Abuso d’ufficio, grana per il governo. La Ue potrebbe costringere l’Italia a reintrodurre il reato
di Antonio Fraschilla“Reato di esercizio illecito di funzione pubblica”. È questa la parola chiave che sarà inserita nella direttiva europea sull’anticorruzione e che potrebbe costringere l’Italia a fare marcia indietro sull’abuso di ufficio appena cancellato dal codice penale per volere del governo Meloni. “Una nostra vittoria”, dicono i 5 stelle che hanno partecipato in diretta al trilaterale a Bruxelles che si è chiuso ieri: il delegato del Parlamento europeo nel “trilogo” con la Commissione e il Consiglio, era l’europarlamentare 5S Giuseppe Antoci.
L’abuso d’ufficio
Ma andiamo per ordine, ieri è stato raggiunto un accordo provvisorio sulla prima direttiva Ue che armonizza le leggi penali per combattere la corruzione. E nella bozza si contempla anche la previsione del reato di “esercizio illecito della funzione pubblica”, tradotto: l’abuso d’ufficio. L'accordo provvisorio deve ora essere formalmente approvato dal Parlamento e dal Consiglio prima di entrare in vigore. Ma segna un punto a favore del rito…
“Reato di esercizio illecito di funzione pubblica”. È questa la parola chiave che sarà inserita nella direttiva europea sull’anticorruzione e che potrebbe costringere l’Italia a fare marcia indietro sull’abuso di ufficio appena cancellato dal codice penale per volere del governo Meloni. “Una nostra vittoria”, dicono i 5 stelle che hanno partecipato in diretta al trilaterale a Bruxelles che si è chiuso ieri: il delegato del Parlamento europeo nel “trilogo” con la Commissione e il Consiglio, era l’europarlamentare 5S Giuseppe Antoci.
L’abuso d’ufficio
Ma andiamo per ordine, ieri è stato raggiunto un accordo provvisorio sulla prima direttiva Ue che armonizza le leggi penali per combattere la corruzione. E nella bozza si contempla anche la previsione del reato di “esercizio illecito della funzione pubblica”, tradotto: l’abuso d’ufficio. L'accordo provvisorio deve ora essere formalmente approvato dal Parlamento e dal Consiglio prima di entrare in vigore. Ma segna un punto a favore del ritorno dell’abuso d’ufficio: “Non a caso il governo italiano in Consiglio è stato tra quelli che più hanno cercato di evitare questa ipotesi facendo ostruzionismo per non far chiudere l’intesa sulla direttiva”, dice l’eurodeputato Antoci, relatore per il Parlamento nel trilogo con la collega Raquel García Hermida-van der Walle (Renew, Paesi Bassi). “Le istituzioni europee riconoscono che questo reato sia vitale nella lotta alla corruzione e la sua approvazione impone – continua Antoci - dunque, il recepimento anche nell'ordinamento italiano dal quale la previsione del reato era stata tolta ad opera della maggioranza di centrodestra e in particolare del ministro Carlo Nordio che si era intestato la cancellazione dell'ex articolo 323 del Codice penale facendo persino ostruzionismo in Consiglio”.
Il presidente dei 5 stelle, Giuseppe Conte, esulta: “Che brutta figura per l'Italia, che fino a qualche tempo fa veniva lodata per la nostra legge Spazzacorrotti. La proposta europea di direttiva anticorruzione su cui oggi si è trovato l'accordo ricorda al nostro Paese che non si possono cancellare con un tratto di penna, come ha fatto il governo Meloni”.
Cosa prevede la direttiva
Ma l’intesa non riguarda sono l’abuso d’ufficio. Oltre ad allineare le definizioni dei reati di corruzione, gli Stati membri dovranno anche introdurre lo stesso livello di sanzioni. E, ancora, la pena detentiva massima per gli autori dei reati dovrà andare da almeno tre ad almeno cinque anni, a seconda del reato. Le persone condannate per reati di corruzione potranno incorrere in sanzioni aggiuntive come multe, rimozione da cariche pubbliche, interdizione dal ricoprire cariche pubbliche o dall'esercitare funzioni di pubblico servizio, revoca di permessi ed esclusione dalle gare d'appalto e dai fondi pubblici. Anche le persone giuridiche (cioè le aziende) saranno soggette a sanzioni. La legge dovrò prevedere che tali sanzioni assumano la forma di multe, con importi massimi che vanno da almeno il 3% al 5% del fatturato mondiale totale oppure da almeno 24 o 40 milioni di euro, a seconda del reato. Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno inoltre concordato norme che definiscono in quali casi uno Stato membro ha giurisdizione su un reato ed è quindi obbligato ad avviare un procedimento. Durante i negoziati, il Parlamento ha garantito infine che i dati sulla corruzione a livello Ue saranno pubblicati annualmente in formati accessibili, migliorando la trasparenza e supportando l'elaborazione di politiche basate su dati concreti. In linea con le richieste del Parlamento, la direttiva imporrà a ogni Stato membro di pubblicare una strategia nazionale anticorruzione, elaborata in consultazione con la società civile e le autorità competenti.
Soddisfatta alla fine anche Raquel García Hermida-van der Walle: “Abbiamo raggiunto un traguardo importante per i cittadini che si aspettano che l'Ue migliori le loro vite e il primo passo significativo in anni per rafforzare lo Stato di diritto. Cittadini e imprese trarranno beneficio da norme più chiare e coerenti, indipendentemente dalla loro posizione nell'Unione”.