Prove di disgelo tra i ministri della Lega. Giorgetti: “Quest’anno porto a Salvini il carbone”
di Giuseppe ColomboPrima si scrutano a distanza, poi si ritrovano a parlare uno vicino all’altro. Dopo giorni di accuse e silenzi, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti parlano fitto nell’aula del Senato. Il leader della Lega gesticola a lungo. Scuote il capo e insiste. Il ministro dell’Economia ascolta con le braccia conserte. Risponde poco, annuisce meno. Prove generali di disgelo.
È Salvini a cercare il contatto. A taccuini chiusi, i suoi fedelissimi spiegano che «Matteo ha voluto chiarire una volta per tutte che non ce l’aveva con Giancarlo». Lo dirà lui stesso dopo il lungo colloquio con Giorgetti: «A me interessava non danneggiare i lavoratori allungando l’età pensionabile, era stata un’indicazione tecnica che la Lega ha fermato e quindi tutto è bene quel che finisce bene». Ecco la giustificazione: lo stop alla stretta sulle pensioni non era un attacco al ministro. Era una critica ai tecnici che hanno messo a punto il maxi-emendamento con le norme ritenute ostili. Anzi la colpa è dei «tecnicismi», …
Prima si scrutano a distanza, poi si ritrovano a parlare uno vicino all’altro. Dopo giorni di accuse e silenzi, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti parlano fitto nell’aula del Senato. Il leader della Lega gesticola a lungo. Scuote il capo e insiste. Il ministro dell’Economia ascolta con le braccia conserte. Risponde poco, annuisce meno. Prove generali di disgelo.
È Salvini a cercare il contatto. A taccuini chiusi, i suoi fedelissimi spiegano che «Matteo ha voluto chiarire una volta per tutte che non ce l’aveva con Giancarlo». Lo dirà lui stesso dopo il lungo colloquio con Giorgetti: «A me interessava non danneggiare i lavoratori allungando l’età pensionabile, era stata un’indicazione tecnica che la Lega ha fermato e quindi tutto è bene quel che finisce bene». Ecco la giustificazione: lo stop alla stretta sulle pensioni non era un attacco al ministro. Era una critica ai tecnici che hanno messo a punto il maxi-emendamento con le norme ritenute ostili. Anzi la colpa è dei «tecnicismi», precisa Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro che nei corridoi di Palazzo Madama rivendica lo stop alle misure sul riscatto della laurea e sull’allungamento delle finestre per l’uscita anticipata. E però altri fedelissimi di Salvini spifferano anche che «Giancarlo poteva trovare subito una soluzione diversa dalla stretta, la stessa che poi è stata trovata».
Ecco la spia del malessere nei confronti del titolare del Tesoro. Negato in pubblico, ma alimentato sotto voce. D’altronde, fa notare un leghista di peso, nella lunga notte dell’assalto del Carroccio alla manovra nessuno ha difeso Giorgetti. Non una dichiarazione, neppure una parola. Ora che lo spettro della promessa fallita sull’abolizione della riforma Fornero è stato allontanato, la smania è tutta concentrata sul riavvicinamento. L’espediente? La negazione in pubblico dell’incidente. «Non c’è stato nessun gelo, i giornali sono dei fantasy», taglia corto Salvini. Giorgetti, disincantato, getta acqua sul fuoco: «Salvini? Magari gli porto un po’ di carbone sotto l’albero, però siamo nella transizione green e quindi non si usa più». Buoni propositi di Natale in casa Lega.