ROMA – È molto più di un buon proposito per l’anno nuovo: alla riapertura delle Camere, dopo l’Epifania, il centrodestra imprimerà uno sprint al dossier legge elettorale. Con l’intenzione di chiudere quanto prima il confronto all’interno della maggioranza e aprire quello con le opposizioni, già inasprite dalle ipotesi circolate senza che potessero toccare palla. «Prevediamo un’accelerazione alla ripresa, gennaio è il mese giusto per entrare nel vivo», garantisce Alessandro Battilocchio, deputato di Forza Italia che siede con il vicesegretario azzurro Stefano Benigni al tavolo di coalizione sul sistema di voto.
L’ultimo incontro con gli alleati – la questione è in mano a Giovanni Donzelli per FdI, Andrea Paganella e Roberto Calderoli per…
ROMA – È molto più di un buon proposito per l’anno nuovo: alla riapertura delle Camere, dopo l’Epifania, il centrodestra imprimerà uno sprint al dossier legge elettorale. Con l’intenzione di chiudere quanto prima il confronto all’interno della maggioranza e aprire quello con le opposizioni, già inasprite dalle ipotesi circolate senza che potessero toccare palla. «Prevediamo un’accelerazione alla ripresa, gennaio è il mese giusto per entrare nel vivo», garantisce Alessandro Battilocchio, deputato di Forza Italia che siede con il vicesegretario azzurro Stefano Benigni al tavolo di coalizione sul sistema di voto.
L’ultimo incontro con gli alleati – la questione è in mano a Giovanni Donzelli per FdI, Andrea Paganella e Roberto Calderoli per la Lega – si è tenuto ai primi di dicembre. Poi lo stop per il rush finale sulla legge di Bilancio. Dopo aver vagliato tre modelli in uno studio intitolato “Analisi sulla legge elettorale per il 2027”, un accordo di massima, nel centrodestra, è già stato raggiunto. La proposta si svilupperà intorno a un proporzionale con premio di maggioranza: del 55% dei seggi per chi ottiene almeno il 40% dei consensi, fino al 60% se la coalizione raggiunge il 45%. Questo lo scheletro. Restano però da sciogliere nodi di prima grandezza. Quattro principalmente. In testa: le preferenze, spinte da Giorgia Meloni ma indigeste alla Lega e a una parte di FI («Ci sarebbe il rischio di incidenti parlamentari con il voto segreto», si sibila tra gli alleati). E poi ancora: l’indicazione del candidato premier sulla scheda, idea accarezzata dai Fratelli e bocciata esplicitamente dal leader azzurro Antonio Tajani. La soglia di sbarramento definita al 3% per tutte le forze politiche dentro e fuori dalle coalizioni. E un’ultima questione tecnica: l’ampiezza dei collegi plurinominali, da confermare o rivedere alla luce dell’ultimo censimento.
Da questi punti riprenderà la trattativa. Senza l’ambizione di definire tutti i dettagli. «L’idea è arrivare a un testo base da portare in commissione e lì avviare un percorso di costruzione», spiega Benigni: «Sulle preferenze, per dire, si può anche intervenire in un secondo momento». L’urgenza è mettere i primi mattoni. Arrivare a una bozza. Perché il conto alla rovescia è iniziato: «Mancano circa 500 giorni alle elezioni del 2027», ragiona il capogruppo azzurro Maurizio Gasparri, convinto che l’iter non debba aspettare il referendum sulla giustizia di primavera: «Il Parlamento mica chiude nel frattempo». E per dirla con il deputato dem Federico Fornaro, esperto in materia, «per la legge elettorale vale la stessa regola del ciclismo: se la volata inizia troppo presto, si arriva alla fine senza fiato, ma pochi secondi di ritardo possono costare il traguardo».
Le opposizioni aspettano il testo e intanto storcono il naso sul metodo. «Sulle riforme abbiamo visto solo forzature, se avvieranno un confronto in maniera trasparente porteremo le nostre idee come facemmo all’inizio della legislatura, incontrando Meloni», dice Alessandro Alfieri, responsabile Riforme della segreteria Pd. Suggestione: un giro di consultazioni come quelle che la presidente del Consiglio fece sul premierato. Pur tirando dritto, alla fine, davanti alle obiezioni del centrosinistra. Sul modello di legge elettorale in progress, ce ne sono già tante: «A quel che trapela non c’è niente – commenta il senatore dem Dario Parrini – che possa rispondere allo scollamento tra elettori ed eletti».