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Referendum sulla giustizia, nasce il comitato per il sì vicino al governo

Nicolò Zanon (ansa)

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Al vertice Zanon, già vicepresidente della Consulta. Un anno fa aveva avanzato rilievi contro la separazione tra pm e giudici ma ora dice: “Ho capito che prevalevano le ragioni del sì”
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“Hanno detto tante falsità su questa riforma, che invece può migliorare il servizio stesso della giustizia. Lo spiegheremo senza aggredire nessuno, facendo prevalere i nostri argomenti per il sì sulle fake news dei nostri competitori del no”. Eccolo Nicolò Zanon, il già vicepresidente della Corte Costituzionale esce dallo studio del notaio, è ufficialmente vertice del comitato di area centrodestra a favore della separazione delle carriere tra pm e giudici (con creazione di due Csm e dell’Alta Corte), usa toni sobri, ammette persino di aver cambiato idea in pochi mesi. “Un conto erano le criticità espresse da professore in un'occasione di studio, un’altra cosa quando sei costretto dal referendum a scegliere tra sì e no”. Ma il momento impagabile della presentazione arriva quando un passante, informato e veloce a dispetto dei suoi 78 anni, borsa della spesa in mano, si piazza nel capannello dei giornalisti e incalza il neo-presidente: “Scusi , abbia pazienza, ma a chi serve veramente qu…

“Hanno detto tante falsità su questa riforma, che invece può migliorare il servizio stesso della giustizia. Lo spiegheremo senza aggredire nessuno, facendo prevalere i nostri argomenti per il sì sulle fake news dei nostri competitori del no”. Eccolo Nicolò Zanon, il già vicepresidente della Corte Costituzionale esce dallo studio del notaio, è ufficialmente vertice del comitato di area centrodestra a favore della separazione delle carriere tra pm e giudici (con creazione di due Csm e dell’Alta Corte), usa toni sobri, ammette persino di aver cambiato idea in pochi mesi. “Un conto erano le criticità espresse da professore in un'occasione di studio, un’altra cosa quando sei costretto dal referendum a scegliere tra sì e no”. Ma il momento impagabile della presentazione arriva quando un passante, informato e veloce a dispetto dei suoi 78 anni, borsa della spesa in mano, si piazza nel capannello dei giornalisti e incalza il neo-presidente: “Scusi , abbia pazienza, ma a chi serve veramente questa riforma? Ai ricchi, per caso?”. Fino a essere ‘sospettato’ di essere un giornalista ancora in servizio. (E sorriso dei cronisti veri).

Accanto a Zanon, tra i fondatori, le presenze di peso che si annunciavano: l’ex Pg della Cassazione Luigi Salvato, che esce per primo e quasi di corsa si allontana dall’androne, uno di quei magistrati che, un po’ a sorpresa, hanno rivisto le articolate critiche espresse a suo tempo contro la riforma; poi le due consigliere laiche del Csm (quota Lega) Claudia Eccher e Isabella Bertolini, il giornalista ed ex direttore Alessandro Sallusti, e ancora ecco le firme del procuratore capo di Parma Alfonso D'Avino, del giudice di Cassazione Giacomo Rocchi, del procuratore di Lecce Giuseppe Capoccia, del pm Paolo Itri, dell’avvocato dei colletti bianchi Cesare Placanica.

“Nessuna volontà di attaccare i magistrati, non è vero che sia una resa dei conti”, comincia Zanon. L’input che tornano a lanciare dal governo in questa fase è: stare bassi, i sondaggi segnalano la possibile vulnerabilità del vantaggio da cui parte il partito del Sì, la stessa presentazione è sul marciapiedi, ai piedi dello studio del notaio a Cola di Rienzo, le stanze affollate di eccellenti per un pomeriggio, i telefoni che scottano, scritture e atti del re incorniciati alle pareti. Ma la presenza di due laiche del Csm, a Zanon che è stato membro del parlamentino di palazzo Bachelet, non sembra inopportuno, visto che quel Consiglio è organo di garanzia? “Non vedo il problema - replica l’ex giudice costituzionale - anche perché questo comitato è aperto a giuristi, professionisti, esponenti di un’area culturale. Perché un laico non potrebbe avere tutti i diritti fondamentali? E possono portare un’opinione qualificata e suggerire modifiche opportune, avendo visto alcune storture del Csm”, senza precisare tuttavia che in questo Consiglio, con vicepresidente Fabio Pinelli, dove siedono le due sostenitrici del sì, nessuna criticità è stata rilevata, e anzi sono stati riconosciuti risultati di efficienza.

Le stesse Bertolini ed Eccher, peraltro, poco dopo in una nota, precisano che la scelta di aderire al comitato “nasce da un senso di responsabilità istituzionale e dal rispetto dell'etica professionale che deve guidare chi ricopre incarichi pubblici”.

Zanon, che pure un anno fa aveva avanzato articolati rilievi contro la separazione tra pm e giudici fino a parlare della nascita di una “Prokuratura”, immaginando anche spiacevoli conflitti tra poteri dello Stato dice: “Costretto a scegliere tra sì e no, ho capito che prevalevano le ragioni del sì. E lasciatemi dire anche che non esiste la fake secondo cui vorremmo sottomettere il pm alla politica”. A chi gli fa notare che è stato il sottosegretario Delmastro a prefigurare esattamente quello scenario, Zanon reagisce secco: “Delmastro può dire quello che vuole, ma questo nei testi non c’è scritto. Anche il procuratore Bruti Liberati ha detto che domani il pm ridisegnato da questa riforma finirà sotto l’esecutivo. Bene, allora qualcuno dovrà fare una bella riforma costituzionale per riuscirci e troverà contrario anche me”.

Sul finire, la chicca imprevista. Arriva quel cittadino, Leonello Mazzalupi, classe 1947, ex militare in pensione, interrompe con garbo il presidente del comitato. “Mi scusi mi può dire solo a chi giova questa riforma?”. Zanon: “Ai cittadini”. E l’altro: “Ma a quali cittadini? Quelli ricchi, quelli della politica o quelli poveri? Perché viene il dubbio che volete í magistrati sotto l’ala governativa”. Sorrisi imbarazzati, gli uffici stampa suggeriscono di chiudere. Scena a favore di telecamera. Non è stata una buona idea lo speech sul marciapiedi.

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