Bertinotti: “Chávez era la speranza,Maduro un burocrate autoritario”
di Serena RiformatoROMA – «Si stava meglio durante la guerra fredda, ora siamo al disordine mondiale». Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione comunista, della sua vicinanza a Hugo Chávez non rinnega nulla: «Portava una speranza di redenzione a un popolo a cui tutto era stato negato».
E l’autoritarismo dell’ultima fase?
«Un’accusa che sempre viene rivolta a chi si mette contro i potenti del mondo. A nessuna esperienza rivoluzionaria è stata risparmiata quest’etichetta. A torto o a ragione».
Talvolta a ragione.
«E altrettanto spesso a torto».
Oltre a Chávez, lei ha conosciuto anche Nicolás Maduro a Caracas nel 2008. Lo stima?
«Come accade di frequente – e non solo in campo rivoluzionario – al profeta subentra l’amministratore. Quella di Maduro è stata una conduzione burocratica e autoritaria. In una situazione difficilissima: erano sistematicamente minacciati da un vicino ingombrante».
Che effetto le fa vederlo in tuta e manette ora?
«Una grande tristezza. Mette in luce l’arroganza e la pre…
ROMA – «Si stava meglio durante la guerra fredda, ora siamo al disordine mondiale». Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione comunista, della sua vicinanza a Hugo Chávez non rinnega nulla: «Portava una speranza di redenzione a un popolo a cui tutto era stato negato».
E l’autoritarismo dell’ultima fase?
«Un’accusa che sempre viene rivolta a chi si mette contro i potenti del mondo. A nessuna esperienza rivoluzionaria è stata risparmiata quest’etichetta. A torto o a ragione».
Talvolta a ragione.
«E altrettanto spesso a torto».
Oltre a Chávez, lei ha conosciuto anche Nicolás Maduro a Caracas nel 2008. Lo stima?
«Come accade di frequente – e non solo in campo rivoluzionario – al profeta subentra l’amministratore. Quella di Maduro è stata una conduzione burocratica e autoritaria. In una situazione difficilissima: erano sistematicamente minacciati da un vicino ingombrante».
Che effetto le fa vederlo in tuta e manette ora?
«Una grande tristezza. Mette in luce l’arroganza e la prepotenza del potere, fuori da ogni legge».
Le obietteranno che non è opportuno essere tristi per i dittatori.
«Sarebbe una visione cinica. Di chi non considera la fragilità come un rischio di destino per qualunque essere umano. E poi, di dittatori ce ne sono molti altri, anche peggiori. È stato un atto di pirateria politico-istituzionale senza legittimità. Emblema della fase che viviamo».
Come la definirebbe?
«Negli anni della Guerra Fredda c’era un “equilibrio del terrore”. Era una forma, se vuole barbarica, di governo del mondo. Ora c’è il caos. Un nuovo capitalismo che costruisce imperi basati su sistemi tecno-feudali. Esiste solo la legge del più forte, ai danni del più debole».
Il presidente degli Usa Donald Trump ora minaccia la Groenlandia. Qual è il limite?
«Non è detto che ci sia. Né che ci sia una fase di svolta all’orizzonte. La catastrofe è un pericolo reale, non c’è nulla che ci renda immuni dal rischio della distruzione dell’umanità. Ci vorrebbe la politica, la grande politica».
E c’è?
«Vedo lo spettacolo, francamente impresentabile, di una classe dirigente europea che non sa neanche fare valere i propri principi contro l’arbitrio della violenza».
Il nostro governo è spaccato: per Giorgia Meloni è stato un “intervento legittimo e difensivo”, per Matteo Salvini “non si esporta la democrazia”.
«Il leader della Lega si è mostrato il più sovranista. La premier ha fatto prevalere la sudditanza al nuovo corso trumpiano».
In Venezuela sono massicci anche gli interessi russi. C’entra?
«Non credo che abbia a che fare con la posizione di Salvini. Se qualcuno critica l’ordine esistente deve per forza essere sottoposto a una delegittimazione?».