«Mi oppongo al Ponte dal 1996 con ogni maggioranza politica. La decisione della Corte dei conti è l’ennesima conferma che si tratta solo di un’opera ideologica, di concezione obsoleta e fatta per incassare in termini di propaganda a dispetto di tutti i rilievi che nel tempo sono stati fatti». Geologo e ricercatore del Cnr, divulgatore tv e autore di fortunati saggi, Mario Tozzi non ha mai nascosto la sua contrarietà al Ponte che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha trasformato nella propria personale crociata. «E il risultato è che si è andati troppo di fretta, sono stati scavalcati studi, obiezioni, dati, si è fatto finta di niente di fronte ad avvertimenti e allarmi che studiosi ed esperti hanno lanciato. Non stupisce che adesso arrivi qualcuno che quei rilievi li tiene seriamente in considerazione».
Eppure il ministro Salvini ha annunciato che «al più tardi a giugno» partiranno i cantieri.
«Mi chiedo come sia possibile, non sono neanche partite le procedure di esproprio.…
«Mi oppongo al Ponte dal 1996 con ogni maggioranza politica. La decisione della Corte dei conti è l’ennesima conferma che si tratta solo di un’opera ideologica, di concezione obsoleta e fatta per incassare in termini di propaganda a dispetto di tutti i rilievi che nel tempo sono stati fatti». Geologo e ricercatore del Cnr, divulgatore tv e autore di fortunati saggi, Mario Tozzi non ha mai nascosto la sua contrarietà al Ponte che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha trasformato nella propria personale crociata. «E il risultato è che si è andati troppo di fretta, sono stati scavalcati studi, obiezioni, dati, si è fatto finta di niente di fronte ad avvertimenti e allarmi che studiosi ed esperti hanno lanciato. Non stupisce che adesso arrivi qualcuno che quei rilievi li tiene seriamente in considerazione».
Eppure il ministro Salvini ha annunciato che «al più tardi a giugno» partiranno i cantieri.
«Mi chiedo come sia possibile, non sono neanche partite le procedure di esproprio. Con tante criticità, la cosa più sensata sarebbe fermarsi, prendere un anno o più per studiare davvero la questione, senza riciclare progetti vecchi e studi datati».
Lo faranno?
«Assolutamente no, tenteranno di andare avanti comunque».
L’opera che tipo di impatto potrebbe avere su territori fragili come quelli dello Stretto?
«Significa ridurli al lumicino, sbancare enormi quantità di terreno, creare cave, discariche, distruggere l’equilibrio idrogeologico con interventi demolitivi come la compromissione dei laghi di Ganzirri. Lo sconvolgimento territoriale e ambientale sarebbe difficilmente reversibile. Ancora più profondo sarebbe il dissesto paesaggistico».
Al netto dei rilievi, ha senso oggi una mega opera del genere^
«Per me non ne ha. Anche perché parliamo di un tratto di mare che si percorre in trenta minuti. Si potrebbero risistemare gli approdi e rinnovare i moli sulle due sponde, sostituire l’attuale flotta con una ibrida, elettrica o a idrogeno, abbattendo l’impatto ambientale perché le emissioni sarebbero molto limitate».
L’ipotesi è mai stata presa in considerazione?
«No perché non porta tanto guadagno, non è una mangiatoia pubblica. Grandi opere significano sempre grandi affari».
A detta del governo porterebbe sviluppo.
«Non siamo certo nel secondo dopoguerra. Oggi le grandi infrastrutture non guidano lo sviluppo, al massimo lo assecondano, come dimostra il Nord Est, territorio scarsamente infrastrutturato ma che rimane una locomotiva economica. In Calabria e Sicilia il problema non è la quantità delle infrastrutture, ma la qualità. Non sarà il Ponte a migliorarne le sorti, anzi forse il contrario».