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Ucraina, Meloni incontra i vice: evitare strappi sul decreto armi. Il blitz dei troll bielorussi

Giorgia Meloni

 

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Il messaggio a Salvini: fermare gli aiuti non giova a Trump. Alert per l’azione di propaganda che sfrutta le divisioni nel governo
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Entrano assieme in consiglio dei ministri. Giorgia Meloni e Matteo Salvini, appena rientrato dalla missione a Bruxelles. Si parlano fugacemente - come pure con Antonio Tajani - dopo giorni complicati attorno al decreto per le armi all’Ucraina. Quello su cui la Lega minaccia un “no” a cui nessuno crede, perché aprirebbe una crisi di governo. «Non possiamo sottrarci», è il messaggio della premier recapitato all’alleato. Anche perché, è il senso del ragionamento, non si tratterebbe neanche di un favore a Trump. Secondo fonti del Carroccio, il vicepremier risponde sostenendo quello che ha detto anche poche ore prima in Belgio, a colloquio con alcuni colleghi continentali: vediamo come evolve la mediazione americana, aspettiamo l’ultimo giorno utile per decidere. Tra le ipotesi, c’è quella di presentare il testo in cdm il 29 dicembre: in larghissimo anticipo, infatti, è già stata convocata una riunione dell’esecutivo per quella data.

Entrano assieme in consiglio dei ministri. Giorgia Meloni e Matteo Salvini, appena rientrato dalla missione a Bruxelles. Si parlano fugacemente - come pure con Antonio Tajani - dopo giorni complicati attorno al decreto per le armi all’Ucraina. Quello su cui la Lega minaccia un “no” a cui nessuno crede, perché aprirebbe una crisi di governo. «Non possiamo sottrarci», è il messaggio della premier recapitato all’alleato. Anche perché, è il senso del ragionamento, non si tratterebbe neanche di un favore a Trump. Secondo fonti del Carroccio, il vicepremier risponde sostenendo quello che ha detto anche poche ore prima in Belgio, a colloquio con alcuni colleghi continentali: vediamo come evolve la mediazione americana, aspettiamo l’ultimo giorno utile per decidere. Tra le ipotesi, c’è quella di presentare il testo in cdm il 29 dicembre: in larghissimo anticipo, infatti, è già stata convocata una riunione dell’esecutivo per quella data.

Non possiamo sottrarci, è dunque la linea di Meloni. E d’altra parte, la pressione sul governo italiano è enorme. Un dettaglio lo svela meglio di mille ragionamenti. Succede ieri, al mattino. Tajani pronuncia una frase: «Le armi italiane vanno usate per la difesa dell’Ucraina, non contro la Russia». È un ragionamento non inedito, pronunciato svariate volte, ma che stavolta scatena un problema politico e di sicurezza. Da giorni, infatti, Salvini mette in discussione proprio gli aiuti a Kiev, rompendo il fronte unitario di sostegno alla causa ucraina. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri possono ingenerare il sospetto di un cambio di linea. In pochi minuti, chi è impegnato a monitorare le campagne di disinformazione costruite attraverso profili social di troll e utenti Telegram, lancia un allarme specifico. Secondo le prime analisi, si tratterebbe di account collegati alla Bielorussia, alleato di Mosca. Con un messaggio che è sostanzialmente questo: Roma sta capitolando nel sostegno all’Ucraina, questa è l’ennesima prova di una svolta contro Kiev.

Non è il primo caso, nelle ultime settimane: da giorni, è in atto una campagna centrata sull’Italia e legata all’inchiesta su Federica Mogherini. E un altro episodio è stato denunciato ieri da Guido Crosetto dopo le parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone sulla guerra ibrida («l’attività principale per rilanciare quelle frasi è arrivata dalla Russia»). Bisogna correre in fretta ai ripari. Dopo circa tre ore, Tajani interviene per fugare ogni dubbio. Sostiene che le armi italiane saranno spedite all’Ucraina e la politica estera la decidono Palazzo Chigi e la Farnesina, non Salvini. Intercettato fuori dalla Camera, il ministro è ancora più netto: «Che succede se la Lega vota contro? Ma figuratevi se vota contro…».

È un messaggio necessario, che serve a minimizzare i distinguo del Carroccio. Non è l’unico, tra l’altro. Alla buvette di Montecitorio, Ignazio La Russa premette di non aver seguito lo scontro sul provvedimento per le armi, ma poi aggiunge: «Quel decreto si farà, certo che si farà». E Guido Crosetto, sulla stessa posizione: «Finora la Lega ha supportato tutto ciò che il governo ha fatto. Penso che lo farà anche questa volta».

Quando, però, è questione di incastri politici e prudenze diplomatiche. Dipende ad esempio anche dall’evoluzione della trattativa tra Mosca e Kiev. C’è tempo fino al 31 dicembre, quando scade il dl. Per lasciare aperta ogni opzione, la presidente del Consiglio ha fatto impostare un’agenda di tutte le possibili riunioni di dicembre: giovedì 11 alle 17.45, lunedì 22 alle 15.30 e lunedì 29 alle 15, due giorni prima di Capodanno. Ecco forse a cosa si riferisce Salvini quando prega la premier di decidere soltanto l’ultimo giorno utile possibile.

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