Oggi, in videoconferenza, Giorgia Meloni si ritroverà a confronto con i big europei nel corso di un nuovo incontro del format dei Volenterosi. E quindi soprattutto con Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz: il formato E3 che aveva mancato di invitarla lunedì al summit di Londra. Lo stesso che anche ieri l’ha esclusa dalla chiamata a quattro con Donald Trump.
Il vertice dei Volenterosi servirà a definire le prossime mosse, incluso il possibile incontro con il presidente Usa per parlarsi di persona dopo le incomprensioni delle ultime ore. Meloni potrebbe partecipare, sia nell’ipotesi venga fissato in Europa, sia in quella che si vada a Washington.
A Palazzo Chigi, a sera, fanno trapelare che i contatti con il tycoon sono comunque costanti, indipendentemente dal grado di coinvolgimento degli alleati europei. Di più: non vengono troppo sponsorizzati, sostengono, perché non sarebbe tempo di personalismi e sgarbi diplomatici. E dunque nelle prossime ore o al massimo nei prossimi gi…
Oggi, in videoconferenza, Giorgia Meloni si ritroverà a confronto con i big europei nel corso di un nuovo incontro del format dei Volenterosi. E quindi soprattutto con Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz: il formato E3 che aveva mancato di invitarla lunedì al summit di Londra. Lo stesso che anche ieri l’ha esclusa dalla chiamata a quattro con Donald Trump.
Il vertice dei Volenterosi servirà a definire le prossime mosse, incluso il possibile incontro con il presidente Usa per parlarsi di persona dopo le incomprensioni delle ultime ore. Meloni potrebbe partecipare, sia nell’ipotesi venga fissato in Europa, sia in quella che si vada a Washington.
A Palazzo Chigi, a sera, fanno trapelare che i contatti con il tycoon sono comunque costanti, indipendentemente dal grado di coinvolgimento degli alleati europei. Di più: non vengono troppo sponsorizzati, sostengono, perché non sarebbe tempo di personalismi e sgarbi diplomatici. E dunque nelle prossime ore o al massimo nei prossimi giorni – non lo esplicitano, ma lo lasciano intendere – la presidente del Consiglio entrerà in contatto con il presidente degli Stati Uniti, se necessario.
Il nodo politico e diplomatico, però, con il passare delle ore sembra un altro. Indipendentemente dalle telefonate con Trump, attiene alla distanza tra i big europei e Meloni. I tre si muovono ormai all’unisono, concordano ogni mossa, viaggiano da una capitale all’altra pur di coordinarsi in presenza, evitando linee telefoniche che si temono poco sicure, compromesse dai russi, insomma “bucate”. E Meloni, che non fa parte dell’E3, non può prendere parte a questo schema.
Nessun problema, è la sua linea. Che è comunque critica anche rispetto alle iniziative dei Volenterosi: tramontata secondo la premier l’opzione di truppe anglofrancesi sul campo, si cerca di rimodellare questa iniziativa nella chiave di un protagonismo europeo da concertare con Washington nella difesa di Kiev. Per Meloni, in ogni caso, il messaggio da dare durante questa nuove video-call non può che essere: gli americani vanno tenuti a bordo, ci sono passi avanti nella trattativa di pace da valorizzare, è vitale rispondere con un’unica voce europea, altrimenti l’effetto sarà un indebolimento ulteriore del continente.
Una cosa sono i Volenterosi, altro però il formato E3. Sicuramente antico, come sottolineano da Palazzo Chigi, ma in questa fase determinato a non aprire all’Italia, come era invece accaduto nel recente passato. Grazie a una “tregua” di necessità con Macron, innanzitutto, Meloni era stata inclusa spesso nei mesi scorsi. Forte del rapporto con Trump, aveva partecipato a quel tavolo (a volte sostenuta proprio da Washington). Adesso, però, la partita è sempre più scivolosa, perché le capitali continentali – almeno così lasciano trapelare – indicano nelle diverse sensibilità del governo italiano uno dei punti deboli di Meloni (che, tra l’altro, non prenderà parte alla cena dei ventisette il 17 dicembre per il vertice tra Ue e Balcani, a causa dello slittamento di alcune ore del suo intervento in Parlamento). L’ha detto Romano Prodi: Meloni privilegia i rapporti con Trump, Antonio Tajani con l’Europa e Matteo Salvini con Putin.
E certo non aiuta la bozza della Strategia americana circolata ieri. Roma sarebbe assieme ad Austria, Ungheria e Polonia candidata ad “allontanarsi” dall’Ue per entrare a pieno titolo nell’orbita politica degli Stati Uniti, più ancora di quanto ora non sia. A Palazzo Chigi si valuta a sera se intervenire ufficialmente, perché l’ingerenza è pesante e scomoda, soprattutto rispetto al rapporto con Bruxelles. Infine si resta cauti: prima si attende una conferma. Poi, nel caso, si uscirà allo scoperto.