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Gedi in vendita, si muove il governo. Il Pd: servono garanzie

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Il sottosegretario Barachini ha convocato i vertici aziendali e i comitati di redazione. Schlein: siete un presidio di democrazia
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Un incontro con il governo nel giorno in cui Repubblica è in sciopero, oggi: domani il giornale non sarà in edicola. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini ha convocato i vertici di Gedi e i comitati di redazione di Repubblica e Stampa per affrontare la questione relativa alla vendita del gruppo Gedi. L’invito è arrivato dopo che le opposizioni hanno chiesto all’esecutivo di riferire in Parlamento sulla vicenda. E con il passare delle ore anche molti esponenti della maggioranza hanno chiesto a Gedi garanzie sul futuro dei lavoratori delle testate.

Domenica un portavoce dell’azienda editoriale, che fa capo alla holding Exor di John Elkann, ha fatto sapere che è in corso una trattativa in esclusiva con il gruppo greco Antenna, guidato da Theodore Kyriakou, confermando le indiscrezioni che erano circolate negli ultimi mesi. Una dichiarazione volta a negare, proprio in virtù dell’esclusiva con Antenna, che avessero f…

Un incontro con il governo nel giorno in cui Repubblica è in sciopero, oggi: domani il giornale non sarà in edicola. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini ha convocato i vertici di Gedi e i comitati di redazione di Repubblica e Stampa per affrontare la questione relativa alla vendita del gruppo Gedi. L’invito è arrivato dopo che le opposizioni hanno chiesto all’esecutivo di riferire in Parlamento sulla vicenda. E con il passare delle ore anche molti esponenti della maggioranza hanno chiesto a Gedi garanzie sul futuro dei lavoratori delle testate.

Domenica un portavoce dell’azienda editoriale, che fa capo alla holding Exor di John Elkann, ha fatto sapere che è in corso una trattativa in esclusiva con il gruppo greco Antenna, guidato da Theodore Kyriakou, confermando le indiscrezioni che erano circolate negli ultimi mesi. Una dichiarazione volta a negare, proprio in virtù dell’esclusiva con Antenna, che avessero fondamento le voci di una trattativa parallela con Lmdv, la holding di Leonardo Maria Del Vecchio. Le rappresentanze sindacali delle testate del gruppo hanno reagito denunciando la mancanza di trasparenza di Gedi, che fino a quel momento aveva sempre smentito l’esistenza di trattative concrete, chiedendo garanzie occupazionali e di conoscere il piano industriale del potenziale acquirente.

Preoccupazione e solidarietà sono state espresse da tutti i partiti. Per la segretaria del Pd Elly Schlein «le informazioni che circolano sono allarmanti» tanto che non nasconde la preoccupazione per i rischi «di indebolimento o addirittura di smantellamento di un presidio fondamentale della democrazia». Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia chiede a palazzo Chigi di assumere «un’iniziativa immediata». E ricorda che «per la tutela di beni e capitali strategici di interesse nazionale viene spesso evocato il Golden Power. Utilizzato da questo governo per molto meno». Gli esponenti M5S in commissione Cultura chiedono «garanzie concrete e immediate. Il governo non può chiamarsi fuori. La nostra vicinanza va a tutti coloro che permettono ogni giorno la produzione di notizie e contenuti culturali». «La libertà d’informazione è a rischio», scrive Riccardo Magi di +Europa. E per Nicola Fratoianni, leader di Avs, «è il momento della chiarezza: la liquidazione di un gruppo editoriale del genere non può passare sotto silenzio». Il leader di Azione Carlo Calenda annuncia un’interrogazione alla ministra del Lavoro Marina Calderone: «Particolare attenzione sarà rivolta alla tutela dei livelli occupazionali e alla difesa delle redazioni locali». Solidarietà per i giornalisti anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa che, rivolgendosi ai giornalisti del gruppo Gedi, si propone come intermediario «perché abbiate soddisfazione nelle risposte che attendete riguardo alle vostre preoccupazioni». Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo sottolinea che «Repubblica e Stampa sono un patrimonio storico dell’informazione e della cultura del nostro Paese». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alessandro Morelli della Lega, garantendo l’attento monitoraggio dell’evolversi della situazione considera la trattativa «il segnale del definitivo trasloco degli Elkann dall’Italia con tutte le conseguenze del caso». E il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone di FdI, annuncia che convocherà sia i vertici del gruppo Gedi sia la rappresentanza sindacale «per verificare che il principio di pluralismo dell’informazione resti il punto di riferimento di tutti».

La solidarietà si espande dalla politica fino al territorio: dalle Regioni arriva la voce del presidente della Puglia Antonio Decaro che invoca «una trattativa trasparente» perché «in gioco ci sono valori fondamentali: l’autonomia delle redazioni, la libertà di stampa, il pluralismo dell’informazione». Per il sindacato, invece, parla il leader della Cgil, Maurizio Landini, che sul palco dello sciopero generale indetto per oggi darà spazio ai giornalisti e grafici del gruppo Gedi che prenderanno la parola «perché questa battaglia è una battaglia di tutti i lavoratori del nostro Paese». Anche il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti sposa «questa battaglia in difesa dell’autonomia della professione». La Federazione nazionale della stampa garantisce che «vigilerà con attenzione sui piani degli acquirenti, sulle prospettive aziendali e sull’avvenire di mezzi di informazione che hanno un peso determinante nella democrazia».

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