Ecco la manovra da 22 miliardi, sì del Senato tra le polemiche. Giorgetti: fatte cose impossibili
di Giuseppe ColomboPrima il sospiro di sollievo, poi la rivendicazione. Il senso dell’ultimo miglio della manovra al Senato è racchiuso nella postura e nelle parole di Giancarlo Giorgetti. «Tutto bene quel che finisce bene», dice il ministro dell’Economia uscendo dall’aula che ha appena dato il via libera alla legge di bilancio con 110 sì. Poco prima anche l’ok alla fiducia. Ma le proteste delle opposizioni nell’emiciclo spingono il ministro dell’Economia ad andare oltre l’incasso del voto. Così: «Siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili». Come prova cita la detassazione degli aumenti contrattuali e lo sconto fiscale sui premi di produttività. L’accento sulla «buona manovra» riguarda anche gli aiuti alle imprese che — sottolinea — sono allineati alle richieste di Confindustria. Il riferimento è al pacchetto aggiuntivo che è stato travasato dentro il provvedimento proprio a ridosso della chiusura dei lavori della commissione Bilancio. Ha fatto lievitare l’importo dlela manovra, da …
Prima il sospiro di sollievo, poi la rivendicazione. Il senso dell’ultimo miglio della manovra al Senato è racchiuso nella postura e nelle parole di Giancarlo Giorgetti. «Tutto bene quel che finisce bene», dice il ministro dell’Economia uscendo dall’aula che ha appena dato il via libera alla legge di bilancio con 110 sì. Poco prima anche l’ok alla fiducia. Ma le proteste delle opposizioni nell’emiciclo spingono il ministro dell’Economia ad andare oltre l’incasso del voto. Così: «Siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili». Come prova cita la detassazione degli aumenti contrattuali e lo sconto fiscale sui premi di produttività. L’accento sulla «buona manovra» riguarda anche gli aiuti alle imprese che — sottolinea — sono allineati alle richieste di Confindustria. Il riferimento è al pacchetto aggiuntivo che è stato travasato dentro il provvedimento proprio a ridosso della chiusura dei lavori della commissione Bilancio. Ha fatto lievitare l’importo dlela manovra, da 18,7 a 22 miliardi, ma ha anche fatto esplodere le tensioni dentro la Lega, il partito di Giorgetti, per via della stretta sulle pensioni, poi stralciata. Nel mirino dei parlamentari del Carroccio è finito proprio il titolare del Mef, insieme ai tecnici di via XX settembre.
Il sì del Senato libera il provvedimento dalle secche delle liti: tutto pronto per il passaggio finale alla Camera, dove il disco verde è atteso il 30 dicembre. Ma prima di inviare il testo a Montecitorio, il governo annaspa ancora. Al mattino tocca alla quinta commissione di Palazzo Madama dare il parere «non ostativo» al maxi-emendamento che accorpa le norme in un solo articolo. Il nulla osta è accompagnato da una serie di osservazioni inviate al presidente del Senato Ignazio La Russa. Sono in tutto sei. Le prime cinque riguardano i commi su cui il Quirinale ha espresso dubbi, a iniziare dallo scudo agli imprenditori condannati per aver sottopagato i propri dipendenti. Finiranno, tutti, fuori dalla manovra. L’ultimo rilievo, invece, è figlio di un nuovo pasticcio. Nel “maxi” bollinato dalla Ragioneria è cambiata la norma, ideata dal senatore dem Graziano Delrio, che istituiva un fondo per la promozione del dialogo interculturale tra studenti e docenti universitari, anche come forma di contrasto all’antisemitismo. Quando è stata travasata nel maxi-emendamento, la misura è stata trasformata in «una promozione di attività formative, laboratoriali e seminariali». La correzione non sfugge al Pd, in particolare al capogruppo in commissione Daniele Manca. È lui a segnalare la “manina” dei tecnici e a chiedere di ripristinare la versione iniziale. Il governo accetta e si corregge di nuovo.
Non finisce qui. C’è chi vorrebbe allungare ancora la lista degli aggiustamenti. Uno su tutti: Claudio Lotito. Quando si avvicina il momento di votare il parere in commissione, il senatore di Forza Italia si avvicina al banco del governo e attacca la sottosegretaria al Mef Lucia Albano: «Fammi vedere le tabelle con le cose che avete modificato, mi avete cambiato un sacco di cose». Urla e attimi di concitazione, poi si va di corsa in aula. Il testo finale della manovra è finalmente chiuso. Anche l’appendice delle micro-misure finanziate con il “tesoretto” della maggioranza: nei prossimi mesi toccherà ai ministeri distribuire le risorse, ma i progetti da finanziarie sono stati già individuati. Circoli sportivi, fontane, oratori, ippodromi e parrocchie: la lista è lunga e variegata.
Manca solo il gong finale dell’aula. Quando arriva, il leghista Massimiliano Romeo allarga le braccia nel corridoio che costeggia l’emiciclo: «È una manovra alla Allegri, diciamo alla corto muso, anche quest’anno — sospira — l’abbiamo sfangata...». Un altro alito di sollievo dopo le montagne russe degli ultimi giorni. Il giro di giostra è finito.