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“Referendum, niente anticipo o sarà ricorso”

Enrico Grosso (ansa)

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Il governo vorrebbe chiudere in fretta con la data, nella seconda metà di marzo, ma intanto in dieci giorni sono state raccolte 191 mila firme contro la riforma della giustizia
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«Qualsiasi decreto di fissazione del referendum emesso prima che la Cassazione si sia espressa sulla raccolta firme sarebbe una violazione della Costituzione. E come tale lo impugneremo in ogni sede», avverte il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla separazione delle carriere, Carlo Guglielmi, all’Ansa.

Il governo infatti vorrebbe chiudere in fretta con la data, fissare la consultazione nella seconda metà di marzo, il 22-23 o al più tardi il 29-30. Ma il fronte del No frena. In dieci giorni sono state raccolte 191 mila firme contro la riforma, il 38 per cento dell’obiettivo finale prefissato: mezzo milione di sottoscrizioni. C’è tempo fino a fine gennaio. E manca ancora il traino del lancio della campagna referendaria: appu…

«Qualsiasi decreto di fissazione del referendum emesso prima che la Cassazione si sia espressa sulla raccolta firme sarebbe una violazione della Costituzione. E come tale lo impugneremo in ogni sede», avverte il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla separazione delle carriere, Carlo Guglielmi, all’Ansa.

Il governo infatti vorrebbe chiudere in fretta con la data, fissare la consultazione nella seconda metà di marzo, il 22-23 o al più tardi il 29-30. Ma il fronte del No frena. In dieci giorni sono state raccolte 191 mila firme contro la riforma, il 38 per cento dell’obiettivo finale prefissato: mezzo milione di sottoscrizioni. C’è tempo fino a fine gennaio. E manca ancora il traino del lancio della campagna referendaria: appuntamento il 10 a Roma con le realtà che hanno dato vita al comitato per il No e rappresentanti dei partiti che contrastano la legge Nordio. Il referendum si terrà comunque, ma il risultato politico possibile per la raccolta firme è presto detto: impedire che il governo fissi subito la data e far slittare di una decina di giorni la consultazione, che quindi potrebbe tenersi a inizio aprile. Giorni fondamentali per chi, ad oggi e sondaggi alla mano, parte sfavorito, cioè chi sostiene il No alla riforma.

Tanto che l’Unione delle Camere penali si lamenta: «Non vi è nulla di antidemocratico in questa scelta, ma più che un’azione a favore del referendum, è una fuga dal referendum».

A far discutere intanto ci sono le parole al Corriere della sera del ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo il quale l’Anm «ha paura del confronto» e la raccolta firme sarebbe superflua. «Non riesco a capire neanche il significato della polemica», risponde il costituzionalista Enrico Grosso, presidente del comitato per il No, contattato da LaPresse. «Prima si polemizza con l’Anm perché pretende di costituire un comitato e quindi “politicizzerebbe” l’antagonismo con il governo poi, dopo che l’Anm promuove il comitato, il ministro pretende di confrontarsi solo con l’Anm». Proteste anche dal M5S: «Nessuna partecipazione dal basso è inutile. Specie quando è su provvedimenti dannosi, che non migliorano in alcun modo la giustizia ma servono solo a proteggere politici e governi dalle inchieste», dice Giuseppe Conte. E da Avs: «Che arroganza nelle parole del ministro Nordio: un’alta istituzione che dovrebbe inchinarsi al Parlamento anziché vantarsi di non rispondere alle domande che gli vengono poste in quella sede», spiega Filiberto Zaratti.

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