L’avvertimento della premier a Zelensky: “L’Ue da sola non può tutelarvi”
di Tommaso CiriacoROMA – C’è un ragionamento che Giorgia Meloni porta a Volodymyr Zelensky, nelle ore impossibili in cui l’Ucraina è sull’orlo di uno scontro politico forse senza ritorno con Donald Trump: senza Washington, è il senso delle sue parole, la situazione di Kiev finirebbe per essere peggiore. E dunque, è l’invito della presidente del Consiglio, dobbiamo fare di tutto per tenere a bordo il tycoon. Ne va della sicurezza del tuo Paese, gli spiega, del suo futuro. E di quello dell’Ue. In altri termini: l’Europa non può difendere da sola gli ucraini, sarebbe illusorio pensarlo.
È un ragionamento che tiene assieme le esigenze di posizionamento interno e internazionale con le tesi politiche che ripete da ormai molti mesi. Il suo fastidio per alcune posizioni anglofran…
ROMA – C’è un ragionamento che Giorgia Meloni porta a Volodymyr Zelensky, nelle ore impossibili in cui l’Ucraina è sull’orlo di uno scontro politico forse senza ritorno con Donald Trump: senza Washington, è il senso delle sue parole, la situazione di Kiev finirebbe per essere peggiore. E dunque, è l’invito della presidente del Consiglio, dobbiamo fare di tutto per tenere a bordo il tycoon. Ne va della sicurezza del tuo Paese, gli spiega, del suo futuro. E di quello dell’Ue. In altri termini: l’Europa non può difendere da sola gli ucraini, sarebbe illusorio pensarlo.
È un ragionamento che tiene assieme le esigenze di posizionamento interno e internazionale con le tesi politiche che ripete da ormai molti mesi. Il suo fastidio per alcune posizioni anglofrancesi, che considera azzardate, con i suoi equilibrismi tra Washington e Bruxelles. Due punti, per lei, sono scolpiti nella pietra. Il primo: illudersi che le capitali continentali riescano a fornire quello che Trump assicura anche in queste settimane sul fronte dell’intelligence, dei satelliti e degli armamenti è inimmaginabile. Secondo: inutile girarci intorno, garanzie di sicurezza significa presenza degli americani a blindare la difesa di Kiev.
Sono concetti drammatici, ma d’altronde questa è la fase. Il leader ucraino ascolta. E spiega alla premier che quel piano pensato a Miami non può essere accettato. Non così, almeno. Entrambi concordano sulla necessità che sia tatticamente logico che il “no” a un eventuale patto arrivi da Mosca, in modo da tenere gli Usa comunque in partita. Di conseguenza, Kiev deve rilanciare. A Palazzo Chigi non si affronta la strategia nel dettaglio, ma a sera questo rilancio sarà ufficializzato dall’ucraino: va bene il salto nel buio di nuove e rapide elezioni, sostiene, a condizione che Washington garantisca almeno un cessate il fuoco. E armi per difendersi dagli attacchi russi. Mossa intelligente, per Meloni. Abile. Necessaria.
Sul tavolo dell’incontro finisce anche il nodo delle concessioni territoriali. È lo stesso presidente ucraino ad accennare all’ipotesi di rinunce dolorose. Poi però aggiunge: non credo basteranno a Mosca, al momento il Donbass resta l’ostacolo principale sulla via della pace. Anche in questo caso, la premier ribadisce: se serve a convincere gli Usa a restare in partita, è giusto anche accettare qualche sacrificio.
Tutto ruota attorno a Trump, ancora. Perché Meloni promette che si impegnerà a convincere il leader Maga che non può abbandonare Kiev. Sul resto delle richieste di Zelensky, però, è prudente. Perché un conto è spendersi con la Casa Bianca, altro è creare problemi alla sua coalizione di governo. E così quando si discute ad esempio di armi. Zelensky non si spinge fino a pregare esplicitamente Roma di aderire a Purl, il piano della Nato che assicura acquisti di materiale bellico europeo da girare a Kiev. Però, insiste nella richiesta di Patriot, che gli Usa producono e che l’Italia può procurarsi solo con Purl. Di certo, giura Meloni, gli aiuti bilaterali – sono i famosi pacchetti di armi, ormai dodici dall’inizio del conflitto – continueranno ad essere spediti, promette. Significa che l’esecutivo voterà il decreto che dà copertura legale a quegli invii, con buona pace di Salvini. Il resto, taglia corto, sono questioni di politica interna che saranno gestite.
Zelensky ringrazia, anche per il sostegno sul fronte dei generatori elettrici. E promette a Meloni che continuerà a coinvolgerla, come ha voluto dimostrare venendo a Roma dopo l’esclusione dal vertice di Londra da parte di Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer. La presidente del Consiglio ribadisce che l’unità europea resta imprescindibile, anche se critica implicitamente gli alleati per alcuni sgarbi diplomatici che considera personalismi non utili alla causa.
Il prossimo appuntamento è il Consiglio europeo del 18 dicembre. Lì si deciderà anche sull’utilizzo degli asset russi. Per Zelensky, quelle risorse sono vitali. L’Italia continua a mostrarsi assai cauta in Europa. Sulle sanzioni, invece, la linea di Meloni è invariata: serve mantenerle, semmai inasprirle, per mettere pressione alla Russia.