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Ddl stupro, avanti piano. Posizioni ancora distanti sul consenso “attuale”

25/11/2025 Torino. Corteo per il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne (agf)

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Nordio: “È solo questione di tempo”. Si studiano aggravanti se la vittima è drogata. L’approdo in aula previsto a fine gennaio
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«Quando voto una legge sono abituata a studiarla prima e non dopo», spiega la capogruppo di Italia Viva, Maria Elena Boschi. Sta tutto lì, tra il prima (le telefonate tra Schlein e Meloni, il via libera unanime alla Camera) e il dopo (l’indomani delle regionali, i dubbi dalla maggioranza, lo stop in commissione Giustizia al Senato) l’intoppo che ha bloccato la nuova legge sulla violenza sessuale. Quella che, introducendo il concetto di consenso “libero e attuale”, avrebbe allineato in fretta l’Italia alla Convenzione di Istanbul e a altri 21 Paesi europei.

La ricostruzione secondo la quale il ministro Matteo Salvini e poi anche palazzo Chigi e una parte delle forze di governo non sapessero nulla del provvedimento non convince chi come Michela Di Biase, relatrice alla Camera della norma, ci aveva messo la faccia: «Sono surreali», sbotta dopo aver letto le criticità sollevata dalla premier. «Il testo approvato all’unanimità alla Camera — racconta — è stato scritto congiuntamente da par…

«Quando voto una legge sono abituata a studiarla prima e non dopo», spiega la capogruppo di Italia Viva, Maria Elena Boschi. Sta tutto lì, tra il prima (le telefonate tra Schlein e Meloni, il via libera unanime alla Camera) e il dopo (l’indomani delle regionali, i dubbi dalla maggioranza, lo stop in commissione Giustizia al Senato) l’intoppo che ha bloccato la nuova legge sulla violenza sessuale. Quella che, introducendo il concetto di consenso “libero e attuale”, avrebbe allineato in fretta l’Italia alla Convenzione di Istanbul e a altri 21 Paesi europei.

La ricostruzione secondo la quale il ministro Matteo Salvini e poi anche palazzo Chigi e una parte delle forze di governo non sapessero nulla del provvedimento non convince chi come Michela Di Biase, relatrice alla Camera della norma, ci aveva messo la faccia: «Sono surreali», sbotta dopo aver letto le criticità sollevata dalla premier. «Il testo approvato all’unanimità alla Camera — racconta — è stato scritto congiuntamente da parlamento e governo: nella sala di Montecitorio, dove il testo è stato materialmente redatto, erano presenti le due relatrici e cioè io e Varchi per FdI, la deputata della Lega Bisa e il sottosegretario alla Giustizia Ostellari, che ha seguito e condiviso ogni passaggio. Altro che testo frettoloso, confuso, scritto in modo “a-tecnico e emotivo”. La verità è che siamo di fronte a un evidente tentativo di disinformazione per coprire le tensioni interne alla maggioranza aperte dopo le regionali».

La presidente del Consiglio però insiste e ripete che «la norma si farà» perché serve, «ma va scritta bene». I toni sono più morbidi delle «vendette» agitate da Salvini. Il Guardasigilli Carlo Nordio segue a ruota: «Non è vero che la legge si sia arenata, è solo questione di tempo».

Si procederà così: entro lunedì a mezzogiorno ogni gruppo parlamentare dovrà proporre un massimo di due nomi per le nuove audizioni. Il Pd vorrebbe che venissero ascoltati i magistrati Paola Di Nicola Travaglini e Fabio Roia. Per smontare, spiegando che toccherà sempre al pm provare se c’è stato stupro, l’obiezione dell’inversione dell’onere della prova.

Martedì cominceranno le audizioni. La presidente della commissione, Giulia Bongiorno, convinta che sul testo si debba lavorare ma contraria a procedere sine die, conta di chiudere tutto nel giro di una settimana. Prima di approdare in Aula ci sarà la discussione sugli emendamenti. Si lavora nella maggioranza a diversificare le sanzioni creando nuove aggravanti contro gli abusi sessuali e aumentando le pene per altre forme di violenza correlata, come la somministrazione di sostanze che alterano lo stato delle vittime manipolandone il consenso, a partire dal Ghb, la droga dello stupro. Altro cavillo sollevato dalla destra è che la legge non entri in contrasto con la presunzione d’innocenza dell’accusato e non lasci spazio alla libera interpretazione dei giudici. Ancora: una perplessità riguarda l’uso, rispetto al consenso, del termine “attuale”: per alcuni sarebbe fuorviante.

La legge dovrebbe arrivare in aula a fine gennaio, ma non vedrà la luce prima di febbraio 2026. E nell’attesa proseguono le polemiche. «La ragione del blocco è tutta politica — dice Elisabetta Piccolotti di Avs — l’hanno voluto i maschilisti al governo». Stefano Patuanelli dall’M5s attacca: «Un teatrino dopo annunci roboanti». Dall’altro lato, Martina Semenzato, presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio, frena: «Se c’è dibattito, è giusto approfondire». E a chi obietta che era fatta, che l’accordo c’era ed è stato tradito, Licia Ronzulli da Forza Italia recita proverbi: «La gattina frettolosa fa i gattini ciechi. Meglio una legge modificata con un momento in più di riflessione, che l’ennesima con commi inapplicabili».

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