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Amendola (Pd): “Italia fuori dai giochi, colpa delle divisioni nel governo”

Enzo Amendola 

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“Nel nostro Paese va in onda un film di serie B sulla lotta tra Lega e FdI mentre Usa e Russia discutono il nuovo ordine mondiale”
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«Nella vicenda del pacchetto armi, che incrocia la ben più importante e drammatica trattativa fra Usa e Russia per la pace in Ucraina», riflette sconfortato Enzo Amendola, ex ministro per gli Affari europei e deputato Pd, «quelli del governo italiano somigliano ai fratelli Marx della celebre commedia americana: stanno seduti sull’ultima carrozza, senza nessuno che guida il treno».

Cosa intende, onorevole?

«Siamo in una situazione paradossale: in queste ore, fra Washington e Mosca, è in corso una gigantesca partita per il riassetto delle sfere di influenza, con la Casa Bianca che tenta di giocare alla nuova Yalta con il Cremlino, guardando alla Cina. Dinnanzi a questo scenario, che è complicatissimo perché pone l’Europa in una condizione di assoluta fragilità, in Italia va in onda un film di serie B sulla lotta intestina fra Lega e FdI, mentre di FI si sono perse le tracce. Davvero un brutto spettacolo».

Con quali risultati?

«Il nostro governo non ha un ruolo nell’Europa che sta cercan…

«Nella vicenda del pacchetto armi, che incrocia la ben più importante e drammatica trattativa fra Usa e Russia per la pace in Ucraina», riflette sconfortato Enzo Amendola, ex ministro per gli Affari europei e deputato Pd, «quelli del governo italiano somigliano ai fratelli Marx della celebre commedia americana: stanno seduti sull’ultima carrozza, senza nessuno che guida il treno».

Cosa intende, onorevole?

«Siamo in una situazione paradossale: in queste ore, fra Washington e Mosca, è in corso una gigantesca partita per il riassetto delle sfere di influenza, con la Casa Bianca che tenta di giocare alla nuova Yalta con il Cremlino, guardando alla Cina. Dinnanzi a questo scenario, che è complicatissimo perché pone l’Europa in una condizione di assoluta fragilità, in Italia va in onda un film di serie B sulla lotta intestina fra Lega e FdI, mentre di FI si sono perse le tracce. Davvero un brutto spettacolo».

Con quali risultati?

«Il nostro governo non ha un ruolo nell’Europa che sta cercando di entrare nel negoziato a difesa di Kiev e delle democrazie occidentali, né comprende che l’interesse degli Usa è confliggente con il nostro in termini di assetti globali, di condizioni economiche e di prospettive del vecchio continente. Mentre da una parte c’è un livello di serie A in cui si discute del nuovo ordine mondiale, qui si dibatte degli equilibri interni alla coalizione di centrodestra. A questo è ridotta la politica estera dell’Italia: si resta a guardare, dall’ultima fila».

Forse perché non sanno da che parte stare? Dopo Meloni pontiera di Trump, Salvini adesso sogna di aprire ponti con la Russia.

«La loro è una pura illusione. La risposta di Trump a Meloni è arrivata con i dazi. Quanto a Salvini, basta vedere cosa è accaduto ieri a Mosca, con gli inviati del presidente Usa che hanno aspettato otto ore per essere ricevuti e sono stati sbeffeggiati in pubblico. Se persino l’amministrazione degli Stati Uniti sta avendo difficoltà a chiudere un accordo con Putin, anche alle spalle dei Paesi europei, non oso immaginare cosa succederebbe se ci provasse il leader di un piccolo partito italiano come la Lega».

Ma perché insiste? Solo per dar fastidio alla premier?

«Lui la maglietta con la faccia di Putin indossata anni fa sulla Piazza Rossa non se l’è mai tolta. La sua è ammirazione autentica per un’idea tipicamente sovranista e anti-europea, con tanti saluti al nostro interesse nazionale che è legato indissolubilmente all’Unione come comunità di destino».

Il leghista Romeo ha però avvertito che sul pacchetto armi serve cautela proprio perché c’è una trattativa in corso. Ha torto?

«Quel che a Romeo sfugge è che l’Italia non partecipa alla trattativa, siamo spettatori. Avrebbe senso se fossimo protagonisti con l’Europa, non tagliati fuori. Da chi? Da Trump e Putin, i loro sedicenti amici».

Quindi per voi l’invio di forniture militari va approvato subito?

«Noi abbiamo sempre sostenuto la difesa ucraina e chiesto che si aprisse un negoziato. Il problema non sono le opposizioni, il problema è il governo. Dov’è Meloni in questa partita? Non c’è. Il loro slogan, su Gaza come su Kiev, è uno solo: io speriamo che me la cavo. Sono due anni che tra Medio Oriente e Ucraina, non siede ad alcun tavolo, si limita a tifare per il tycoon Usa, augurandosi che riesca a portare a casa un risultato».

Lei pensa che la capa del governo stia frenando su Kiev, sebbene abbia precisato che mandare armi non significa essere contro la pace?

«Si sta nascondendo perché sa benissimo che il negoziato è ostico e il ruolo di pontiera esiste solo nella sua testa. Chi guida un Paese del G7 come l’Italia dovrebbe cercare di infilarsi nello spiraglio che pure si è aperto e spingere per arrivare al cessate il fuoco. Ad ora il primo obbiettivo da raggiungere».

Ma allora a che gioco stanno giocando Meloni e Salvini?

«È un derby su un campo minore che non riguarda la vera partita, in corso a ben altre latitudini».

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