“Vengo anch’io — no tu no”: non è lo zoo comunale della canzone di Enzo Jannacci, il tema sono gli inviti di Giorgia Meloni per la festa di Atreju, la kermesse della giovanile FdI, a Roma dal 6 al 14 dicembre. La presidente del Consiglio che invita Elly Schlein, la segretaria Pd che pone le sue condizioni per partecipare, cioè un confronto con Meloni. La quale, invece di dire sì o no, replica allargando a Giuseppe Conte, che si era già detto disponibile nei giorni precedenti a partecipare a un evento non ancora definito. Finisce così: che salvo cambiamenti il presidente del M5S andrà il 13 dicembre, non si sa ancora per confrontarsi con chi. E Schlein che, vedendosi rifiutato il faccia a faccia, denuncia il tentativo della premier di sottrarsi e dice no, passiamo oltre.
Solo che nel frattempo la questione diventa interna alla coalizione di centrosinistra. Evidenziando alcune frizioni tra Pd e M5S sulla futura guida della coalizione. Da via di Campo Marzio a Roma si respinge con forza …
“Vengo anch’io — no tu no”: non è lo zoo comunale della canzone di Enzo Jannacci, il tema sono gli inviti di Giorgia Meloni per la festa di Atreju, la kermesse della giovanile FdI, a Roma dal 6 al 14 dicembre. La presidente del Consiglio che invita Elly Schlein, la segretaria Pd che pone le sue condizioni per partecipare, cioè un confronto con Meloni. La quale, invece di dire sì o no, replica allargando a Giuseppe Conte, che si era già detto disponibile nei giorni precedenti a partecipare a un evento non ancora definito. Finisce così: che salvo cambiamenti il presidente del M5S andrà il 13 dicembre, non si sa ancora per confrontarsi con chi. E Schlein che, vedendosi rifiutato il faccia a faccia, denuncia il tentativo della premier di sottrarsi e dice no, passiamo oltre.
Solo che nel frattempo la questione diventa interna alla coalizione di centrosinistra. Evidenziando alcune frizioni tra Pd e M5S sulla futura guida della coalizione. Da via di Campo Marzio a Roma si respinge con forza la lettura di una sorta di “intelligenza con il nemico” di Conte, convinto invece che sarebbe stato meglio accettare il due contro uno proposto da Meloni. «Nel confronto l’avremmo fatta nera», è la convinzione dell’ex presidente del Consiglio. Alla cui voce si è aggiunta quella di Rocco Casalino, il già portavoce ora battitore libero: «Schlein pensava di usare il giochino del format a due per imporsi come leader dell’opposizione. Ma la leadership non si autoproclama, non si impone con un artificio tecnico: ti viene riconosciuta da una comunità politica. Ha confermato l’immagine di un Pd supponente, radical chic, che guarda gli altri dall’alto in basso. Ha sbagliato tutto», è la sua riflessione sui social. Tra parentesi, idee condivise dal quartier generale dei 5 Stelle, anche se Conte si è convinto che sia meglio spegnere la polemica.
«Non bisognava entrare dentro quella trappola e parlarsi prima», commenta il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Al confronto «si sono sottratte un po’ tutte e due, si è sottratta Schlein, ma si era sottratta anche Meloni: una sottrazione reciproca...», ragiona Pierferdinando Casini. «Vorrei chiedere a Conte se è utile continuare a discutere per giorni del circo di Meloni», risponde a distanza il dem Andrea Orlando. «Se ci dividiamo anche su questo, facciamo il gioco delle destre», è il messaggio al cinquestelle dell’eurodeputato Pd Dario Nardella. Di sicuro dalla vicenda emerge un dato: chi diceva che Meloni si voleva scegliere Schlein come avversaria perché considerata più debole, è stata smentito dai fatti. Anche perché di un ipotetico confronto tra le due si parla da prima delle Europee del 2024 e non c’è mai stato per volontà della leader del centrodestra. In tutta questa vicenda, poi, giusto per aggiungere un po’ di confusione si era inserito un quarto incomodo, Matteo Salvini. La sua proposta: un confronto con Conte, sempre ad Atreju, per parlare del caso Open Arms: «Parliamo di come ha perso la memoria su questa storia», dice Salvini. Opzione che cadrà nel vuoto, il presidente del M5S considera di aver già regolato i conti col segretario leghista.
Rimane di fondo la questione sulla guida del centrosinistra. «Schlein e Conte si chiudessero in una stanza e la chiarissero una volta per tutte», scherzano ma neanche troppo dietro le quinte gli alleati di Avs. C’è da pensare al programma dell’alternativa, è l’assillo della coppia Fratoianni-Bonelli. Tutto il resto, toglie tempo ed energie alla coalizione.