Ucraina, l’opposizione sul ring in aula. Schlein: Lega portavoce di Mosca
di Concetto Vecchio«Ipocriti! A ipocriti», dice cantilenando in romanesco Giuseppe Conte. «Non c’è scritto riarmo nella vostra risoluzione», fa notare al governo. «Non ci avete scritto niente dentro», rincara la dose Elly Schlein. Il centrodestra ha tre posizioni diverse sulla guerra in Ucraina e la sintesi di un unico documento è dovuta al fatto che «non ci avete scritto niente». A Montecitorio vanno in scena le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo di oggi. L’aula è la solita bolgia. Meloni è carica. Versione Atreju. Parla persino dell’iman, dell’Albania, della povertà. Ingaggia un duello con il verde Angelo Bonelli, che ostentatamente se ne sta in piedi, con aria di sfida.
«Mi volete mandare a casa? Sempre pronta a farlo, sono abituata all’opposizione».
Bonelli: «Lei è la regista del declino europeo, è venuta qui ad autocelebrarsi».
Meloni si china sullo smartphone.
Bonelli: «Vedo che sta chattando, non voglio disturbarla».
Giuseppe Conte punzecchiato dalla premier…
«Ipocriti! A ipocriti», dice cantilenando in romanesco Giuseppe Conte. «Non c’è scritto riarmo nella vostra risoluzione», fa notare al governo. «Non ci avete scritto niente dentro», rincara la dose Elly Schlein. Il centrodestra ha tre posizioni diverse sulla guerra in Ucraina e la sintesi di un unico documento è dovuta al fatto che «non ci avete scritto niente». A Montecitorio vanno in scena le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo di oggi. L’aula è la solita bolgia. Meloni è carica. Versione Atreju. Parla persino dell’iman, dell’Albania, della povertà. Ingaggia un duello con il verde Angelo Bonelli, che ostentatamente se ne sta in piedi, con aria di sfida.
«Mi volete mandare a casa? Sempre pronta a farlo, sono abituata all’opposizione».
Bonelli: «Lei è la regista del declino europeo, è venuta qui ad autocelebrarsi».
Meloni si china sullo smartphone.
Bonelli: «Vedo che sta chattando, non voglio disturbarla».
Giuseppe Conte punzecchiato dalla premier sulle mascherine per il Covid, il superbonus 110 per cento, e persino su una fuoriuscita M5S che è passata armi e bagagli dal pacifismo grillino al lobbismo per le armi come Tatiana Basilio, ad un certo punto sbotta: «Ripetete con me: Pnrr!». È il suo invito teatrale alla maggioranza. Risponde alla fanfara di Meloni che ha definito il Mezzogiorno «locomotiva d’Italia». E di chi è merito, ribatte Conte, se non dei contributi europei piovuti anche sul Sud? «E chi li ha portati? Senza saremmo in recessione! E poi bisognerebbe preoccuparsi non dei fuoriusciti, ma da chi passa dalla lobby delle armi alla politica, come il ministro Crosetto, primo lobbista».
È vero che la maggioranza si presenta con una sola risoluzione sull’Ucraina, e l’opposizione ne presenta ben sei (si ritrova unita solo nel respingere il testo del centrodestra), ma alla fine le divisioni percorrono simmetricamente entrambi i campi. Schlein riassume così le contraddizioni della destra: «L’Italia deve avere una voce autorevole, la sua è un sussurro». Poi, con studiata lentezza: «Matteo Salvini è ancora il vicepresidente o ambisce a fare il portavoce di Mosca?».
È un teatro. Spesso gli attori vanno fuori tema.
«Col mio governo è diminuita la cassintegrazione», giura Meloni.
«C’era il Covid prima!» le urlano dall’opposizione.
«E ora ci sono due guerre!».
Poi si perde in una lunga teoria di numeri sul gettito fiscale e a sinistra scoppiano a ridere.
Bonelli l’accusa di fare il gioco delle tre carte.
Schlein dice alla premier che «se gli italiani potessero scriverle una letterina di Natale», chiederebbero soluzioni su liste d’attesa e bollette.
«Sull’antisemitismo non guardi da questo lato», incalza Nicola Fratoianni.
Il Pd, grazie ai riformisti, ha inserito un passaggio sugli asset russi nella sua mozione. «Timido ma meglio di niente», l’ha definito Filippo Sensi. Conte, al contrario, ha avvertito la premier: «Stia attenta alle firme che mette a nome degli italiani sugli asset russi: è pericolosissimo». Per Avs «bisogna valutare». Il Pd è per continuare il sostegno a Zelensky «mediante tutte le forme di assistenza necessarie», l’M5S vuole fermare l’invio di armi. Ognuno parla al proprio elettorato. Poi ci sono le posizioni di Italia viva, Azione, Più Europa. Come si potrà governare, un giorno? «Quando ci presenteremo agli italiani per governare risolveremo le nostre differenti sensibilità» giura Conte. «Costruiremo l’alternativa insieme e vinceremo le prossime elezioni», promette Schlein.
In Transatlantico passa Bruno Tabacci, l’ultimo dc. Ha voglia di parlare dei tempi delle direzioni scudocrociate, di Goria, di De Gasperi, che disse dopo il Piano Marshall: «Se non saremo all’altezza saremo servi. Meloni ha dimostrato di essere trumpiana, sostanzialmente anti europeista». Meloni è in attesa di capire che aria tira a Washington, l’accusa Schlein. Poi la presidente va al Senato. E trova Matteo Renzi: «Il problema sull’Ucraina non è che deve scegliere tra l’Europa e gli Usa, ma che deve scegliere tra Tajani e Salvini».