Mattarella a Rebibbia, visita al carcere femminile: “In alcuni istituti condizioni inaccettabili”
di Concetto Vecchio«Una condizione totalmente inaccettabile». Sergio Mattarella ha definito così ieri la situazione in molti penitenziari italiani. Era in visita a Rebibbia, dove ha assistito a una toccante performance teatrale tratta da un brano da Le città invisibili di Italo Calvino e inaugurato l’installazione permanente Benu dell’artista Eugenio Tibaldi nella casa circondariale femminile. «Va valorizzato il protagonismo degli istituti di pena per garantire prospettive, ripresa e rinascita. Qui ho visto iniziative emblematiche ed esemplari», ha detto. Purtroppo non si può «ignorare che non dovunque è così, vi sono istituti in cui non vi sono attività simili», ha aggiunto.
La settimana scorsa aveva voluto ospitare tre detenuti minorenni di Nisida nelle cucine del Quirinale. Sono anni che denuncia l’inciviltà di molte case di reclusione. Non entra nel dibattito politico lanciato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, sulla necessità di un mini-indulto natalizio, ma la sua presenza a Rebibbia va …
«Una condizione totalmente inaccettabile». Sergio Mattarella ha definito così ieri la situazione in molti penitenziari italiani. Era in visita a Rebibbia, dove ha assistito a una toccante performance teatrale tratta da un brano da Le città invisibili di Italo Calvino e inaugurato l’installazione permanente Benu dell’artista Eugenio Tibaldi nella casa circondariale femminile. «Va valorizzato il protagonismo degli istituti di pena per garantire prospettive, ripresa e rinascita. Qui ho visto iniziative emblematiche ed esemplari», ha detto. Purtroppo non si può «ignorare che non dovunque è così, vi sono istituti in cui non vi sono attività simili», ha aggiunto.
La settimana scorsa aveva voluto ospitare tre detenuti minorenni di Nisida nelle cucine del Quirinale. Sono anni che denuncia l’inciviltà di molte case di reclusione. Non entra nel dibattito politico lanciato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, sulla necessità di un mini-indulto natalizio, ma la sua presenza a Rebibbia va letta come un segno di vicinanza. Il governo pensa in realtà a un piano carceri, una riforma dai tempi lunghi, e così si moltiplicano gli appelli a un provvedimento di clemenza che contrasti subito il sovraffollamento.
Ieri l’hanno chiesto una ventina associazioni di settore. E l’hanno rilanciato i Garanti dei detenuti: «Non è più possibile attendere i tempi del Piano carceri, occorrono misure immediate». I penalisti si sono spinti a chiedere al Capo dello Stato l’invio «di un messaggio alle Camere in occasione del prossimo periodo natalizio».
È stata una mattinata piena di senso. Il capo dello Stato ha preso la parola nel piccolo teatro per ricordare come, l’ordinamento penitenziario italiano, approvato ormai 50 anni fa, sia stato «una svolta nella vita degli istituti penitenziari, con il rifiuto e il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, con la riaffermazione obbligatoria, ben costruita e ben disposta, del fine rieducativo della pena. E anche - ha aggiunto - del progetto e della missione degli istituti di costituire, prevedendole, opportunità di socializzazione». Tutte queste attività fanno sì che le carceri «non siano isolate dal mondo esterno, ma facciano parte - com’è doveroso - del mondo esterno, del mondo della nostra Repubblica».
L’installazione Benu, una fenice simbolo di rinascita e resurrezione, è stata promossa dalla Fondazione Severino e dalla Fondazione Pastificio Cerere, grazie a Banca Intesa. La Fondazione dell’ex ministra Paola Severino - la figlia, Eleonora Di Benedetto, ne è l’anima e direttrice - è da anni impegnata nell’offrire ai detenuti progetti di formazione, «convinti che il lavoro» sia «una leva essenziale per il reinserimento», come ha spiegato Severino.
La sezione femminile è intitolata a Germana Stefanini, la vigilatrice uccisa dalle Brigate Rosse nel gennaio 1983. Le sue assassine furono poi rinchiuse qui, e si sono ritrovate a chiedere i permessi scrivendo il suo nome sui fogli del carcere, come ha raccontato Giovanni Bianconi in un bel libro, Una come noi. E anche ieri si sono intrecciate molte storie. L’opera è il frutto di un articolato percorso creativo con le detenute, iniziato più di un anno fa. Le prime visite di Tibaldi in carcere risalgono al settembre 2024. Mattarella lo ha ringraziato: «È stato il veicolo delle sensibilità e degli spunti artistici delle donne di Rebibbia».
Una detenuta, Alessia, che ha partecipato al laboratorio, ha ammesso: «Abbiamo trovato il coraggio di metterci in gioco»; Marina Formica, la professoressa di Storia moderna a Tor Vergata, che da vent’anni coordina il progetto Università in carcere, ha raccontato che un suo studente le ha detto: «Grazie a voi sono cambiati i nostri argomenti di conversazione». Gli iscritti all’università sono 70. Per molti studiare è un traguardo insperato. Nicholas, un altro detenuto, ha confessato: «Era un mondo che non conoscevo, lo studio può dare un senso alle nostre giornate, renderci persone migliori».