ROMA – Da mesi, Guido Crosetto mette in guardia dal rischio che gli Usa possano attuare un progressivo disimpegno nella difesa dell’Europa. Ieri il ministro della Difesa, prendendo spunto dal documento dell’amministrazione Trump che ridisegna l’interesse strategico dei prossimi anni, ha condensato questi ragionamenti su X. Molto diretto, quasi spietato: «La traiettoria della politica americana era evidente già prima di Trump, che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile — sostiene Crosetto — Gli Usa hanno in corso una competizione complessa e dura con la Cina e ogni loro atto deve essere letto in questo scenario. Trump ha semplicemente esplicitato che l’Ue gli serve poco o nulla in questa competizione».
È, appunto, un’analisi brutale. Che nella forma scelta non coincide del tutto con le dichiarazioni rilasciate poche ore prima da Giorgia Meloni durante il Tg La7, quando la premier aveva sostenuto: «Non c’è un’incrinatura tra Usa e Ue». Certo, sul punto centrale del dibattito —…
ROMA – Da mesi, Guido Crosetto mette in guardia dal rischio che gli Usa possano attuare un progressivo disimpegno nella difesa dell’Europa. Ieri il ministro della Difesa, prendendo spunto dal documento dell’amministrazione Trump che ridisegna l’interesse strategico dei prossimi anni, ha condensato questi ragionamenti su X. Molto diretto, quasi spietato: «La traiettoria della politica americana era evidente già prima di Trump, che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile — sostiene Crosetto — Gli Usa hanno in corso una competizione complessa e dura con la Cina e ogni loro atto deve essere letto in questo scenario. Trump ha semplicemente esplicitato che l’Ue gli serve poco o nulla in questa competizione».
È, appunto, un’analisi brutale. Che nella forma scelta non coincide del tutto con le dichiarazioni rilasciate poche ore prima da Giorgia Meloni durante il Tg La7, quando la premier aveva sostenuto: «Non c’è un’incrinatura tra Usa e Ue». Certo, sul punto centrale del dibattito — vale a dire la necessità che Bruxelles si attrezzi per fare a meno dello scudo americano — anche la premier è netta: «Se l’Europa vuole essere grande deve difendersi da sola». Ma nel dirlo, aveva evitato di fotografare fino in fondo l’indifferenza di Washington per il destino degli europei.
Nel post, il ministro della Difesa descrive una dinamica a suo dire inesorabile (ed allarmante): «Ogni decisione, ogni atto futuro sarà affrontato con un solo obiettivo: il rafforzamento degli Usa nella competizione con la Cina». A colpire è l’elenco delle ragioni per le quali il vecchio continente sarebbe poco utile alla sfida Usa: l’assenza di risorse naturali, il ritardo su innovazione e tecnologia, la debolezza militare. «Rispetto ai nuovi attori del Mondo, è piccola, lenta e “vecchia”». Crosetto ammette che il presidente Usa ha messo in fila i concetti con «un po’ di asprezza», ma non si mostra stupito: «I suoi giudizi sono noti da anni». Anche perché in gioco, ricorda, c’è la «supremazia in questo secolo». Questo quadro deve dunque spingere l’Europa ad agire.
Per il ministro, le prossime sfide sono quelle legate all’accaparramento di risorse, tecnologie, crescita economica «per garantirci futuro». «La pessima notizia è che dovremmo (per me dovremo) pensare a ciò che finora ci avevano fornito, gratuitamente, i nostri alleati statunitensi: sicurezza, difesa e deterrenza. Non parlo solo di quelle militari». L’Italia non può farcela da sola: su energia e materie prime deve giocare di sponda con «Africa, Golfo, Asia, Sud America, Australia». Detto questo, l’Europa resta «luogo naturale dove poter trovare partners per fare ciò che da soli siamo troppo piccoli per realizzare». Vale ad esempio «per la difesa: più siamo, più è forte, meno costa». È un invito che risente anche dal ruolo di Crosetto: da ministro, ha già premuto in più occasioni per un ingente sforzo economico necessario ad adeguare il livello di sicurezza e cyber-sicurezza del Paese, irritando in alcuni casi il Tesoro. E presenterà presto il progetto di riforma del comparto.
Sul fronte opposto, a commentare il testo sulla Strategia Usa si muove l’ex premier Romano Prodi. In quel documento, sostiene, «non c’è niente di diverso da quello che sempre ha detto Trump, che è antieuropeo e vuole parlare solo con gli autoritari». Il presidente Usa, prosegue, «disprezza la democrazia, la sta disprezzando al suo interno e la disprezza nei suoi rapporti con gli altri paesi». Quanto a Meloni, «la sua fortuna è che giocando sul funambolismo ce la fa: ma nelle cose fondamentali non c’è nulla su cui questa coalizione abbia una visione unica. Sulla guerra non ce l’ha, né sull’economia. E l’Italia, opponendosi al meccanismo dell’unanimità in Ue, diventa «freno e non motore nei confronti dell’Europa».