La visita di Zelensky, faccia a faccia con Meloni: “So che ci aiuterete, mi fido di voi italiani”
di Lorenzo De CiccoVolodymyr Zelensky Giorgia Meloni a Palazzo Chigi
ROMA – «Slava Ukraini», grida la piccola folla radunata davanti Palazzo Chigi, mentre un corteo di blindati accompagna Volodymyr Zelensky da Giorgia Meloni. Un drappello di parlamentari di +Europa e del Pd sventola le bandiere dell’Ue, sempre più sola nel dare manforte al leader ucraino alle prese con il quarto inverno di guerra, il più denso di incognite. Zelensky fa tappa a Roma dopo il summit a Londra con Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Nell’Urbe, deve governare l’ultima batteria di sferzate e insulti che arrivano dalla Casa bianca di Donald Trump. In un frangente così tribolato, Zelensky prova a fare asse anche con la premier più trumpiana d’Europa (dopo Viktor Orbán). «Mi fido di Meloni, credo che ci aiuterà», confida a Repubblica uscendo dall’albergo ai Parioli che lo ospita.
Con la premier il faccia a faccia dura un’ora e mezza. Scambio «eccellente e molto approfondito», dirà al termine il presidente ucraino, sostenendo di «apprezzare il ruolo attivo dell’Itali…
ROMA – «Slava Ukraini», grida la piccola folla radunata davanti Palazzo Chigi, mentre un corteo di blindati accompagna Volodymyr Zelensky da Giorgia Meloni. Un drappello di parlamentari di +Europa e del Pd sventola le bandiere dell’Ue, sempre più sola nel dare manforte al leader ucraino alle prese con il quarto inverno di guerra, il più denso di incognite. Zelensky fa tappa a Roma dopo il summit a Londra con Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Nell’Urbe, deve governare l’ultima batteria di sferzate e insulti che arrivano dalla Casa bianca di Donald Trump. In un frangente così tribolato, Zelensky prova a fare asse anche con la premier più trumpiana d’Europa (dopo Viktor Orbán). «Mi fido di Meloni, credo che ci aiuterà», confida a Repubblica uscendo dall’albergo ai Parioli che lo ospita.
Con la premier il faccia a faccia dura un’ora e mezza. Scambio «eccellente e molto approfondito», dirà al termine il presidente ucraino, sostenendo di «apprezzare il ruolo attivo dell’Italia nel generare idee concrete e definire misure per avvicinare la pace». È anche un appello a Roma, affinché resti con entrambe le scarpe nel blocco pro Kiev: «Contiamo molto sul continuo sostegno dell’Italia, è importante per l’Ucraina», aggiunge Zelensky, che ringrazia il governo «per il pacchetto di assistenza energetica e per le attrezzature necessarie» per «proteggere vite umane».
Mentre il tedesco Merz non risparmia critiche, anche molto aspre, alla strategia di Trump, Meloni si mostra ancora una volta conciliante con l’amministrazione Maga. Nella nota diffusa a sera da Palazzo Chigi, vengono genericamente riportati «i prossimi passi da compiere per il raggiungimento di una pace giusta e duratura per l’Ucraina». Non si parla mai di armi, ma solo delle forniture energetiche che l’esecutivo ha spedito di recente. Non viene affrontato, pubblicamente, il nodo del decreto per l’Ucraina, già rimandato nell’ultimo Cdm, visto che la Lega si è messa di traverso. La premier insiste invece sulle «robuste garanzie di sicurezza» che dovrebbero impedire «future aggressioni» di Mosca e s’impegna al «mantenimento della pressione sulla Russia affinché sieda al tavolo negoziale in buona fede». Soprattutto, Meloni fa capire di non volersi schierare nelle frizioni sempre più scoperte tra le due sponde dell’Atlantico. Al contrario, rimarca «l’importanza dell’unità di vedute tra partner europei e americani», anche se va tenuto in conto «il contributo europeo a soluzioni che avranno ripercussioni sulla sicurezza del continente». Traduce Francesco Filini, il responsabile del Programma di FdI: «È impossibile pensare di estromettere gli Stati Uniti d’America da questa partita». L’Italia comunque, mette a verbale Meloni, «continuerà a fare la sua parte».
L’unico nel governo a parlare esplicitamente di aiuti militari a Kiev è Antonio Tajani. Davanti al collega ucraino Andrii Sybiha, che gli chiede sostegno per sbloccare gli asset russi congelati e di investire nel Purl americano, il ministro degli Esteri giura che l’Italia «resta saldamente al fianco di Kiev». A sera però è Matteo Salvini, ospite in tivvù di Paolo Del Debbio, a dire ancora una volta l’opposto del collega forzista: «Io non tolgo soldi alla sanità per una guerra persa. La Russia sta avanzando, mentre Zelensky deve arruolare forzosamente giovani che poi scappano. Tacciano le armi», insiste il ministro dei Trasporti, in un crescendo di bordate a Bruxelles — «qualcuno per salvare il suo posto non vuole la pace» — e giustificazioni per le uscite di Trump: «Ce l’ha con i vertici dell’Ue, non con gli europei».