«Abbi Fede», l’incitavano i renziani quando bisognava imporla in Europa. Una vita fa. Di Federica Mogherini, 52 anni, l’enfant prodige del Pd, scoperta da Walter Veltroni, e fatta ministra da Matteo Renzi, si erano perse le tracce sei anni fa. Fino a ieri mattina quando il suo nome, finito nell’inchiesta di Bruxelles, è rispuntato nelle aperture dei siti online. Non faceva più politica. Fuori dai radar del piccolo mondo romano, e infatti, dopo la fine dell’incarico come «ministro degli esteri» dell’Unione europea, nel 2019, era rimasta a vivere in Belgio, piazzata come rettrice al Collegio d’Europa di Bruges, l’istituto che forma l’élite dell’euroburocrazia. Una poltrona da 14 mila euro al mese, assegnata per la prima volta a una politica e non a un’accademica, grazie al sostegno dell’ex presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Un paracadute, malignarono in tanti, arrivato nonostante le polemiche, le petizioni dei colleghi, le proteste per la mancata trasparenza. Di recent…
«Abbi Fede», l’incitavano i renziani quando bisognava imporla in Europa. Una vita fa. Di Federica Mogherini, 52 anni, l’enfant prodige del Pd, scoperta da Walter Veltroni, e fatta ministra da Matteo Renzi, si erano perse le tracce sei anni fa. Fino a ieri mattina quando il suo nome, finito nell’inchiesta di Bruxelles, è rispuntato nelle aperture dei siti online. Non faceva più politica. Fuori dai radar del piccolo mondo romano, e infatti, dopo la fine dell’incarico come «ministro degli esteri» dell’Unione europea, nel 2019, era rimasta a vivere in Belgio, piazzata come rettrice al Collegio d’Europa di Bruges, l’istituto che forma l’élite dell’euroburocrazia. Una poltrona da 14 mila euro al mese, assegnata per la prima volta a una politica e non a un’accademica, grazie al sostegno dell’ex presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Un paracadute, malignarono in tanti, arrivato nonostante le polemiche, le petizioni dei colleghi, le proteste per la mancata trasparenza. Di recente era stata confermata per un secondo mandato.
Quindi è figlia di un tempo che oggi ci appare lontanissimo. Era infatti il febbraio 2014 quando Renzi, il premier della rupture italiana, la scelse come ministra degli Esteri, contro il volere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che la riteneva troppo giovane e decisamente inesperta al ruolo. Aveva 40 anni. Fino ad allora si era fatta le ossa soprattutto dentro il partito, responsabile degli esteri, dopo un cursus honorum interno, nella Sinistra giovanile a sedici anni, poi Ds, Pd, volontariato nell’Arci, viaggi in Africa, foto ricordo con Arafat. Di professione dirigente di partito, e con una sola legislatura alle spalle. Quindi Napolitano storse il naso, ma alla fine accettò l’indicazione di Renzi, che già si era visto respingere Nicola Gratteri alla giustizia. E così Mogherini finì alla Farnesina. Poi, va detto, con il capo dello Stato nacque un rapporto di stima reciproca.
È cresciuta a Roma Nord. Famiglia borghese. Il papà, Flavio Mogherini è regista, la madre, Ida Fossa, architetta. Al liceo classico Lucrezio Caro si fa eleggere rappresentante d’istituto, poi scienze politiche alla Sapienza, Erasmus ad Aix-en-Provence, laurea con una tesi sull’Islam. Schiva e secchiona, è dapprima veltroniana, poi franceschiniana, per un attimo bersaniana, o comunque anti renziana, «Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera», twittava. Poi Matteo si prende il partito, e palazzo Chigi, e Mogherini, come tanti, diventa renziana.
Alle europee del giugno 2014 Renzi spacca. Il Pd prende il 40,81 per cento, roba da grande Dc, e su quell’onda il leader sceglie di portare in Europa la sua ministra degli Esteri come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Peccato che quell’incarico fosse stato promesso anche a Massimo D’Alema, che ci teneva. Un nome pesante nel Pse. Ma in realtà Matteo ha deciso: tocca a lei, Federica. È la rottamazione. «AbbiFede», è l’hashtag coniato da Filippo Sensi.
In sei mesi si compie una carriera vertiginosa, se si considera che fino ad allora era figura non di primo piano nel nostro Parlamento.
Nel corso del 2015 i rapporti col giovane premier rapidamente si deteriorano. I renziani accusano Mogherini di non voler difendere gli interessi italiani, rigidamente ligia al ruolo europeo, fedele ai diktat del presidente Jean-Claude Juncker. A settembre Renzi le fa una telefonataccia mentre la commissaria è a Parigi, dove il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha convocato una riunione con i colleghi di Germania e Gran Bretagna: un vertice sull’Iran, e sulla Libia,da cui è escluso il ministro italiano, Paolo Gentiloni. Quest’ultimo avverte Renzi, che chiama Mogherini, che figura tra gli invitati, e le chiede di non partecipare. Lei non torna indietro. Renzi si infuria. I due smettono di parlarsi. Una rottura definitiva. «Con lui non ho rapporti», ammetterà in un’intervista dell’ottobre 2019.
Dal Belgio non è più tornata. È rimasta a vivere lì con le due figlie. A fare un’altra vita. E ora il Collegio di cui è rettrice figura al centro dell’inchiesta dei giudici belgi. Luciano Vecchi, uno dei suoi maestri, ha scritto «Forza Federica» su Facebook. Per il resto nel Pd i più evitano di fare commenti. Alla fine la politica che si era dimenticata di lei - o forse era stata lei a voler farsi dimenticare - la ritrova così in prima pagina, come un fantasma da un mondo dimenticato.