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Paesi sicuri, Chiara Braga: “Nuovo spreco di risorse, sbagliano a cantare vittoria”

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Per la capogruppo Pd alla Camera “ci sono posti disponibili nei centri italiani che costano tre volte meno dell’operazione albanese”
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L’accordo sui rimpatri raggiunto a Bruxelles dai ministri dell’Interno «è un passo indietro sui diritti e non cancella l’enorme spreco di risorse». La capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, che nei mesi scorsi ha visitato i centri per i migranti in Albania, mette in guardia il governo, che «non raggiungerà l’obiettivo che spera. Sbaglia a cantar vittoria».

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che le due strutture previste dall’accordo Italia-Albania saranno il primo esempio di return hub (hub di rimpatrio) citati dai regolamenti approvati. Perché non dovrebbe essere così?

«Non è così scontato che quei centri possano diventare dei return hub per le procedure accelerate di frontiera che è il motivo per cui sono stati inutilmente costruiti».

Quindi diventerebbero dei Centri di permanenza per il rimpatrio come quelli già presenti in Italia?

«Il rischio è questo. C’è stato uno spreco di risorse che continuerà ad esserci. Sono stati costruiti due centri e uno di questi…

L’accordo sui rimpatri raggiunto a Bruxelles dai ministri dell’Interno «è un passo indietro sui diritti e non cancella l’enorme spreco di risorse». La capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, che nei mesi scorsi ha visitato i centri per i migranti in Albania, mette in guardia il governo, che «non raggiungerà l’obiettivo che spera. Sbaglia a cantar vittoria».

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che le due strutture previste dall’accordo Italia-Albania saranno il primo esempio di return hub (hub di rimpatrio) citati dai regolamenti approvati. Perché non dovrebbe essere così?

«Non è così scontato che quei centri possano diventare dei return hub per le procedure accelerate di frontiera che è il motivo per cui sono stati inutilmente costruiti».

Quindi diventerebbero dei Centri di permanenza per il rimpatrio come quelli già presenti in Italia?

«Il rischio è questo. C’è stato uno spreco di risorse che continuerà ad esserci. Sono stati costruiti due centri e uno di questi è praticamente sempre stato chiuso mentre l’altro è costantemente sottoutilizzato. Non a caso lo sperpero è stato denunciato non solo dalle visite e dalle ispezioni ripetute fatte dai parlamentari del Pd, ma anche da segnalazioni agli organi di controllo, dalla Corte dei conti all’Anac».

Chiedete la chiusura dei centri in Albania nonostante l’accordo fatto in Europa vada nella direzione di non far entrare negli Stati membri i migranti provenienti dai Paesi sicuri?

«Quei centri sono inutili dall’inizio. Per far transitare i migranti ci sono tuttora spazi disponibili nei centri italiani che costano tre volte meno di quelli sostenuti per l’operazione di propaganda del governo Meloni. Abbiamo una destra disperata che sulla manovra brancola nel buio rincorrendo soluzioni creative per racimolare qualche risorsa, come il trasferimento allo Stato dell’oro di Bankitalia e l’aumento dell’uso dei contanti. Invece quei milioni buttati nei centri in Albana potevano essere usati per altre priorità, dalla sanità alla sicurezza nelle città».

In base all’accordo, Egitto, Tunisia e Bangladesh sarebbero Paesi sicuri. È quindi un’intesa che dà ragione al governo italiano che si era anche ribellato alle sentenze della procura di Roma quando aveva bloccato il trasferimento dei sedici migranti nei centri in Albania perché provenienti da questi Paesi?

«L’Italia pretendeva che fossero molti di più i Paesi riconosciuti come sicuri. Sono stati dimezzati rispetto al decreto approvato dal governo e comunque rimane la valutazione di ogni singolo caso, perché il diritto alla protezione riguarda il singolo individuo. Questo accordo è pessimo ed è un passo indietro rispetto alla validità del diritto d’asilo come era stato costruito in questi anni. È improprio cantar vittoria perché stiamo parlando di singole persone che possono far valere i loro diritti davanti al tribunale come casi specifici».

Secondo il governo, in questo modo, l’iter delle domande di protezione internazionale sarà più rapido.

«Non è così, semplicemente si va verso un modello in cui non ci sarà più garanzia dei diritti, basta fare accordi opachi con Paesi terzi per togliersi il “fastidio” dei richiedenti asilo. Il patto migrazione/asilo viene stravolto da un accordo tra le destre, quella più estrema in Europa e anche dal Ppe. Mentre Orbàn, alleato di Meloni, ha già detto che non intende sostenere gli impegni di solidarietà».

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