Addio terza lettura. La legge di Bilancio arriva blindata nel secondo ramo del Parlamento e soprattutto da approvare in fretta prima che sia troppo tardi, ovvero il nuovo anno. Il governo guidato da Giorgia Meloni, da quando si è insediato, e sono ormai quattro finanziarie, si è sempre fermato alle sole due letture, ciò significa che l’Aula, dove il testo viene esaminato per la seconda volta, non può e non deve cambiare neanche una virgola.
Ma va così, ormai da anni: in questo mood il primo via libera viene dato prima di Natale e l’approvazione definitiva avviene tra il 29 e 30 dicembre, date da cerchiare sul calendario. Così tra deputati e senatori si è instaurata una lotta tra chi dovrà lavorare fino al giorno prima di Natale, e godersi poi le lunghe ferie, e chi invece fino a quello prima di Capodanno.
Addio terza lettura. La legge di Bilancio arriva blindata nel secondo ramo del Parlamento e soprattutto da approvare in fretta prima che sia troppo tardi, ovvero il nuovo anno. Il governo guidato da Giorgia Meloni, da quando si è insediato, e sono ormai quattro finanziarie, si è sempre fermato alle sole due letture, ciò significa che l’Aula, dove il testo viene esaminato per la seconda volta, non può e non deve cambiare neanche una virgola.
Ma va così, ormai da anni: in questo mood il primo via libera viene dato prima di Natale e l’approvazione definitiva avviene tra il 29 e 30 dicembre, date da cerchiare sul calendario. Così tra deputati e senatori si è instaurata una lotta tra chi dovrà lavorare fino al giorno prima di Natale, e godersi poi le lunghe ferie, e chi invece fino a quello prima di Capodanno.
Non solo Meloni. Anche il governo Conte II, quello con Pd e M5S, non è stato da meno. Per esempio, pur avendo iniziato l’iter parlamentare il 18 novembre 2020, la manovra è stata approvata in prima lettura alla Camera il 27 dicembre 2020 e il testo poi ha avuto il via libera dal Senato a strettissimo giro. Ma era l’anno del Covid. Tuttavia anche l’anno precedente, quello in cui si approvò la legge di bilancio per il 2020, le letture furono due. La seconda prima di Natale e il Parlamento chiuse i battenti grazie all’approvazione definitiva alla Camera nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 2019.
L’ultima terza lettura che sia possibile ricordare risale al 30 dicembre 2018. Questa volta Giuseppe Conte era premier del governo con la Lega. ministro dell’Economia era Giovanni Tria e nella manovra finì di tutto, dal reddito di cittadinanza alla flat tax, fino alla riforma della legge Fornero e alla pace fiscale. Il vicepremier Luigi Di Maio ripeteva come un mantra: “Tria trovi le risorse”. E il titolare del Tesoro era tentato dal dare le dimissioni.
Comunque sia, litigi a parte, dentro e fuori il governo, permettere a entrambe le Camere di fare il loro lavoro parlamentare, quindi apportare modifiche al testo, era la prassi. E possibilmente con l’approvazione definitiva del testo prima di Natale. Ci riuscì il premier Paolo Gentiloni nel 2017, ma anche l’anno prima nel 2016. In entrambi i casi la manovra venne approvata in terza e ultima lettura il 23 dicembre.
Prima di lui, Matteo Renzi. Spulciando le date, erano il 22 dicembre del 2014 e il 22 dicembre del 2015 quando il Parlamento licenziò in terza lettura le due leggi di bilancio del governo Renzi. Come per Gentiloni, sarà un caso, ma la data è la stessa. E anche Enrico Letta nel suo anno da premier, il 2012, non fece mancare la terza lettura e prima di Natale. Ora sono due e la seconda in extremis, a pochissimi minuti dal fischio finale.