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Pd, assemblea del 14: il no dei riformisti al voto su Schlein

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ROMA – Al Nazareno l’ufficio complicazione affari semplici ha ricominciato a funzionare a pieno ritmo. Neanche l’assemblea nazionale convocata per il 14 dicembre, lo stesso giorno della chiusura di Atreju — data strategica per permettere a Elly Schlein di replicare a Giorgia Meloni pressoché in contemporanea — riesce a riportare la pace fra le varie anime del Pd. Tutte d’accordo sulla necessità di avviare una discussione seria in seno al partito, all’indomani delle regionali e in vista della costruzione delle alleanze per le politiche, ma non sulla sede per farlo, né sui contenuti.

Il correntone di maggioranza tenuto a battesimo a Montepulciano (Orlando-Franceschini-Speranza) aveva infatti intenzione di far votare al parlamentino dem una modifica statutaria o un ordine del giorno per incoronare la segretaria unica candidata del Pd alla premiership in caso di primarie di coalizione, ma i riformisti guidati da Lorenzo Guerini si sono messi di traverso. Spedendo un messaggio chiaro al v…

ROMA – Al Nazareno l’ufficio complicazione affari semplici ha ricominciato a funzionare a pieno ritmo. Neanche l’assemblea nazionale convocata per il 14 dicembre, lo stesso giorno della chiusura di Atreju — data strategica per permettere a Elly Schlein di replicare a Giorgia Meloni pressoché in contemporanea — riesce a riportare la pace fra le varie anime del Pd. Tutte d’accordo sulla necessità di avviare una discussione seria in seno al partito, all’indomani delle regionali e in vista della costruzione delle alleanze per le politiche, ma non sulla sede per farlo, né sui contenuti.

Il correntone di maggioranza tenuto a battesimo a Montepulciano (Orlando-Franceschini-Speranza) aveva infatti intenzione di far votare al parlamentino dem una modifica statutaria o un ordine del giorno per incoronare la segretaria unica candidata del Pd alla premiership in caso di primarie di coalizione, ma i riformisti guidati da Lorenzo Guerini si sono messi di traverso. Spedendo un messaggio chiaro al vertice: no al cambio delle regole interne, considerato «una forzatura», e richiesta di una Direzione, che «è il vero luogo del confronto politico sulle tante sfide che abbiamo davanti: legge elettorale, scenario internazionale, referendum sulla giustizia», da svolgere prima dell’assemblea. Non solo perché in tutto l’anno ne sono state convocate appena due, «l’ultima delle quali finta, senza un vero dibattito, dal momento che eravamo a ridosso delle regionali». Ma soprattutto perché le assise fra dieci giorni — «organizzate nello stesso giorno di Atreju come controprogrammazione a Meloni» — fatte così servono a poco e rischiano di «svilire il ruolo stesso dell’assemblea».

Anche se poi, a ben guardare, le ragioni del malumore riformista risiedono nella manomissione dello Statuto: la seconda modifica «ad Ellym», hanno ironizzato, dopo quella voluto da Enrico Letta per consentire a Schlein di correre al congresso da non tesserata. «Il fatto che la si debba blindare è una prova di debolezza», sostengono.

Sia come sia, a sera, uno stringato comunicato del Nazareno annuncia che l’assemblea voterà solo la relazione della segretaria e il rendiconto del 2xmille. Nient’altro, almeno per adesso.

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