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Mattarella e Leone XIV uniti contro le guerre: “Ripugna chi nega la pace”

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Il capo dello Stato nel discorso di fine anno e il Pontefice all’Angelus si sono espressi contro i conflitti
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Sergio Mattarella e Papa Leone XIV uniti contro la guerra. È «ripugnante il rifiuto di chi nega la pace perché si sente più forte», ha sottolineato il presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno. E ieri, il Pontefice, all’Angelus, ha ribadito che «il mondo non si salva affilando le spade». Dal 1968, per volontà di Paolo VI, il primo gennaio si celebra la Giornata mondiale della pace.

«L’Italia - ha scritto Mattarella in un messaggio inviato a Papa Leone - per il suo stesso ordinamento costituzionale ripudia la guerra. E resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso e a preservare un ordine internazionale basato sul diritto. La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte, torni a essere la regola delle relazioni internazionali».

Sergio Mattarella e Papa Leone XIV uniti contro la guerra. È «ripugnante il rifiuto di chi nega la pace perché si sente più forte», ha sottolineato il presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno. E ieri, il Pontefice, all’Angelus, ha ribadito che «il mondo non si salva affilando le spade». Dal 1968, per volontà di Paolo VI, il primo gennaio si celebra la Giornata mondiale della pace.

«L’Italia - ha scritto Mattarella in un messaggio inviato a Papa Leone - per il suo stesso ordinamento costituzionale ripudia la guerra. E resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso e a preservare un ordine internazionale basato sul diritto. La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte, torni a essere la regola delle relazioni internazionali».

È stato un anno «non facile», aveva ammesso il capo dello Stato nel discorso di San Silvestro. «Di fronte alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati a Gaza, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte». E quel ripugnante è per Putin.

«La pace è un modo di pensare», ha aggiunto Mattarella. «Quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio». Quindi ha citato una frase di Leone XIV, che a conclusione del Giubileo aveva «richiamato alla necessità di disarmare le parole».

Nel messaggio ha precisato «gli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l’intera comunità internazionale che oggi appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta». E invece «abbiamo il dovere di resistere all’oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato, agendo con rinnovata saggezza e rapidità». Cosa possono fare i cittadini? Prediligere l’ascolto. Rifiutare una comunicazione aggressiva. Disarmare il linguaggio. «Tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a fare la propria parte per assicurare quella pace che diventa giusta e duratura perché al suo centro è posto il valore supremo della vita umana».

«Cominciamo da oggi a costruire un anno di pace, disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza», è stato l’augurio del Papa.

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