Meloni sta con gli Usa: “La Ue si difenda da sé”. Salvini: stop alle armi
Lorenzo De CiccoROMA – Alle otto e un quarto di sera, ospite di Enrico Mentana al tg de La7, Giorgia Meloni non muove una critica alla strategia dell’amministrazione Usa di Donald Trump, che prospetta per l’Europa un’apocalittica «erosione della civiltà». Le cancellerie di mezzo continente sono inquiete, la premier invece a favore di camera sfodera un sorrisone. E fa la trumpiana, dice di apprezzare l’analisi: «Alcuni giudizi li condivido, da prima che me lo segnalassero gli Stati Uniti; che la politica europea sulla migrazione sia stata sbagliata sono assolutamente d’accordo». L’Europa, sostiene la leader di FdI, «deve essere capace di difendersi da sola, non parlerei di un incrinarsi dei rapporti con gli Usa, questo documento di Trump dice qualcosa che va avanti da tempo, un processo storico inevitabile». Le sferzate di The Donald sarebbero insomma «un’occasione».
Il tema clou dei burrascosi rapporti tra le due sponde dell’Atlantico sono le spese militari, il contributo dei partner europei alla Na…
ROMA – Alle otto e un quarto di sera, ospite di Enrico Mentana al tg de La7, Giorgia Meloni non muove una critica alla strategia dell’amministrazione Usa di Donald Trump, che prospetta per l’Europa un’apocalittica «erosione della civiltà». Le cancellerie di mezzo continente sono inquiete, la premier invece a favore di camera sfodera un sorrisone. E fa la trumpiana, dice di apprezzare l’analisi: «Alcuni giudizi li condivido, da prima che me lo segnalassero gli Stati Uniti; che la politica europea sulla migrazione sia stata sbagliata sono assolutamente d’accordo». L’Europa, sostiene la leader di FdI, «deve essere capace di difendersi da sola, non parlerei di un incrinarsi dei rapporti con gli Usa, questo documento di Trump dice qualcosa che va avanti da tempo, un processo storico inevitabile». Le sferzate di The Donald sarebbero insomma «un’occasione».
Il tema clou dei burrascosi rapporti tra le due sponde dell’Atlantico sono le spese militari, il contributo dei partner europei alla Nato. «C’è un prezzo da pagare, la difesa ha un costo economico e produce una libertà politica», è la tesi di Meloni. Che però non annuncia cambi di rotta sul piano che ha più a cuore Washington: il Purl, il meccanismo per finanziare l’Ucraina tramite armi americane. Per Roma se ne riparlerà l’anno prossimo, nonostante il pressing martellante dell’Alleanza atlantica guidata da Mark Rutte, mentre il Pentagono annuncia che è stata autorizzata la vendita potenziale all’Italia di missili a lunga gittata per 301 milioni di dollari.
Su Kiev però, dice Meloni, «la linea del governo non cambia». Le sortite di Salvini sempre più ostili al sostegno all’Ucraina, da rinnovare entro capodanno? «Io ascolto sempre quello che dicono i miei alleati. Questo non è un dibattito tra filo-russi, filo-americani, filo-europei, noi siamo tutti filo-italiani. I fili ce li hanno i burattini». Qualche frecciata al capo leghista arriva: «Il tema vero è come si difende meglio l’interesse nazionale. Quello che accade in Ucraina ci riguarda». E ancora: la pace «non si costruisce con le buone intenzioni, ma con la deterrenza, che serve anche oggi». Non mandando aiuti «rischiamo di pagare un prezzo molto più alto».
Salvini però insiste. Anzi, alza ancora il tiro. Ieri sosteneva che in Russia ci fossero «meno corrotti» che in Ucraina. Mosca, ha aggiunto, ha già sconfitto Hitler, «che era un attimino più attrezzato di Zelensky». E a domanda sul decreto per l’Ucraina, che il governo deve varare entro fine anno, ha messo a verbale: «È più prudente fermarsi, come dice il Santo Padre. L’invio di altre armi avvicina la pace o allontana la pace? La risposta mi sembra evidente». Anche sugli asset russi che l’Ue vuole scongelare per finanziare Kiev, il segretario della Lega si mette di traverso: «Non si possono sequestrare i beni della Russia, è illegale». Non sono solo uscite in tv. Il Carroccio, visto anche il nuovo corso a Washington, ha preso coraggio. Non solo non ha dichiarato come voterà nel cdm che, tra due-tre settimane, dovrà varare il nuovo decreto per le forniture militari a Zelensky. Ma si prepara a dare battaglia già tra una decina di giorni: il 16 e 17 dicembre Camera e Senato devono votare una risoluzione di maggioranza in vista del Consiglio europeo. Massimiliano Romeo, capogruppo leghista a Palazzo Madama, avverte: «Discuteremo con i nostri alleati, ma in quella risoluzione faremo valere le nostre ragioni». Sulle armi in primis.
Pure FdI ha i suoi patemi. Dopo due giorni di imbarazzo, i Fratelli hanno deciso di smarcarsi seccamente (allineandosi con la Lega) dalla posizione espressa dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha suggerito di utilizzare il Mes come garanzia per gli asset di Mosca. Proposta di cui sta discutendo l’Ue in questi giorni. Con due parlamentari di peso, sia Marco Osnato che Raffaele Speranzon, il partito di maggioranza relativa ha sconfessato la mossa: siamo contrari.