Uno scudo spaziale italiano, con satelliti spia per avvistare missili e droni, connessi in tempo reale ai caccia e alle batterie terra-aria per intercettarli. Il progetto illustrato ieri dal ministro Guido Crosetto alle commissioni parlamentari fa notizia ma non è una novità: è stato già descritto nel Documento programmatico pluriennale consegnato alle Camere due mesi fa. Il costo previsto è lo stesso: 4,4 miliardi in più anni. Un investimento molto rilevante e probabilmente insufficiente a completare la barriera globale. Il ministro è stato chiaro: «Il “dome” nazionale è un’architettura protettiva multilivello che prevede la difesa spaziale, missilistica e antidrone. Una difesa che non abbiamo mai avuto e non più rinunciabile. Sensori orbitanti per l’allarme missilistico; radar avanzati; velivoli di difesa aerea come il caccia Gcap di sesta generazione; la batteria Samp-T next generation; apparati antidroni. Nasce da quello che abbiamo visto in Israele e che vediamo ogni giorno in U…
Uno scudo spaziale italiano, con satelliti spia per avvistare missili e droni, connessi in tempo reale ai caccia e alle batterie terra-aria per intercettarli. Il progetto illustrato ieri dal ministro Guido Crosetto alle commissioni parlamentari fa notizia ma non è una novità: è stato già descritto nel Documento programmatico pluriennale consegnato alle Camere due mesi fa. Il costo previsto è lo stesso: 4,4 miliardi in più anni. Un investimento molto rilevante e probabilmente insufficiente a completare la barriera globale. Il ministro è stato chiaro: «Il “dome” nazionale è un’architettura protettiva multilivello che prevede la difesa spaziale, missilistica e antidrone. Una difesa che non abbiamo mai avuto e non più rinunciabile. Sensori orbitanti per l’allarme missilistico; radar avanzati; velivoli di difesa aerea come il caccia Gcap di sesta generazione; la batteria Samp-T next generation; apparati antidroni. Nasce da quello che abbiamo visto in Israele e che vediamo ogni giorno in Ucraina».
Il programma prevede progetti made in Italy, in linea con il concetto del “Michelangelo Dome” di Leonardo varato la scorsa settimana. «Investire in sicurezza — ha sottolineato Crosetto — rappresenta un motore fondamentale per la crescita economica nazionale in termini di ritorno, di effetti positivi sul piano occupazionale, di esportazioni, di acquisizione di tecnologia». Il ministro ha parlato con schiettezza del ritardo italiano davanti a minacce in evoluzione continua. Ha paragonato la situazione al discorso della Regina di “Alice nel paese delle meraviglie”: «Devi correre più che puoi per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte, devi correre almeno il doppio». Per questo ritiene che i fondi stanziati non siano all’altezza delle sfide: «Il dominio cyber rappresenta una dimensione strategica fondamentale. La valorizzazione del dato, le connettività avanzata e la sicurezza cibernetica in senso pieno sono tre assi che prevedono investimenti per 500 milioni l’anno. Troppo poco».
Non è solo questione di risorse, ma anche di numeri e di organizzazione. Per questo Crosetto annuncia una riforma a 360 gradi: «C’è l’esigenza di dotarci di uno strumento militare efficiente ed efficace, pronto ad adeguarsi a cambi repentini che ci rendono impossibile definire il futuro dal punto di vista della minaccia, degli scenari e delle tecnologie. È un tema che richiede un profondo rinnovamento della Difesa, che possiamo gestire insieme e che deve essere approvato dal Parlamento, dove lo proporrò all’inizio del 2016. Ho chiesto ai presidenti di Camera e Senato procedure accelerate: si può contenere la discussione e portare a casa la legge in due mesi».
Troppe visite degli onorevoli alle forze armate all’estero, Crosetto al Parlamento: “Vanno limitate”
Crosetto offre poche anticipazioni. Implementare alcuni settori chiave, anche utilizzando tecnici civili attraverso forme di “riserva selezionata”. Creare nuove figure di giovani soldati in servizio per uno-due anni — come quelle della “leva volontaria” — e restituire progressivamente il compito di pattugliare le città alle forze dell’ordine. Incrementare i ranghi delle truppe professionali più addestrate: «Stiamo pensando di aumentare le missioni all’estero: la nostra presenza in Africa sarà sempre maggiore se vogliamo andare alla fonte per prevenire i problemi». «Proporrò — ha aggiunto poi al Defence Summit — al Parlamento la costruzione di un Paese nel quale industria, università, Difesa, sono tutt’uno. Siamo troppo piccoli per avere compartimenti stagni». Una svolta che — secondo Crosetto — implica «una crescita mentale non solo della politica, ma anche dell’industria: ci sono momenti in cui la logica del profitto deve venir meno anche se si è quotati in Borsa».