“Il complottismo è l’ultimo rifugio di chi non ha argomenti”.
È una ‘toga rossa’ Stefano Celli, pm a Rimini, netto nelle analisi, ironico nei toni. Vicesegretario della giunta unitaria dell’Anm, esponente di Magistratura democratica (la corrente di sinistra), anche lui, quasi un anno fa, nell’incontro con Nordio e Meloni a Palazzo Chigi, sfoggiava con speciali sorrisi il tricolore sul bavero, così inviso al governo come simbolo anti-riforma.
Vicesegretario Celli, il deputato Donzelli sostiene che i magistrati hanno “ricattato il governo” sull’interpretazione delle norme per i migranti. Vi arrogavate il diritto di dubitare di Paesi Sicuri?
“Abbassiamo il sonoro per un attimo. Il punto è un altro. Trump, Orban, Meloni e le destre in generale non sopportano il controllo di legalità. Tuttavia Donzelli conferma inconsapevolmente la correttezza del giudizio dei giudici: e anzi inciampa in una seria contraddizione. A che serve assumere notizie dai Servizi o da agenzie segrete, se un Paese è …
“Il complottismo è l’ultimo rifugio di chi non ha argomenti”.
È una ‘toga rossa’ Stefano Celli, pm a Rimini, netto nelle analisi, ironico nei toni. Vicesegretario della giunta unitaria dell’Anm, esponente di Magistratura democratica (la corrente di sinistra), anche lui, quasi un anno fa, nell’incontro con Nordio e Meloni a Palazzo Chigi, sfoggiava con speciali sorrisi il tricolore sul bavero, così inviso al governo come simbolo anti-riforma.
Vicesegretario Celli, il deputato Donzelli sostiene che i magistrati hanno “ricattato il governo” sull’interpretazione delle norme per i migranti. Vi arrogavate il diritto di dubitare di Paesi Sicuri?
“Abbassiamo il sonoro per un attimo. Il punto è un altro. Trump, Orban, Meloni e le destre in generale non sopportano il controllo di legalità. Tuttavia Donzelli conferma inconsapevolmente la correttezza del giudizio dei giudici: e anzi inciampa in una seria contraddizione. A che serve assumere notizie dai Servizi o da agenzie segrete, se un Paese è sicuro? Se una nazione rispetta i diritti, ad esempio di una minoranza religiosa, lo fa di nascosto, avvisando l’intelligence?”
Ma il nuovo Regolamento Ue sulla protezione internazionale in Europa non dà ragione alla stretta chiesta dalla destra?
“Vedremo l’esatta portata del regolamento e la sua applicazione. Posso dire solo che i tribunali avevano applicato correttamente la legge nazionale ed europea. Anche Meloni ha dovuto ammetterlo, sia pure a denti stretti”.
Donzelli parla delle presunte congiure dei ‘rossi’. Lei è di Md: come altri finiti nel mirino, Silvia Albano, Stefano Musolino, Marco Patarnello. Cosa state tramando?
“Forse si vuole dividere la magistratura in ‘rossi’ e ‘non rossi’ perché, al contrario, dà fastidio che siamo compatti e uniti non contro qualcuno, ma a difesa dell’indipendenza della magistratura. Un valore costituzionale di cui hanno bisogno non i magistrati, ma i cittadini: come ha splendidamente ricordato Benedetta Tobagi, nel comitato del No della società civile, insieme con Giovanni Bachelet, Rosy Bindi, il premio Nobel Parisi e tante voci autorevoli”.
In ogni caso, la strategia dell’aggressività non rischia di coinvolgere anche voi? E di creare macerie tra istituzioni?
“Immagino sia un rischio, ma non riguarda noi. Mi pare che noi conserviamo un tratto di massima pacatezza. Il che non significa non essere chiari e diretti, né significa rinunciare alla difesa degli equilibri costituzionali che sono purtroppo intaccati pesantemente dalla riforma”.
Ora c’è scontro sulla data. Ma il nuovo quesito depositato in Cassazione da 15 anonimi cittadini rischia di far saltare la fretta del governo. Confessi, ci siete voi dietro questa mossa, come accusano da FI?
“Non vorrei stupire con questa rivelazione: credo che dietro i 15 cittadini ci sia la Costituzione e il diritto che l’articolo 138 riconosce loro, poter raccogliere le firme. La forzatura sarebbe sostenere, come fa ad esempio il deputato Costa, che la legge 352/1970 abroga quel diritto”.
Ma il governo non è obbligato ad attendere. Se stabilissero di fissare i due giorni del referendum ai primi di marzo?
“Forse offrirebbe un argomento formidabile al fronte del no. Sarebbe una prevaricazione. I cittadini lo capirebbero o sarebbero indotti ancor di più a votare contro la riforma”.
I magistrati non sembrano godere, oggi, di un così diffuso sostegno da parte dell’opinione pubblica
“A noi basta far conoscere bene ciò che dicono esponenti della maggioranza. Il ministro Nordio: che si dice stupito del fatto che Schlein non appoggi la riforma, visto che ‘anche lei potrà avvantaggiarsene’. Oppure il sottosegretario Delmastro e il senatore Pera che vogliono, dopo la separazione, il pm controllato dall’esecutivo che non faccia inchieste scomode. I cittadini lo hanno capito e lo capiranno sempre meglio”.
Il Sì comincia ad avere tra le sue fila giuristi che erano in ruoli autorevoli, da Luigi Salvato a Nicolò Zanon, che hanno cambiato idea in pochi mesi. Avete reagito con sorpresa: non si può?
“Una persona che ha avuto un ruolo apicale, quando termina il suo compito, se lo ha vissuto come un servizio, saprà approfittare del minore impegno per dedicarsi alle attività amate. Se invece uno è abituato alle ovazioni, ne sente la mancanza e allora prova a rimediare”.
Il No, quante chances ha di rimontare?
“Stiamo già rimontando: dai venti punti di distacco 40 giorni fa, siamo passati a sei-sette. L’argomento è semplice: chi è forte non ha bisogno di un giudice autorevole e indipendente. Chi è debole, che sia un consumatore, un utente dei servizi bancari e assicurativi, un piccolo risparmiatore che ha investito nei bond argentini, un pensionato, ha bisogno ed avrà sempre bisogno di un giudice indipendente”.
E darebbe anche un pronostico?
"Certo: 60 a 40. Per il No, naturalmente”