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Mantovano: “Decreto Kiev, aiuti principalmente civili”

Alfredo Mantovano

 

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Roma nel 2026 spedirà a Zelensky soprattutto generatori elettrici, spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio
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Più che armi, dal 2026 l’Italia spedirà a Zelensky soprattutto generatori elettrici. O meglio «aiuti civili, principalmente». Così dice a Repubblica il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Allo studio del governo, racconta il braccio destro della premier Giorgia Meloni, c’è infatti un «decreto ponte» diverso dai precedenti, che dovrebbe prevedere appunto «principalmente aiuti civili». Ore 20.30, in un corridoio di Palazzo Madama, al termine di una giornata tribolata in Parlamento, dove la leader di FdI ha illustrato la sua strategia in vista del consiglio europeo di oggi, Mantovano spiega che sì, l’opzione di rivedere la formula del decreto legge per fornire assistenza all’Ucraina è sul tavolo dell’esecutivo. E non si tratterebbe di banali premesse, di inviti a sostenere gli sforzi di pace di Donald Trump, come ha chiesto con insistenza la Lega pubblicamente nei giorni scorsi. Dietro, pare esserci un cambio di strategia.

«Si tratta di capire se c’è bisogno…

Più che armi, dal 2026 l’Italia spedirà a Zelensky soprattutto generatori elettrici. O meglio «aiuti civili, principalmente». Così dice a Repubblica il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Allo studio del governo, racconta il braccio destro della premier Giorgia Meloni, c’è infatti un «decreto ponte» diverso dai precedenti, che dovrebbe prevedere appunto «principalmente aiuti civili». Ore 20.30, in un corridoio di Palazzo Madama, al termine di una giornata tribolata in Parlamento, dove la leader di FdI ha illustrato la sua strategia in vista del consiglio europeo di oggi, Mantovano spiega che sì, l’opzione di rivedere la formula del decreto legge per fornire assistenza all’Ucraina è sul tavolo dell’esecutivo. E non si tratterebbe di banali premesse, di inviti a sostenere gli sforzi di pace di Donald Trump, come ha chiesto con insistenza la Lega pubblicamente nei giorni scorsi. Dietro, pare esserci un cambio di strategia.

«Si tratta di capire se c’è bisogno di una norma ponte», spiega Mantovano, che riassume così la discussione di questi giorni all’interno della maggioranza di governo: «Dobbiamo capire se va riproposto il decreto precedente cambiando solo la data oppure se ci deve essere qualcos’altro e questo qualcos’altro sono gli aiuti civili». Una domanda viene naturale: l’Italia ha già spedito migliaia di generatori a Kiev, in questi anni. Gli ultimi sono partiti meno di un mese fa. Volodymyr Zelensky, nella sua ultima visita a Roma del 9 dicembre, ha ringraziato Meloni anche per questo specifico tipo di sostegno. Allora perché creare, per il 2026, una norma ad hoc? Mantovano risponde così: «Perché sono consistenti gli aiuti di questo tipo di cui c’è bisogno, dai generatori agli strumenti per le forniture di energia, sono le infrastrutture più devastate di recente». Dunque sì, il nuovo decreto, che è atteso nel cdm «del 29 dicembre», l’ultima seduta prima di capodanno (e quindi della scadenza della vecchia legge), servirà a inviare «principalmente» aiuti civili.

La mossa arriva dopo settimane di frizioni all’interno della maggioranza. Il pressing della Lega è martellante. Ancora ieri sera, in tivvù ospite di Bruno Vespa, il vicepremier e segretario del Carroccio, Matteo Salvini, faceva sapere che per il suo partito «ci vuole un cambio di passo per i nuovi decreti sulle armi, li voteremo se ci sono delle novità rispetto agli anni passati. Bisognerà parlare di difesa e non di attacco». Stavolta però quella del capo della Lega non assomiglia a una frecciata a Palazzo Chigi. Anzi, sembra una sortita sintonizzata con gli umori che precedono la limatura del nuovo provvedimento, che poi dovrà essere convertito dalle Camere entro sessanta giorni. La discussione, riprende Mantovano, è ancora in atto: «Si tratta di ipotesi, il dossier deve essere aperto». Anche se il tempo stringe: all’ultimo consiglio dei ministri dell’anno mancano undici giorni.

Qualche segnale però la maggioranza di Giorgia Meloni l’ha già mandato. Parlano gli atti ufficiali del Parlamento: nel testo della risoluzione del centrodestra approvata ieri dalla Camera e dal Senato non si parla mai di armi. Non c’è un riferimento esplicito al sostegno militare. Viene annotato genericamente un «sostegno multidimensionale» allo Stato aggredito da Putin.

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