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Atreju, l’opa su Pasolini: “Rifiutato dalla sinistra appartiene alla nazione”

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli con la ministra della Famiglia e Pari opportunità Eugenia Roccella

 (ansa)

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Giuli e Roccella alla festa di FdI. Il ministro: “Noi egemonici nell’ironia” Roccella: “Gli altri? Un piccolo potere spaventato”
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Missione del dibattito: arruolare Pier Paolo Pasolini. O per meglio dire liberarlo e consegnarlo alla nazione in quanto «conservatore». Sul palco della sala Livatino della festa di Atreju lo scrittore viene descritto come un uomo che «ha subito una vita di costrizioni dal punto di vista politico». E quindi ecco che Fratelli d’Italia si intesta questa battaglia.

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, fa da grande stratega di questa operazione: «La cultura di destra oggi rappresenta anche quella di sinistra che non c’è più. Ci accusano di “amichettismo”, ci accusano di qualsiasi nefandezza, come prenderci dei personaggi», per esempio Pasolini, «che loro hanno rifiutato. Quindi noi coniamo il termine “nemichettismo”». Sinistra uguale nemica della cultura.

Missione del dibattito: arruolare Pier Paolo Pasolini. O per meglio dire liberarlo e consegnarlo alla nazione in quanto «conservatore». Sul palco della sala Livatino della festa di Atreju lo scrittore viene descritto come un uomo che «ha subito una vita di costrizioni dal punto di vista politico». E quindi ecco che Fratelli d’Italia si intesta questa battaglia.

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, fa da grande stratega di questa operazione: «La cultura di destra oggi rappresenta anche quella di sinistra che non c’è più. Ci accusano di “amichettismo”, ci accusano di qualsiasi nefandezza, come prenderci dei personaggi», per esempio Pasolini, «che loro hanno rifiutato. Quindi noi coniamo il termine “nemichettismo”». Sinistra uguale nemica della cultura.

Sogna ad occhi aperti la ministra delle Pari opportunità Eugenia Roccella, anche lei tra gli ospiti del dibattito «Pasolini e Mishima: poeti fuori dagli schemi». Immagina che lo scrittore ucciso nel ‘75 all’idroscalo di Ostia «sarebbe stato felice di vederci qui a parlare di lui come un riferimento importante che non è né di destra né di sinistra ma appartiene alla nazione ed è trasversale». Ignazio La Russa non è presente, ma in realtà è come se lo fosse. Il presidente del Senato viene più volte ricordato per il convegno organizzato dalla fondazione Alleanza nazionale a Palazzo Madama qualche settimane fa dal titolo «Pasolini conservatore». Fa tutto parte dello stesso percorso. E guai a definire la strada intrapresa «egemonia culturale della destra» perché «il tema dell’egemonia è una palla micidiale», dice Giuli.

Eppure da queste parti non si parla d’altro. E proprio all’ingresso della sala c’è un enorme pannello in cui Pier Paolo Pasolini è accanto a Gabriele D’Annunzio, Charlie Kirk, Ettore Majorana. Il titolo? «Le egemonie che ci piacciono». E poi c’è anche il cartonato di Giorgia Meloni con scritto «Chi non salta comunista è».

Dunque adesso, per Fratelli d’Italia, la sinistra è colpevole anche di aver rifiutato Pasolini. «Io non ho mai creduto a una egemonia culturale di sinistra», e comunque «oggi non c’è più: c’è un piccolissimo potere spaventato. Noi qui ad Atreju parliamo di tutto, mentre a Più libri più liberi non si può accettare un piccolo editore di destra», sostiene Roccella. L’editore è Passaggio al bosco di ispirazione nazifascista. «Pasolini era esattamente l’opposto», insiste la ministra: «Sarebbe stato felicissimo di poter parlare ad una platea così diversa da quelle a cui parlava perché lui era l’uomo della contraddizione dell’ambivalenza».

Immancabile la lettura della poesia che Pasolini scrisse sugli scontri del primo marzo 1968 a Valle Giulia, che da sempre a destra interpretarono come una invettiva contro gli studenti sessantottini e una difesa dei poliziotti. Ma leggendo il testo per intero, studiosi e intellettuali, hanno più volte dimostrato che non era esattamente così.

Poco importa qui alla festa di Atreju. Il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, è netto: «La sinistra se ne deve fare una ragione perché qui ad Atreju troverà sempre il confronto tra personaggi apparentemente lontanissimi, troverà sempre la libertà e il pluralismo». E ancora un riferimento a Più libri, più liberi: «Mi tocca dare ragione a Roberto Saviano che ha criticato Zerocalcare per non aver partecipato alla fiera. Noi crediamo nella libertà e nel confronto a loro restano solo queste figurine».

Insomma, di fronte alle accuse nei confronti di chi intende praticare ancora il gioco degli steccati culturali, Giuli risponde così. Se l’ironia non dovesse bastare a vincere il nemico, allora, c’è sempre la tradizione popolare che corre in aiuto: «Agli attacchi della sinistra rispondiamo con un detto arabo: i cani abbaiano, la carovana passa», sintetizza il ministro che dopo il dibattito su Pasolini e Mishima si concede un passaggio alla radio di Atreju dove intona Albachiara di Vasco Rossi. E chissà se anche il cantante di Zocca sarà corteggiato dai Fratelli d’Italia.

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