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Decreto armi verso l’ok, restano gli aiuti militari

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in visita al Comando operativo di vertice interforze

 

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In cdm il 29, la Lega ottiene modifiche solo sul supporto civile. La premier: “Se vogliamo la pace, l’unica via è la deterrenza”
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La Lega riesce a piantare alcuni suoi paletti ma l’Italia nel 2026 continuerà, come fatto finora, a inviare armi in Ucraina. Il decreto è da liminare, motivo per cui, complici anche le assenze dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani, il testo sarà approvato durante il prossimo Consiglio dei ministri, quello del 29 dicembre. In extremis.

Il partito di Matteo Salvini, finito in minoranza, ha dovuto rivedere le sue pretese e la sua linea intransigente collocata sul “no” all’invio di nuovi aiuti. Vanta però di aver ottenuto «discontinuità» rispetto al passato. «Cambierà la premessa del nuovo decreto, sarà specificato che adesso sono in corso negoziati di pace», spiega il senatore Claudio Borghi, che fa anche parte del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che conosce nei dettagli quali armi l’Italia manda in Ucraina e i costi. Dati coperti da segreto di Stato. Inoltre sarà potenziata la parte che riguarda l’invio di mezzi logistici ad uso civile, sanita…

La Lega riesce a piantare alcuni suoi paletti ma l’Italia nel 2026 continuerà, come fatto finora, a inviare armi in Ucraina. Il decreto è da liminare, motivo per cui, complici anche le assenze dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani, il testo sarà approvato durante il prossimo Consiglio dei ministri, quello del 29 dicembre. In extremis.

Il partito di Matteo Salvini, finito in minoranza, ha dovuto rivedere le sue pretese e la sua linea intransigente collocata sul “no” all’invio di nuovi aiuti. Vanta però di aver ottenuto «discontinuità» rispetto al passato. «Cambierà la premessa del nuovo decreto, sarà specificato che adesso sono in corso negoziati di pace», spiega il senatore Claudio Borghi, che fa anche parte del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che conosce nei dettagli quali armi l’Italia manda in Ucraina e i costi. Dati coperti da segreto di Stato. Inoltre sarà potenziata la parte che riguarda l’invio di mezzi logistici ad uso civile, sanitario e in difesa di donne e bambini. Altra richiesta di Salvini.

Il capitolo armi però non cambierà rispetto ai precedenti decreti. Nel testo non ci saranno riferimenti, come del resto è sempre stato, sul dettaglio degli strumenti che saranno forniti. La Lega sostiene che, secondo l’accordo raggiunto, non ci saranno armi a lungo raggio, ma non è comunque il decreto lo strumento preposto a stabilirlo.

Che la strada sarebbe stata questa lo si era capito anche dalle parole di Giorgia Meloni, in visita al Comando operativo di vertice interforze, che sono da leggere alla luce dello scontro che si è consumato all’interno della maggioranza. La premier è tornata sul concetto di deterrenza come strumento indispensabile per la pace: «Non ho mai accettato l’idea di chi contrappone il pacifismo alle forze armate», insiste, citando ancora, come già ha fatto più volte il si vis pacem para bellum, “chi vuole la pace prepari la guerra” di Publio Vegezio Renato: «Il suo non è, come molti pensano, un messaggio bellicista, tutt’altro, è un messaggio pragmatico». E per Meloni è ancora tempo di essere pragmatici nonostante le resistenze che sono arrivate dai suoi alleati leghisti, contrari al rinnovare gli aiuti o comunque convinti di doverli nettamente ridimensionare.

Incontrando i militari italiani in Libano il ministro della Difesa ha rassicurato sui tempi. In un primo momento si riteneva che il decreto potesse essere approvato ieri, ma i tempi non sono ancora maturi, anche se «fare il decreto per il 2026 l’1 dicembre o il 29 non cambia nulla, perché un decreto legge entra immediatamente in vigore e ci basta che lo sia l’1 gennaio», chiarisce Crosetto. E il ministro degli Esteri, in missione a Gibuti per incontrare i militari italiani a bordo della fregata Antonio Marceglia, sottolinea che «nessuno vuole fare la guerra, nessuno vuole usare le armi per offendere altri», ma sono strumenti necessari per difendersi con l’auspicio «di arrivare presto a un cessato il fuoco in Ucraina». Tre prese di posizione che hanno costretto la Lega a correggere il tiro.

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