Occhiuto attacca, Tajani resiste: il duello all’ombra dei Berlusconi
di Francesco BeiRoberto Occhiuto con il vicepremier Antonio Tajani, segretario di FI
(agf)Per Forza Italia è un inedito assoluto: per la prima volta nella sua storia trentennale, c’è una vera Opa sulla leadership. Non come ai tempi del Cavaliere, che si divertiva a battezzare delfini per poi trasformarli in sardine e farci la zuppa di pesce, da Angelino Alfano a Giovanni Toti. Stavolta il governatore della Calabria e vicesegretario del partito, Roberto Occhiuto, non ha chiesto il permesso a Tajani e ha lanciato la sua area liberale – non chiamatela corrente che fa troppo Pd – facendo balenare, in un’intervista sulla Stampa, anche una candidatura alternativa al congresso del prossimo anno: «Sono pronto, se necessario». Alla sfida aperta, ieri Antonio Tajani ha risposto nell’unico modo possibile, facendo buon viso a cattivo gioco. Non senza prima aver fatto filtrare la notizia di un lungo incontro avuto proprio con Marina Berlusconi a Milano (della serie, ci parlo anche io), il ministro degli Esteri ha raccolto il guanto che gli era stato lanciato in faccia: «E facciamolo il…
Per Forza Italia è un inedito assoluto: per la prima volta nella sua storia trentennale, c’è una vera Opa sulla leadership. Non come ai tempi del Cavaliere, che si divertiva a battezzare delfini per poi trasformarli in sardine e farci la zuppa di pesce, da Angelino Alfano a Giovanni Toti. Stavolta il governatore della Calabria e vicesegretario del partito, Roberto Occhiuto, non ha chiesto il permesso a Tajani e ha lanciato la sua area liberale – non chiamatela corrente che fa troppo Pd – facendo balenare, in un’intervista sulla Stampa, anche una candidatura alternativa al congresso del prossimo anno: «Sono pronto, se necessario». Alla sfida aperta, ieri Antonio Tajani ha risposto nell’unico modo possibile, facendo buon viso a cattivo gioco. Non senza prima aver fatto filtrare la notizia di un lungo incontro avuto proprio con Marina Berlusconi a Milano (della serie, ci parlo anche io), il ministro degli Esteri ha raccolto il guanto che gli era stato lanciato in faccia: «E facciamolo il congresso, Forza Italia è un partito democratico...». Poi, ha lasciato cadere lì qualche numero, tanto per far capire a chi dovrebbero dire grazie. «Ora viaggiamo sui 200 mila tesserati, dopo la morte di Berlusconi ne erano rimasti seimila». Come dire, ho preso un partito finito e l’ho salvato. Un messaggio chiaro anche alla Famiglia, con la maiuscola, che in molti vedono alla regia dietro la «scossa liberale» di Occhiuto.
Gli indizi che ci fosse Marina Berlusconi dietro l’iniziativa romana a palazzo Grazioli sono molti. E non solo per la presenza in sala di Fabio Roscioli, l’avvocato della Famiglia e tesoriere di Forza Italia, o di Cristina Rossello, che siede nel cda di Mondadori. Diversi partecipanti si vantavano ancora ieri di aver ricevuto messaggi di incoraggiamento dalla primogenita del fondatore ed è convinzione anche dei fedelissimi di Tajani che «Occhiuto non si sarebbe mai mosso senza la benedizione della Famiglia». Ma qui sta la questione centrale di tutta la vicenda: Marina e Pier Silvio, che non hanno mancato di lanciare messaggi di insoddisfazione, hanno davvero deciso di scaricare Antonio Tajani? A sentire tutti i principali interpreti del momento, dell’una e dell’altra parte, la risposta è no, o almeno non ancora. Gli stessi occhiutiani ne sono consapevoli: «Si stanno servendo del governatore per dare uno scrollone all’albero, visto che Tajani sembra non sentirci». Insomma, si sarebbero stancati di predicare rinnovamento, nuovi temi più “liberali”, facce nuove e non vedere mai niente di concreto. Come al solito, il dibattito si è concentrato su alcuni bersagli più visibili. E se è vero che Tajani, almeno fino alle prossime elezioni, è considerato insostituibile, la stessa cosa - spiega chi sostiene di aver accesso ai pensieri della Famiglia - non varrebbe per chi gli sta intorno, a partire dai capigruppo di Camera e Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri. Il quale Gasparri non sembra affatto preoccupato per questo lavorìo alle sue spalle: «Sono in commissione bilancio a occuparmi delle forze dell’ordine. È il mondo della realtà, delle cose virtuali ce ne occuperemo più in là».
I fedeli del leader ti spiegano quindi che i congressi locali sono già stati vinti da Tajani e i numeri del futuro congresso nazionale sono blindati. Aggiungono quindi che la ventina di parlamentari presenti all’iniziativa di Occhiuto - tranne ovviamente il governatore - sono tutti già in minoranza nelle rispettive regioni, come Cappellacci in Sardegna, o Cattaneo e Ronzulli in Lombardia. Insomma, alla base della rivolta ci sarebbero faide locali e la paura di rimanere fuori dalle liste. «Il partito è scalabile - sostiene con un pizzico di perfidia Raffaele Nevi, il portavoce di Fi e fedelissimo di Tajani - e lo abbiamo già dimostrato con i congressi locali». Insomma, vi siete già rotti le corna una volta e perderete di nuovo.
Eppure qualcosa dovrà accadere e tutti sono convinti che, visto che stavolta si sono esposti sia Marina che Pier Silvio, fare finta di niente non sarà possibile. In tutto questo marasma, raccontano che l’ultima compagna del Cavaliere - Marta Fascina - non abbia ancora deciso con chi schierarsi. È amica di Stefano Benigni, uno dei giovani volti nuovi più apprezzati dai fratelli Berlusconi, ma agli amici ha detto: «Voglio restare fuori dalla mischia».