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Da Ginzburg a Saviano, l’appello degli intellettuali: no a norme che banalizzano l’antisemitismo

23/03/2024 Roma. Libri come, festa del libro e della lettura. Lezione di Roberto Saviano: "Come James Baldwin" 

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L'ultimo tentativo in ordine di tempo è stato quello proposto da Graziano Delrio e Simona Malpezzi del Pd che ha provocato una forte politica dentro al partito. Gli studiosi: “Così si usa la lotta all’antisemitismo come strumento politico per limitare la libertà del dibattito pubblico”
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L'ultimo in ordine di tempo è stato quello proposto da Graziano Delrio e Simona Malpezzi del Pd: un ddl che, in nome della lotta all'antisemitismo, rischia di tradursi in provvedimenti liberticidi. A sostenerlo è un gruppo di studiosi e intellettuali della materia, molti dei quali di origine o religione ebraica: Anna Foa, Carlo Ginzburg, Gad Lerner, Stefano Levi Della Torre, Helena Janeczek, Roberto Saviano, Valentina Pisanty, tra gli altri.

Ad oggi i disegni di legge in esame sono quattro: oltre a quello proposto dalla minoranza pd, gli altri li firmano Massimiliano Romeo (Lega), Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Maurizio Gasparri (Forza Italia), quest’ultimo con una proposta che interviene persino in ambito penale. «Queste iniziative legislative da un lato banalizzano l’antisemitismo - scrivono i promotori nella loro dichiarazione - dall’altro, come si è visto anche nella recente offensiva del governo Trump contro le principali università americane, usano la lotta all’antisemitismo co…

L'ultimo in ordine di tempo è stato quello proposto da Graziano Delrio e Simona Malpezzi del Pd: un ddl che, in nome della lotta all'antisemitismo, rischia di tradursi in provvedimenti liberticidi. A sostenerlo è un gruppo di studiosi e intellettuali della materia, molti dei quali di origine o religione ebraica: Anna Foa, Carlo Ginzburg, Gad Lerner, Stefano Levi Della Torre, Helena Janeczek, Roberto Saviano, Valentina Pisanty, tra gli altri.

Ad oggi i disegni di legge in esame sono quattro: oltre a quello proposto dalla minoranza pd, gli altri li firmano Massimiliano Romeo (Lega), Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Maurizio Gasparri (Forza Italia), quest’ultimo con una proposta che interviene persino in ambito penale. «Queste iniziative legislative da un lato banalizzano l’antisemitismo - scrivono i promotori nella loro dichiarazione - dall’altro, come si è visto anche nella recente offensiva del governo Trump contro le principali università americane, usano la lotta all’antisemitismo come strumento politico per limitare la libertà del dibattito pubblico, della ricerca e della critica legittima a Israele, che da anni porta avanti politiche violente, autoritarie e perfino genocidarie contro i palestinesi».

Per questa ragione «riteniamo controproducente, ai fini di un efficace contrasto dell’antisemitismo, introdurre leggi speciali - si legge ancora - che di fatto lo separano dalla lotta contro ogni forma di razzismo. Stabilire un presunto privilegio di esenzione dalla critica politica ed etica “in favore degli ebrei” e solo di questi che nei fatti tutela solo chi sostiene in modo incondizionato le ragioni di Israele, non può che alimentare nuova ostilità e ulteriore antisemitismo. Quest’ultimo certamente è esiste ed esiste ma va sempre contrastato accanto a islamofobia, razzismo d ogni forma di discriminazione».

Il punto è che i quattro disegni di legge recepiscono la controversa definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), sponsorizzata con forza dallo Stato di Israele, che però è molto contestata a livello internazionale da molti dei maggiori specialisti di storia dell’antisemitismo e della Shoah; nel farlo si ignora l'autorevole Jerusalem Declaration on Antisemitism. Dove ad esempio si rifiuta la corrispondenza tra la anche forte e radicale critica alle politiche israeliane con l'antisemitismo. Gli studiosi e scrittori - oltre ai su citati, ci sono Roberto Della Seta, Lisa Ginzburg, Giovanni Levi, Simon Levis Sullam e Bruno Montesano - denunciano perciò il rischio dell'uso politico dell'accusa di antisemitismo, cioè quello di repressione della libertà di opinione e parola, a cominciare dalla legittima critica al governo israeliano, come già avviene negli Usa di Trump e in diversi Paesi europei.

La definizione dell’IHRA è: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Ma poi nelle ulteriori spiegazioni si aggiunge ad esempio che è antisemitismo “negare agli ebrei il

diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza

dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”, oppure “applicare due pesi e

due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non

atteso da o non richiesto a nessun altro Stato democratico”, o ancora “usare simboli e

immagini associati all’antisemitismo classico (per esempio l’accusa del

deicidio o della calunnia del sangue) per caratterizzare Israele o gli

israeliani”.

Mentre la Jerusalem Declaration on Antisemitism parla di "discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei o contro le istituzioni ebraiche" e non sono antisemitismo “critiche allo Stato di Israele, se paragonabili a quelle mosse a qualsiasi altro paese”.

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