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Ponte sullo Stretto, gara tutta da rifare: i timori di Chigi e Mit. Salvini: “Vado avanti”

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Lunedì vertice d’urgenza tra i ministeri. Per la Corte dei conti serve un nuovo appalto
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Matteo Salvini mette le mani avanti: «La gara per il ponte sullo Stretto c’è stata. Rifarla significa dire no a questa infrastruttura». E la sua uscita non è casuale. Perché dopo la pubblicazione delle motivazioni della Corte dei conti che hanno portato alla bocciatura della delibera Cipess che stanziava 13,5 miliardi per l’opera, tra i tecnici di Palazzo Chigi e del Mit c’è grande preoccupazione per un punto preciso sollevato dal magistrati contabili: la lesione della concorrenza e della direttiva europea sugli appalti per aver ripescato una vecchia gara di oltre venti anni fa e averla fatta rivivere tale e quale. Cambiando però nel frattempo criteri: il costo è cresciuto e la spesa oggi è tutta a carico dello Stato, mentre nel 2003 si prevedeva invece il peso in capo ai privati in cambio della gestione dei pedaggi.

«In questo momento la difficoltà sarà rispondere proprio a questa contestazione, che apre a danni erariali, rischio contenziosi e a procedure di infrazione dell’Unione eu…

Matteo Salvini mette le mani avanti: «La gara per il ponte sullo Stretto c’è stata. Rifarla significa dire no a questa infrastruttura». E la sua uscita non è casuale. Perché dopo la pubblicazione delle motivazioni della Corte dei conti che hanno portato alla bocciatura della delibera Cipess che stanziava 13,5 miliardi per l’opera, tra i tecnici di Palazzo Chigi e del Mit c’è grande preoccupazione per un punto preciso sollevato dal magistrati contabili: la lesione della concorrenza e della direttiva europea sugli appalti per aver ripescato una vecchia gara di oltre venti anni fa e averla fatta rivivere tale e quale. Cambiando però nel frattempo criteri: il costo è cresciuto e la spesa oggi è tutta a carico dello Stato, mentre nel 2003 si prevedeva invece il peso in capo ai privati in cambio della gestione dei pedaggi.

«In questo momento la difficoltà sarà rispondere proprio a questa contestazione, che apre a danni erariali, rischio contenziosi e a procedure di infrazione dell’Unione europea», sussurra un tecnico che ha avuto in mano il dossier Ponte a livello ministeriale.

Nella delibera della Corte dei conti in un passaggio, non finito sotto i riflettori nei giorni scorsi, si legge: «L’operazione economica entro cui si collocano i rapporti negoziali differisce, in maniera significativa, da quella originaria. La significatività delle modificazioni recate sulle modalità di finanziamento appare, peraltro, di tutta evidenza ove si abbia riguardo alla circostanza che, nel 2012, la realizzazione dell’opera — con le inevitabili conseguenze sui rapporti contrattuali — è stata interrotta proprio per l’impossibilità di reperire idonei capitali sul mercato».

Insomma, quello della Corte dei conti non è un dubbio ma una certezza: l’appalto va rifatto e per loro questo «è di tutta evidenza». Tra Palazzo Chigi e il Mit, in via del tutto informale, si è discusso di cosa accadrebbe se si dovesse fare una nuova gara: e al di là dei tempi, la preoccupazione maggiore ha a che fare con le aziende straniere che potrebbero arrivare da Cina, America e Giappone, a discapito magari di quelle italiane. Non a caso comunque domani a Palazzo Chigi è convocata una riunione con tutti i tecnici dei ministeri coinvolti sul Ponte perché occorre decide subito se e come rispondere.

Il governo cercherà in tutti i modi di tenere l’iter sui binari già scelti: e cioè non fare una nuova gara e aprire i cantieri anche solo un minuto prima che si vada al voto per le Politiche del 2027, in modo da inchiodare il futuro governo, qualsiasi colore avrà, a dover andare avanti pena risarcimenti miliardari al privato attuale, il consorzio Eurolink. Ma i timori che quanto scritto della Corte dei conti faccia saltare il banco ci sono. Per questo Salvini, che sa bene che ad occuparsi del dossier oggi è anche e soprattutto Palazzo Chigi, alza i toni: «Non è vero che bisognerà rifare una gara. La gara c’è stata — dice — e nel consorzio Eurolink ci sono le migliori teste del mondo. Ovviamente i costi del 2025 dei materiali, dell’acciaio, del cemento, dell’energia, non sono i costi di dieci anni fa. Questo non perché è cambiato il progetto, ma perché è cambiato il mondo».

Da qui l’ennesimo annuncio della posa della prima pietra, promessa dal segretario del Carroccio prima nella primavera del 2024, poi in quella del 2025 e adesso il prossimo anno: «Supereremo le perplessità che la Corte dei conti ci ha sottolineato, e invece di partire come avrei desiderato entro novembre-dicembre di quest’anno coi cantieri vorrà dire che partiremo nel 2026».

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