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Referendum, Serracchiani: “È una nostra vittoria, urne in primavera”

Debora Serracchiani

 

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La responsabile giustizia dei dem rivendica il successo della nuova raccolta firme avviata dal centrosinistra: “È stata determinante”
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Aver fermato il governo, che era intenzionato a fissare la data del referendum sulla separazione delle carriere l’1 e il 2 marzo, «è una vittoria», ma anche il 22 marzo «sarebbe una forzatura». La responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, mette le cose in chiaro.

Il Consiglio dei ministri non ha ancora stabilito la data del referendum. È stata accolta la vostra richiesta?

«In questi giorni è stato evidente il tentativo del governo di forzare la mano e fissare la data contro ogni regola e prassi, probabilmente per paura che più si conosce la riforma, più cresce nel paese l’opposizione a questa legge».

Sostenere la raccolta firme lanciata da 15 cittadini che vogliono depositare una nuova richiesta di referendum è stato un atto strategico per costringere il governo…

Aver fermato il governo, che era intenzionato a fissare la data del referendum sulla separazione delle carriere l’1 e il 2 marzo, «è una vittoria», ma anche il 22 marzo «sarebbe una forzatura». La responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, mette le cose in chiaro.

Il Consiglio dei ministri non ha ancora stabilito la data del referendum. È stata accolta la vostra richiesta?

«In questi giorni è stato evidente il tentativo del governo di forzare la mano e fissare la data contro ogni regola e prassi, probabilmente per paura che più si conosce la riforma, più cresce nel paese l’opposizione a questa legge».

Sostenere la raccolta firme lanciata da 15 cittadini che vogliono depositare una nuova richiesta di referendum è stato un atto strategico per costringere il governo al rinvio?

«La raccolta firme lanciata da 15 cittadini è stata fondamentale ed ora è sostenuta anche dai partiti dell’opposizione che in Parlamento hanno votato no alla legge. Le firme stanno volando, mentre parliamo hanno già superato le 110 mila. È una vittoria della democrazia e va ascoltata anche la loro voce».

Se la data dovesse essere quella del 22 e 23 marzo i novanti giorni a disposizione per presentare la richiesta di referendum verrebbero rispettati, vi va bene come ipotesi?

«Noi pensiamo che il governo debba tener conto dell’interpretazione della legge 352/70. Sulla base di tale interpretazione il presidente Amato ha stabilito nel 2001 che i 60 giorni entro i quali deve essere adottato il decreto di indizione, decorrono dai 90 giorni successivi alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale della riforma costituzionale. Questa prassi è stata rispettata anche nel 2006, nel 2016 e nel 2020. Quindi bisognerebbe votare in primavera».

Dunque sarebbe una forzatura anche questa?

«Sì, ogni forzatura comprimerebbe illegittimamente il diritto dei cittadini di esprimersi nella raccolta firme e dopo quella parlamentare, sarebbe una ulteriore e grave forzatura».

Secondo la maggioranza avete bisogno di tempo per organizzarvi e depotenziare la spinta di cui gode adesso il governo, è così?

«I termini previsti dalla legge servono per mettere i cittadini in condizione di conoscere le ragioni, gli obiettivi e gli effetti della riforma. Il fronte del no è già organizzato su più fronti, sono nati molti comitati e noi, con gli altri partiti di opposizione, abbiamo dato la nostra disponibilità a collaborare con tutti. Siamo molto compatti e determinati».

Quali sono i progetti in campo?

«Come Pd abbiamo avviato una campagna on line per tutti i nostri dirigenti e iscritti, regione per regione, che si concluderà il 20 gennaio. Insieme agli altri partiti del fronte del no abbiamo incontrato il Comitato civico presieduto da Giovanni Bachelet con cui ci coordineremo e collaboreremo».

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