«È meraviglioso ritrovarsi qui con oltre mille persone da ogni angolo d’Italia che vogliono provare a dare un contributo al rafforzamento del Pd e alla costruzione dell’alternativa al governo delle destre», sorride Roberto Speranza, uno dei tre moschettieri del supercorrentone pro-Schlein. «Ho ascoltato tante proposte di merito che riguardano la vita degli italiani. Tutta questa energia non può che farci bene».
Onorevole Speranza, avete organizzato la tre giorni di Montepulciano perché temete che Schlein non sia più salda come all’inizio alla guida del Pd e abbia bisogno dei rinforzi?
«Ma no, per noi Elly guida ed è salda, ma al tempo stesso sarebbe un grave errore pensare che la partita per battere le destre sia facile. La montagna da scalare è molto alta. Per questo nell’anno e mezzo che resta serve rilanciare la nostra elaborazione programmatica, strutturare ancora di più il partito sul territorio, aprirsi ai soggetti sociali e favorire il massimo di partecipazione e di coinvolgime…
«È meraviglioso ritrovarsi qui con oltre mille persone da ogni angolo d’Italia che vogliono provare a dare un contributo al rafforzamento del Pd e alla costruzione dell’alternativa al governo delle destre», sorride Roberto Speranza, uno dei tre moschettieri del supercorrentone pro-Schlein. «Ho ascoltato tante proposte di merito che riguardano la vita degli italiani. Tutta questa energia non può che farci bene».
Onorevole Speranza, avete organizzato la tre giorni di Montepulciano perché temete che Schlein non sia più salda come all’inizio alla guida del Pd e abbia bisogno dei rinforzi?
«Ma no, per noi Elly guida ed è salda, ma al tempo stesso sarebbe un grave errore pensare che la partita per battere le destre sia facile. La montagna da scalare è molto alta. Per questo nell’anno e mezzo che resta serve rilanciare la nostra elaborazione programmatica, strutturare ancora di più il partito sul territorio, aprirsi ai soggetti sociali e favorire il massimo di partecipazione e di coinvolgimento ad ogni livello. I tre giorni di Montepulciano segnalano proprio questa esigenza».
Ma che bisogno c’era, insisto, di riunire le tre correnti che già sostengono Schlein?
«Queste tre aree si sono trovate insieme nell’ultima sfida congressuale, anche a partire da posizione diverse, e oggi condividono la necessità di uno sforzo collettivo, ancora più largo del perimetro dell’ultimo congresso, per dare più forza al nostro progetto per l’alternativa».
Non sarà che, come dice più d’uno, nel Pd c’è poca collegialità e occorre correggere la rotta?
«Personalmente ritengo di no. Ma in questa fase più si discute, più ci si confronta sulle sfide che abbiamo di fronte e meglio è. Siamo il partito democratico, no?».
Intravede rischi di logoramento della leadership della segretaria?
«Io penso che Schlein sia forte e i risultati ottenuti in questi anni parlano da sé. Qui a Montepulciano c’è chi ha creduto in lei due anni e mezzo fa, fin dalla prima ora quando non era scontato, e a maggior ragione pensa oggi che lei abbia tutte le carte in regola per guidare la coalizione progressista».
Non tutti, nel Pd e anche nella coalizione, concordano sul fatto che tocchi a Schlein. Come si fa?
«Il centrosinistra ha sempre trovato gli strumenti più adatti per decidere la premiership. A me questo non spaventa, la priorità però oggi è far emergere la nostra visione di paese. Se tanti se ne stanno a casa il giorno delle elezioni è perché si sono convinti che non ci sia differenza tra scegliere la destra o la sinistra. E invece c’è, eccome: per esempio, per noi è inaccettabile che si possa lavorare per 40 anni, andare in pensione ed essere poveri. Questo purtroppo succede sempre di più. E lo stesso accade per chi prende salari da fame. Il costo della vita si è mangiato salari e pensioni, ma il governo non è in grado di dare risposte».
Quindi si faranno le primarie di coalizione?
«Nella storia del centrosinistra sono sempre state una strada possibile. Credo che lo siano anche ora. Ma saranno le forze progressiste a deciderlo insieme».
Nella gara tra Schlein e Conte, spunterà un terzo federatore?
«Penso di no. Non è il tempo di papi stranieri».