Giudici nemici, toghe che — nella narrazione della destra — ostacolano, deragliano, tramano. Contro il governo Meloni. È il deputato FdI Giovanni Donzelli a riprendere il tema migranti, proprio mentre si infiamma lo scontro sulla data del referendum che, a ridosso di primavera, durerà due giorni e chiamerà gli italiani all’ultima scelta, no o sì, sulla riforma della giustizia. «Certi magistrati volevano ricattarci». E con le pronunce sull’immigrazione «fermare la separazione delle carriere. Ma l’abbiamo fatta e gli italiani diranno la loro», attacca da Firenze il responsabile organizzazione FdI. Donzelli picchia: «Lo Stato ha informazioni riservate che i giudici non hanno, atti dei Servizi, agenzie, quindi sa valutare quali siano i paesi sicuri. Ma qualche giudice diceva: “No, so io quali sono”. E invece la Ue poi l’ha stabilito: e queste nazioni dove fare i rimpatri sono proprio quelle» in cui, «per qualche giudice rosso non si potevano fare. Quindi usavano la Ue e hanno bloccato l’A…
Giudici nemici, toghe che — nella narrazione della destra — ostacolano, deragliano, tramano. Contro il governo Meloni. È il deputato FdI Giovanni Donzelli a riprendere il tema migranti, proprio mentre si infiamma lo scontro sulla data del referendum che, a ridosso di primavera, durerà due giorni e chiamerà gli italiani all’ultima scelta, no o sì, sulla riforma della giustizia. «Certi magistrati volevano ricattarci». E con le pronunce sull’immigrazione «fermare la separazione delle carriere. Ma l’abbiamo fatta e gli italiani diranno la loro», attacca da Firenze il responsabile organizzazione FdI. Donzelli picchia: «Lo Stato ha informazioni riservate che i giudici non hanno, atti dei Servizi, agenzie, quindi sa valutare quali siano i paesi sicuri. Ma qualche giudice diceva: “No, so io quali sono”. E invece la Ue poi l’ha stabilito: e queste nazioni dove fare i rimpatri sono proprio quelle» in cui, «per qualche giudice rosso non si potevano fare. Quindi usavano la Ue e hanno bloccato l’Albania».
Stupore all’Anm. «Colpisce come, da parte di esponenti istituzionali, si ribalti il senso delle cose e si mistifichi la corretta applicazione delle norme Ue per delegittimare la magistratura e inquinare il confronto in vista del referendum», sottolinea con Repubblica il segretario Rocco Maruotti. E rincara il vicesegretario Stefano Celli: «Donzelli inciampa in una contraddizione: a che servono i Servizi o le informazioni riservate, se un Paese è sicuro? Se una nazione rispetta i diritti, solitamente lo fa di nascosto, avvisando l’intelligence?».
Intanto, è conflitto sulla data del referendum. In cdm arriva oggi il decreto che fissa le consultazioni in due giorni, domenica e lunedì, ma sarà verosimilmente la riunione del 29 dicembre a individuare la data: anche se, dopo l’iniziativa di 15 cittadini che hanno depositato in Cassazione un più esplicito quesito per la raccolta di 500mila firme, il disegno del governo potrebbe subire una battuta d’arresto. In ogni caso, sarà il Quirinale a dover indire formalmente il referendum.
Interviene ieri con modi spicci il deputato di FI Enrico Costa. «La legge è chiarissima — ricorda — e c’è già un’ordinanza. Siamo alla folle strategia ostruzionista dei sostenitori del no. Una mossa della disperazione». Secca la replica del senatore dem Dario Parrini: «Costa non conosce leggi e Costituzione, a dispetto dei 20 anni in parlamento, tra vari partiti e schieramenti». Una fretta che, per il Pd, tradisce il timore di una rimonta del no.