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Manovra, cartelli e proteste dell’opposizione al Senato: “Promesse tradite, è un vicolo cieco”

(ansa)

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Schlein: “Crescono solo le diseguaglianze, da qui parte l’alternativa”. M5S: “Tre anni di tasse”. E Renzi: “Ministro mediocre”
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Saluti e baruffe. Brindisi in buvette e scontri in aula. L’ultima seduta prima di Natale, quella dell’approvazione in prima lettura della legge di bilancio, è una battaglia politica senza esclusione di colpi. L’emiciclo di palazzo Madama esplode quando Pd, M5s e Avs, terminate le dichiarazioni di voto, espongono cartelli contro il governo dei «voltafaccia». Anche la linea di Iv è molto dura. Elly Schlein rimarca la spinta comune: «Da ora abbiamo la responsabilità di rafforzare questa alternativa e vincere le elezioni per ridare speranza all’Italia».

La regia targata dem prevede fogli con sfondo rosso e una scritta a caratteri cubitali: «Voltafaccia Meloni». Quattro i punti contestati: «Promettevano l’abolizione delle accise, aumentano le tasse sul carburante»; «Promettevano l’abolizione della Fornero, aumentano l’età pensionabile»; «Promettevano investimenti in sanità, tagliano le risorse»; «Promettevano diminuzione delle tasse, è record della pressione fiscale». Sono i concetti che l…

Saluti e baruffe. Brindisi in buvette e scontri in aula. L’ultima seduta prima di Natale, quella dell’approvazione in prima lettura della legge di bilancio, è una battaglia politica senza esclusione di colpi. L’emiciclo di palazzo Madama esplode quando Pd, M5s e Avs, terminate le dichiarazioni di voto, espongono cartelli contro il governo dei «voltafaccia». Anche la linea di Iv è molto dura. Elly Schlein rimarca la spinta comune: «Da ora abbiamo la responsabilità di rafforzare questa alternativa e vincere le elezioni per ridare speranza all’Italia».

La regia targata dem prevede fogli con sfondo rosso e una scritta a caratteri cubitali: «Voltafaccia Meloni». Quattro i punti contestati: «Promettevano l’abolizione delle accise, aumentano le tasse sul carburante»; «Promettevano l’abolizione della Fornero, aumentano l’età pensionabile»; «Promettevano investimenti in sanità, tagliano le risorse»; «Promettevano diminuzione delle tasse, è record della pressione fiscale». Sono i concetti che la segretaria più tardi ribadirà in una nota dicendo che «Meloni ha gettato la maschera, la sua incoerenza è ormai conclamata. Dopo tre anni si è ritrovata, con un governo diviso e litigioso, a dover tradire tutte le promesse elettorali. Questa è una manovra che porta l’Italia in un vicolo cieco senza crescita, se non quella di diseguaglianze».

Giuseppe Conte sui social s’intesta le barricate per lo stop alla norma sui lavoratori sottopagati: «Pensavano di farla franca su questa norma vergognosa e invece no. Ma quando si occuperanno seriamente di stipendi, taglio delle tasse, boom della cassa integrazione e imprese anziché infilare oscenità a destra e a manca?». I 5Stelle sventolano l’opuscolo “Tre anni di tasse”. E scoppia la bagarre. I commessi sono costretti a intervenire, ma il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la prende sportivamente: «Quando ero all’opposizione anche io preparavo i contro cartelli. Ora però che, oltre alle dichiarazioni finali, abbiamo esaurito i cartelli finali, abbassateli».

Il senatore Pd Filippo Sensi, ormai note le sue vignette, si distingue dai colleghi mostrando un foglio con disegnato il volto di Claudio Baglioni — protagonista nei giorni scorsi del concerto di Natale organizzato a Palazzo Madama — sepolto di lingotti con sotto scritto «Loro alla Patria», riferito all’emendamento della maggioranza di destra sulla proprietà dell’oro di Bankitalia.

«Noi non abbiamo esposto i cartelli, non è nel nostro stile, ma tutti insieme abbiamo fatto un’opposizione durissima», assicura Raffaella Paita, capogruppo di Italia viva. Ci sono anche loro, i renziani, nel progetto di alternativa che Schlein intende «rafforzare». E sono scintille in aula quando parla Matteo Renzi. Ne ha per tutti. «Sovranisti alle vongole», sfida il governo. E lo invita a finire «l’opera e ad andare a Fort Knox a prendere l’oro a Trump, portarlo a casa e pagare il viaggio a Borghi» che ha avanzato la proposta. Ricorda che il Senato «ha impiegato più tempo a organizzare il concerto di Baglioni che a discutere la legge di bilancio» e infine cambiando un po’ il testo di una celebre canzone di Riccardo Cocciante dà l’ultima stiletta: «La legge di bilancio è brutta e senz’anima. Mediocre come il ministro Giorgetti». Interviene in difesa il leghista Massimiliano Romeo, Renzi incalza. E si concede la battuta anche in buvette con un altro leghista, Massimo Garavaglia, che ha appena brindato al Natale. «Voi siete per l’austerity», scherza l’ex premier. E poi dall’asola del bavero della giacca gli sfila la spilla che ricorda Alberto da Giussano, figura leggendaria della Lega. «Mi ha rubato l’Albertello», sorride Garavaglia.

Mentre il transatlantico è invaso da senatori che si alternano davanti all’albero di Natale o al presepe per lanciare sui social i loro video, in aula continuano le dichiarazioni di voto. È il turno del capogruppo Pd, Francesco Boccia: «Sulle pensioni il governo ha dato il peggio di sé. Siete pronti sì, ma per andare a casa». E anche il presidente dei senatori M5S, Stefano Patuanelli, è su questa scia: «È l’ultimo atto di una manovra grottesca, dannosa e contro il Paese». «Questa manovra dei pasticcioni non parla al Paese reale, ma agli interessi ideologici della destra: meno diritti, più armi, più disuguaglianze», dice Angelo Bonelli da Avs. «Manca di visione», secondo il leader di Azione, Carlo Calenda: «Meloni ha deciso di galleggiare».

Prima di Capodanno si annuncia un nuovo round alla Camera. Il testo è blindato, la protesta no.

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