Via libera alla manovra 2026. Il voto, le polemiche e il testo integrale
di Giuseppe ColomboIl ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (D) ed il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani
(ansa)ROMA – A un giorno dall’onta dell’esercizio provvisorio, il governo strappa il via libera definitivo del Parlamento alla manovra. L’atto finale si consuma a Montecitorio all’ora di pranzo.
» Il testo definitivo della manovra (link esterno) « » La legge di bilancio in versione pdf «
Si vota. Le luci verdi sul tabellone che sovrasta l’aula sono 216. I voti contrari arrivano a 126, tre gli astenuti. La Finanziaria da 22 miliardi è legge. La quarta da quando il centrodestra è al governo. Quella dei conti in ordine e della spesa sotto controllo. Dell’asticella del deficit al 3% o giù di lì, per portare l’Italia fuori dalla procedura d’infrazione già l’anno prossimo, in anticipo. Per questo si è fatta piccola. Un po’ a tutti, di più al ceto medio, il target politico deciso a Palazzo Chigi. Ma troppo ristretta per la maggioranza che per questo ha borbottato e puntato i piedi. Soprattutto la Lega. Uniti, gli alleati, nel port…
ROMA – A un giorno dall’onta dell’esercizio provvisorio, il governo strappa il via libera definitivo del Parlamento alla manovra. L’atto finale si consuma a Montecitorio all’ora di pranzo.
» Il testo definitivo della manovra (link esterno) « » La legge di bilancio in versione pdf «
Si vota. Le luci verdi sul tabellone che sovrasta l’aula sono 216. I voti contrari arrivano a 126, tre gli astenuti. La Finanziaria da 22 miliardi è legge. La quarta da quando il centrodestra è al governo. Quella dei conti in ordine e della spesa sotto controllo. Dell’asticella del deficit al 3% o giù di lì, per portare l’Italia fuori dalla procedura d’infrazione già l’anno prossimo, in anticipo. Per questo si è fatta piccola. Un po’ a tutti, di più al ceto medio, il target politico deciso a Palazzo Chigi. Ma troppo ristretta per la maggioranza che per questo ha borbottato e puntato i piedi. Soprattutto la Lega. Uniti, gli alleati, nel portare a casa almeno qualche emendamento o la promessa di un impegno con un ordine del giorno.
Il disco verde dell’emiciclo di Montecitorio spegne il rumore di fondo di un iter parlamentare tormentato. Non le polemiche sul monocameralismo di una manovra esaminata davvero, per altro frettolosamente, solo da una delle due Camere. Ma le critiche riguardano anche le scelte del governo. Le opposizioni puntano il dito contro la «propaganda» della destra e vanno all’attacco: è una manovra di «austerità», fatta per «i ricchi». Tocca a Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, il regista e il guardiano della legge di bilancio, difendere le misure. Anzi di più. La premier e il ministro dell’Economia rivendicano e promettono. La prima fa capolino sui social per mettere il sigillo su una manovra «seria e responsabile», tirata su in un «contesto complesso», con «limitate risorse a disposizione», tutte concentrate su alcune «priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità».
Spetta al titolare del Tesoro, invece, entrare nel dettaglio. «Ce l’abbiamo fatta: noi l’abbiamo approvata, altri Paesi in Europa no», dice Giorgetti quando si presenta davanti alle telecamere nella sala dell’ex tabaccheria di Montecitorio. Ribatte con un «falso» alla definizione della legge di bilancio per i ricchi. Al contrario - sottolinea - ci sono «aumenti concreti dei salari e degli stipendi dei lavoratori dipendenti». Come prova cita la detassazione degli aumenti contrattuali e dei premi di produttività. Tira in ballo i sindacati e i datori di lavoro per dire che il governo ha fatto «quello che ci chiedevano tutti».
Ma la coda velenosa della manovra ha a che fare anche con la maggioranza. Il fronte più caldo è quello delle pensioni. Il via libera all’ordine del giorno della Lega per la sospensione dell’aumento dell’età pensionabile ha ringalluzzito Matteo Salvini. Claudio Durigon, tra i suoi fedelissimi, rilancia: ora la cancellazione dello scalino. Giorgetti non resta insensibile alla richiesta del suo partito. «Cercheremo di ridurre quel mese in più che partirebbe dal 2027» ma - aggiunge - «se nel corso del 2026 le cose continueranno ad andare bene sui conti pubblici».
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Nessun azzardo, la barra resta dritta. Anche perché il nuovo anno metterà i conti pubblici davanti alla prova dell’aumento della spesa militare. «Il dibattito ci sarà dalla prossima primavera, quando e se usciremo dalla procedura di infrazione», chiarisce il ministro. In ogni caso - assicura - l’Italia chiederà la deroga per l’aumento della spesa per la difesa «in modo da non toccare in alcun modo le spese destinate a sanità, scuola e istruzione». Ma il tema delle pensioni tocca anche altre corde sensibili. In aula arriva lo stop all’ordine del giorno del Pd che impegnava il governo «ad astenersi da iniziative volte a mettere in discussione» il riscatto della laurea e le finestre per l’uscita anticipata. La doppia stretta non è entrata nella manovra, ma il no ai dem non esclude un ripensamento. A taccuini chiusi, i leghisti ribollono. La Finanziaria taglia il traguardo, ma non tutte le scorie sono finite nel deposito.