confronto lo faccio in Parlamento».