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Sannino, l’ambasciatore lanciato da Prodi tra Roma, Madrid e Bruxelles

Stefano Sannino (ansa)

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Il primo incarico di prestigio con il governo del Professore, che poi lo chiamerà in Europa
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BRUXELLES – Una lunga carriera come ambasciatore italiano e nel cuore delle istituzioni europee. Stefano Sannino può essere definito un “diplomatico di razza”, alla Farnesina e nel potere di Bruxelles. Il suo curriculum, senza una macchia, parla chiaro. È entrato al ministero degli Esteri nel 1986 a 27 anni. Poi la prima missione all’estero, a Belgrado. Nel 1996 avvia la collaborazione decennale con Romano Prodi. Si tratta di un sodalizio che attraversa tutta la discesa in campo del leader dell’Ulivo.

Quando nasce il primo governo del Professore, infatti, viene chiamato a Palazzo Chigi, poi nei successivi esecutivi di centrosinistra di quella legislatura, viene nominato capo di gabinetto del Commercio estero prima da Piero Fa…

BRUXELLES – Una lunga carriera come ambasciatore italiano e nel cuore delle istituzioni europee. Stefano Sannino può essere definito un “diplomatico di razza”, alla Farnesina e nel potere di Bruxelles. Il suo curriculum, senza una macchia, parla chiaro. È entrato al ministero degli Esteri nel 1986 a 27 anni. Poi la prima missione all’estero, a Belgrado. Nel 1996 avvia la collaborazione decennale con Romano Prodi. Si tratta di un sodalizio che attraversa tutta la discesa in campo del leader dell’Ulivo.

Quando nasce il primo governo del Professore, infatti, viene chiamato a Palazzo Chigi, poi nei successivi esecutivi di centrosinistra di quella legislatura, viene nominato capo di gabinetto del Commercio estero prima da Piero Fassino e poi da Enrico Letta.

Nel 2001 quando alla presidenza del Consiglio ritorna Silvio Berlusconi, si trasferisce di nuovo a Belgrado come capo della missione Osce. Nel 2002 il primo salto a Bruxelles. Prodi si ricorda di lui e lo chiama nel suo gabinetto perché nel frattempo il Professore era stato eletto presidente della Commissione europea. Nel 2006, con il secondo gabinetto Prodi, anche Sannino rimette piede a Palazzo Chigi, stavolta come consigliere diplomatico.

Nel 2008, quando cade la squadra prodiana, lui rivola verso Bruxelles. Nella capitale belga arriva un incarico di assoluto prestigio nel 2013. Quell’anno è Enrico Letta a salire lo scalone d’onore della presidenza del Consiglio: Sannino riceve l’incarico di Rappresentante permanente d’Italia presso l’Ue. L’”ambasciata” che gestisce tutti i dossier europei. Lo manterrà fino all’inizio del 2016 quanto Matteo Renzi lo sostituisce non con un diplomatico di carriera, ossia con Carlo Calenda. Scelta che provocò non poche critiche soprattutto tra le feluche.

Da Bruxelles allora vola Madrid come ambasciatore d’Italia fino al 2020. Durante quel quadriennio scoppiò più di una polemica per la scelta di esporre la bandiera arcobaleno in ambasciata durante il gay pride madrileno. Un caso costruito dalle destre anche per la sua unione civile con il catalano Santiago Mondragón Vial.

In Spagna, però, nasce l’amicizia con l’allora ministro degli Esteri, Josep Borrell, che una volta nominato Alto rappresentante, lo richiama al Seae, il Servizio europeo per l’azione esterna, diventandone il segretario generale fino allo scorso anno quando — sostituito da Kaja Kallas — si trasferisce al palazzo accanto, in Commissione, come direttore generale per il Medio Oriente e il Mediterraneo.

Sannino è considerato uno dei più grandi conoscitori dell’Unione europea e della politica estera dell’Ue. Nell’inchiesta in cui è coinvolto fino ad ora non è emerso alcun passaggio di denaro.

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