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In Albania i migranti da Egitto e Bangladesh: il piano del Viminale

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Il governo punta a riaprire le strutture a partire dalla primavera. La Cei: “Centri ai margini della democrazia”
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ROMA – Il Viminale ha già un piano per ripartire con i centri in Albania. Addirittura in primavera se gli accordi sui tre nuovi regolamenti varati lunedì dal Consiglio Ue supereranno agevolmente lo scoglio del trilogo il 17 dicembre. Il passaggio successivo sarà l’approvazione del Parlamento anche prima dell’entrata in vigore del nuovo Patto asilo e migrazione fissata per il 12 giugno prossimo.

Gjader, è questo il progetto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, riaprirà le porte del centro ai richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri nell’attesa dell’espletamento delle procedure accelerate di frontiera. Non più però prelevati direttamente dal mare con screening a bordo delle navi della Marina ma portati sull’altra sponda dell’Adriatico da…

ROMA – Il Viminale ha già un piano per ripartire con i centri in Albania. Addirittura in primavera se gli accordi sui tre nuovi regolamenti varati lunedì dal Consiglio Ue supereranno agevolmente lo scoglio del trilogo il 17 dicembre. Il passaggio successivo sarà l’approvazione del Parlamento anche prima dell’entrata in vigore del nuovo Patto asilo e migrazione fissata per il 12 giugno prossimo.

Gjader, è questo il progetto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, riaprirà le porte del centro ai richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri nell’attesa dell’espletamento delle procedure accelerate di frontiera. Non più però prelevati direttamente dal mare con screening a bordo delle navi della Marina ma portati sull’altra sponda dell’Adriatico dagli hotspot italiani subito dopo il loro arrivo, che avvenga con mezzi navali italiani, direttamente con i barconi o persino soccorsi dalle Ong. Considerando il centro albanese come return hub realizzato in un Paese terzo sicuro, grazie alle nuove norme europee, sarà possibile rinchiudervi i migranti provenienti da Paesi sicuri le cui domande verranno esaminate con le procedure accelerate di frontiera. E, secondo le stime del governo, questa volta non saranno poche decine visto che l’istituzione della lista europea dei Paesi d’origine sicuri consentirà ora di portare in Albania i migranti provenienti da Bangladesh ed Egitto, da cui anche nel 2025 è arrivata la maggior parte delle persone sbarcate, più di 28.000. Poco meno della metà degli arrivi complessivi, a cui devono aggiungersi tunisini e marocchini, anche loro rimpatriabili rapidamente con le procedure accelerate di frontiera.

Secondo il piano del Viminale, dunque buona parte, se non tutti i posti disponibili a Gjader, circa 1.100, potrebbero essere presto riempiti con un turnover rapido visto che le procedure accelerate di frontiera prevedono il rimpatrio entro un mese. E questa volta – confidano al ministero dell’Interno – i migranti non potranno giocare la carta del ricorso al giudice per bypassare il trattenimento ed ottenere di essere riportati in Italia in attesa della decisione sul diniego della protezione come accade adesso. Tra le norme approvate dal Consiglio Ue c’è infatti quella che esclude l’automatismo della sospensione del rimpatrio per chi presenta in ricorso. Il migrante che si vede negare il permesso di soggiorno potrà presentare appello ma questo non impedirà il rimpatrio a meno che il giudice non decreti la sospensione del provvedimento di espulsione.

«La situazione in questo momento è ancora soggetta alla decisione finale del cosiddetto trilogo, ma è un eccellente viatico verso una soluzione definitiva, che porterà chiarezza sia dal punto di vista giurisprudenziale, sia dal punto di vista operativo – ha detto ieri a Bruxelles il ministro della Giustizia, Carlo Nordio - e quindi non ci sarà più spazio per esitazioni giurisprudenziali»,

Il governo, dunque, si prepara a rimettere in moto il meccanismo dei trasferimenti per l’Albania, convinto che la nuova lista europea dei Paesi sicuri sia strumento sufficiente a superare tutte le obiezioni poste dai tribunali italiani che hanno cassato i trattenimenti con la conseguenza che il centro di Gjader, cuore del modello Albania - che la Cei ieri ha definito «ai margini della democrazia» - è rimasto sostanzialmente vuoto.

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