Tempi record, discussione azzerata, maggioranza Ursula mandata in frantumi dall’ormai consolidato asse, almeno in materia di migrazioni, popolari e estrema destra. Dopo il voto in Consiglio di Stato l’8 dicembre scorso e la rapida approvazione in Parlamento europeo, in nottata il trilogo ha dato via libera alle modifiche a regolamento sui “paesi di origine sicuri” e si prepara ad approvare, probabilmente in giornata, quello sui “paesi terzi”. Una trattazione lampo delle norme che riscrivono il diritto d’asilo in Europa anticipata da Ursula Von der Leyen, che nella lettera inviata ai leader Ue nei giorni scorsi si era detta certa di “un accordo politico potrebbe essere ancora raggiunto prima della fine dell'anno".
Passa all’incasso il governo, con la premier Meloni che ieri alla Camera ha elogiato le «soluzioni innovative nella gestione del fenomeno migratorio», sostenendo che l’Italia ha fatto da «apripista». Un riferimento diretto ai centri in Albania, che con i nuovi regolamenti – …
Tempi record, discussione azzerata, maggioranza Ursula mandata in frantumi dall’ormai consolidato asse, almeno in materia di migrazioni, popolari e estrema destra. Dopo il voto in Consiglio di Stato l’8 dicembre scorso e la rapida approvazione in Parlamento europeo, in nottata il trilogo ha dato via libera alle modifiche a regolamento sui “paesi di origine sicuri” e si prepara ad approvare, probabilmente in giornata, quello sui “paesi terzi”. Una trattazione lampo delle norme che riscrivono il diritto d’asilo in Europa anticipata da Ursula Von der Leyen, che nella lettera inviata ai leader Ue nei giorni scorsi si era detta certa di “un accordo politico potrebbe essere ancora raggiunto prima della fine dell'anno".
Passa all’incasso il governo, con la premier Meloni che ieri alla Camera ha elogiato le «soluzioni innovative nella gestione del fenomeno migratorio», sostenendo che l’Italia ha fatto da «apripista». Un riferimento diretto ai centri in Albania, che con i nuovi regolamenti – afferma il centrodestra – potranno tornare pienamente operativi “al più tardi a marzo”, stando a quanto affermato da Meloni ad Atreju. Protestano le associazioni per i diritti umani, scettiche sulla compatibilità dei nuovi regolamenti con la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e la Convenzione di Ginevra e già lavorano a azioni legali e ricorsi.
Di certo, il combinato disposto dei due regolamenti renderà molto più complicato ottenere asilo in Ue. Il primo, quello sui Paesi d’origine sicuri, azzoppa in partenza le possibilità di un richiedente di veder accettata la domanda perché fa venir meno di default il principale presupposto per ottenere asilo. Per altro, l’esame della domanda avverrà attraverso una procedura accelerata, in tempi compressi, durante i quali persino i minori non accompagnati potrebbero essere obbligati a rimanere confinati nelle cosiddette zone di frontiera. E a dispetto delle risoluzioni di condanna approvate nei mesi scorsi per Paesi come Tunisia e Colombia, anche questi rientrano nella lista Ue che comprende anche Bangladesh, Egitto, India, Kosovo e Marocco, oltre ai Paesi candidati all’ingresso come la Georgia.
Da corollario a questo fa il secondo regolamento, che prevede la possibilità che le istanze vengano esaminate in un Paese terzo sicuro, da cui sono transitati o che con l’Ue abbia stretto accordi per funzionare da return hub, di fatto un centro rimpatri extraterritoriale. Oltre al modello Albania, già esplorato dall’Italia, altri Paesi Ue come Danimarca e Germania sono in trattativa con diversi Paesi balcanici, con il Kosovo – che ne discute da tempo anche con la Gran Bretagna – fra i principali candidati.
Per l’eurodeputata Cecilia Strada, «l’unico motivo per cui un paese terzo accetterebbe richiedenti asilo è per soldi. Stiamo quindi legalizzando un mercato globale per la vendita di esseri umani». È una strada pericolosa, per certi versi già sperimentata con Libia e Tunisia cui sono state delegate le attività di respingimenti in mare, che concede “potere di ricatto” a Stati illiberali. “Le destre stanno mettendo la sicurezza europea nelle mani di altri Paesi, senza nessuna garanzia e in barba ai diritti umani. È questa la sicurezza di cui tanto parlano?”, tuona in una nota.
Preoccupata anche Save the children, che segnala gli esponenziali rischi a cui vengono esposti i minori, soprattutto quelli che viaggiano da soli: “procedure accelerate e criteri standardizzati rischiano di negare ai minori il diritto a una valutazione individuale e al rispetto del loro superiore interesse, aprendo la strada a respingimenti illegali e alla violazione dei diritti fondamentali».
Intanto, a margine del Consiglio europeo di oggi, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme alla prima ministra danese, Mette Frederiksen, e il premier olandese, Dick Schoof, ha ospitato una nuova riunione informale tra 15 Stati membri più interessati al tema delle soluzioni innovative in ambito migratorio.
Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, hanno preso parte all'incontro i leader di Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Germania, Grecia, Polonia, Repubblica ceca, Lettonia, Malta, Ungheria e Svezia. La presidente von der Leyen ha illustrato i principali filoni di lavoro, soffermandosi in particolare sui sostanziali progressi registrati sui negoziati relativi al Regolamento rimpatri e alla lista Europea di Paesi di origine sicuri.